giovedì 8 novembre 2012

Akira


La nona arte, ovvero quella forma artistica che comprende nella propria cerchia i fumetti, non va decisamente presa sottogamba. Così come non va presa sottogamba nemmeno la sua sorella semi-diretta, l’animazione. Questo non perché sono superiori a tutte le altre forme artistiche, ma perché ogni media ha le sue potenzialità espressive... anche se spesso ci si dimentica della cosa. Tra le nuvole di carta infatti non ci sono solo supereroi in calzamaglia che sconfiggono nella maniera più tamarra possibile i cattivoni di turno - ma anche i supereroi hanno una loro dignità, e basterebbe pensare a storie come The killing joke di Alan Moore o Devil: la cupola di Brian Michael Bendis - ma anche storia di assoluta quotidianità, oltre che un evolversi di tutti i generi narrativi possibili per ogni fascia di età. I manga questo lo hanno insegnato fin da subito, mostrando dei prodotti adatti a un qualsiasi conglomerato culturale (spaziano da quelli per bambini, a quelli per ragazze, fino a quelli per casalinghe!) e regalandoci alcune perle di narrativa fantastica e non. Il manga che più ha influenzato la mia vita e decretato l’inizio di una passione che dilapidò i miei risparmi di adolescente brufoloso, è stato senza dubbio l’Akira di Katuhiro Otomo, che ne curò anche la laboriosa lavorazione del lungometraggio animato, occupando la veste di sceneggiatore e regista.

Siamo nel Giappone futuristico del 2019, a Neo Tokyo. Dopo lo scoppio della Terza Guerra Mondiale la città sta cercando di risollevarsi, ma molti quartieri rimangono ancora in uno stato di totale degradazione, e sono in balia degli scontri delle band giovanili. Tra queste spicca quella comandata dal giovane irruento Kaneda, della quale fa parte anche il debole e insicuro Tetsuo. Un giorno, durante l’ennesimo scontro, quest’ultimo fa un incidente, coinvolgendo uno strano bambino con l’espressione da vecchio e un numero tatuato sulla mano. Subito dopo intervengono delle speciali forze segrete, che requisiscono il suddetto infante e Tetsuo, il quale col proseguire della pellicola svilupperà degli strani poteri, legati a una strana entità chiamata Akira...

Ancora oggi conservo nella mia stanza le ristampe che la Planet Manga aveva fatto di questo manga magnifico, sia per la storia che per i disegni fatti con una maniacale precisione. Ma non era solo il reparti grafico a lasciare basiti, e infatti c’era spazio anche per una trama che non lasciava un attimo di respiro. Un qualcosa di epico ma al contempo degradante, un’opera profonda che però poteva essere goduta anche da coloro che non cercavano una qualche autorialità a tutti i costi. Insomma, una di quelle storie che in un modo o nell’altro possono far breccia su tutti, a prescindere dal sesso o dall’estrazione sociale, perché dentro di sé racchiude dei temi universali. Il dvd fu l’acquisto immediato che feci dopo aver preso il secondo volume, tanta era la passione che avevo rivestito in quel progetto, quindi un acquisto così alla cieca dovrebbe essere comprensibile. Ovviamente non son stati soldi gettati al vento poiché si tratta di un’opera davvero incommensurabile, per quanto si discosti a livello di trama in maniera quasi totale dal manga, cosa che però non diventa un problema. Va detto che su carta avvenivano delle tali parabole narrative che realizzarle in un unico progetto sarebbe potuto diventare rischioso, causando un accumulo di elementi che in nella durata di un film medio non sarebbero stati espressi in maniera abbastanza approfondita, così avviene un opportuno ridimensionamento che ci offre una storia già conosciuta, sotto una nuova luce. L’Akira cartaceo cercava, attraverso il catastrofico-fantascientifico, di indagare nei meandri dell’animo umano e, a sua volta, in quelli nazionalistici; l’Akira filmico invece cerca di fare una degna analisi delle rivoluzioni, riuscendoci appieno e facendo sfigurare robette come V for vendetta. Quello che abbiamo di fronte è quindi un film che racchiude le scene topiche dell’opera originale, senza però vivere di soli rimandi, ma immettendoli come un richiamo per tutti gli appassionati che si cimentano nella visione. Cosa più importante, il rapporto fra Tetsuo e Kaneda viene giustamente analizzato, mettendo in scena due personaggi che a una prima occhiata potrebbero apparire decisamente scontati, ma che proseguendo mostrano una loro complessità non indifferente, soprattutto per le vicende finale dove ambedue dovranno prendere delle decisioni non facili. Quella era la cosa sulla quale l'opera puntava, nonostante il contesto fantascientifico in cui era immessa, e il fumettista improvvisatosi regista rispetta questa importante caratura raggiungendo il capolavoro. Rimane comunque un film dalla trama avvincente e ricca di colpi di scena, oltre che animata splendidamente, immettendo quelli che sono i primi innesti di animazione computerizzata, che se in alcune scene forse stonano un poco, fanno pensare a quanto fossero avanti le ambizioni del grande Katsuhiro Otomo in quel lontano 1988. Ancor’oggi questa pellicola rimane il film d’animazione più costoso mai prodotto in Giappone, record superato da Otomo Stesso quasi vent’anni dopo col film Steamboy, che però non riesce a eguagliare questa pellicola per bellezza e profondità. A tutto questo va anche conferito il merito di essere il primo film d’animazione giapponese ad essere approdato sugli schermi italiani, mostrando quindi anche agli abitanti dello stivale un nuovo modo di intendere un mezzo fino ad allora considerato per bambini, o non particolarmente degno di alcun merito artistico nonostante le meraviglie dello Studio Bozzetto. Potrei proseguire all'infinito smenandola su quanto consiglio questo anime, ma mi tocca aggiungere che per via delle scene di violenza (si assiste addirittura a un tentato stupro) e per il linguaggio scurrile usato dai ‘giovani della strada’, sarebbe meglio fosse visionato da un pubblico adulto. Ma almeno la colonna sonora atipica che ne enfatizza la stranezza e l'intelligente commistione può essere goduta da tutte le fasce d'età.

Opera che purtroppo non ha mai abbastanza visibilità manco fra gli otaku (razza beota quanto i nerd, va detto) ma che però va assolutamente recuperata,


Voto: ★★★★


2 commenti:

  1. Vederlo al cinema è stata un esperienza irripetibile.

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    1. Invidia invidia invidia...
      Se non altro io posso controribattere che con questo film ci sono cresciuto XP

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U