domenica 11 novembre 2012

Basta che funzioni


Andando avanti nel praticare una certa attività o un certo mestiere si corre il rischio di finire le cose da dire [figuratevi che pure io ogni tanto non so che minchia scrivere su questo dannatissimo blog filmico] quindi trovano sempre un posto speciale nella mia Lista di persone da stimare tutti coloro che nonostante il passare del tempo trovano sempre qualcosa da dire, specie se in maniera innovativa e accattivante. Figuratevi quindi quanto debba amare Woody Allen – anzi, diciamo che sono davvero gaio nei suoi confronti, intellettualmente parlando – per la sua capacità trentennale di creare così tanti film e tematiche delle quali parlare con quel suo sarcasmo che non risparmia nulla e nessuno. Capita anche a lui di avere un periodo di magra, ovviamente, ma poi capita sempre con quell’opera che fa capire al mondo intero che il suo talento non si è spento. Tempo fa riaccese la scintilla con questa graditissima sorpresa.

Boris Yellnikoff è un ex professore di fisica che, dopo una sorta di crisi mistica ha tentato il suicidio. Lasciato dalla moglie e da quasi tutti quelli che lo conoscono causa il suo carattere lamentoso e sapientone, passa le sue giornate a sparare sentenze e ad insegnare come giocare a scacchi ai bambini fra un insulto e l’altro. Un giorno sotto casa sua però si presenta Melody, una ragazza del sud che gli chiede ospitalità, e lui decide di farla stare a casa sua per un piccolo periodo. Ma quella che era iniziato come un’ospitalità di pochi giorni finisce per diventare uno stanziamento fisso, e i due arriveranno addirittura a sposarsi nonostante l’abissale differenza d’età, fino a che...

Erano anni che non mi capitava di vedere un film di Woody Allen così ispirato e divertente. Sboccato, sarcastico e crudele, la pellicola non si fa mancare nulla in quanto a genialità, godendo di una prima ora perfetta dove le citazioni e le risate abbondano in maniera mai troppo eccessiva, eppure mai troppo scarsa. I dialoghi sono la cosa più bella che mi sia mai capitato di sentire in una pellicola, e fanno scorrere i minuti con un brio da film d’azione tanta è l’adrenalina che conferiscono al tutto. Fiore all’occhiello come sempre nei film di Allen è la figura maschile protagonista, ricalcata ovviamente su quelle che sono le fobie e le manie dell’autore newyorkese. Il quale però stavolta non ci delizia con la sua nevrastenica presenza, e si fa sostituire dall’amico e collega Larry David, comico del Saturday Night Show, che qui svolge la sua parte egregiamente. Molto simile a tutti i personaggi della passata produzione alleniana, la dose di cinismo qui è rincarata all’inverosimile, offrendo quindi un protagonista tanto geniale da accorgersi addirittura di essere all’interno di un film, e non per nulla in più di un’occasione si metterà a discorrere con gli spettatori – senza mai essere compreso dal resto degli altri personaggi. Si parla di tutto, arrivando a smontare ogni cosa con innata sagacia grazie all’arte oratoria del comico, che vede svillire addirittura le scritte sulla Statua della Libertà, le teorie politiche di ogni partito, il razzismo, fino a scherzare addirittura sull’olocausto ebraico. Tutto questo a favore del motto che fa da titolo al film: Basta che funzioni. Qualunque sia la piccola gioia che avete guadagnato nella vostra misera e patetica esistenza, basta che funzioni. Questo è tutto quello che serve sapere per essere felici secondo Woody, e forse non va neppure tanto lontano della realtà, regalandoci questa piccola lezione con quel suo fare arrogante che abbiamo imparato ad amare in quasi più di sessanta pellicole. Tutto questo senza cadere in scontatezze o perbenismi di sorta, anzi, standone il più lontano possibile con delle frecciate cattive che continuano fino alla fine ad essere scagliate sull'argomento in questione, qualunque esso sia, perché tutti noi sappiamo quanto questo regista odi il perbenismo e come sia in grado di starne alla larga ad ogni costo. Ottimi anche gli attori di contorno, da una Evan Rachel Wood bellissima e di una credibilissima ingenuità, cosa che le regala ancora più fascino di quanto già non ne abbia – comincio a invidiare Marilyn Manson – in grado di supportare una parte che forse altre avrebbero tramutato in una macchietta demenziale, ma che lei sa portare avanti con gran classe e professionalità.

Una commedia efficace che, senza finti moralismi di sorta, porta avanti dei dialoghi che vertono su delle tematiche complesse senza strafare e facendosi capire da tutti. Non regala miracoli con le proprie massime, ma di sicuro grandi risate. Dio è gay e fa l’arredatore, mentre Woody è ebreo e fa il genio!


Voto: ★★★★

5 commenti:

  1. Sicuramente uno dei film che amo di più di questo geniale autore. Tra l'altro è la pellicola con la quale ho cominciato a conoscerlo

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    1. di certo un buon inizio! Non ci fosse un certo "Harry a pezzi" sarei sicuramente tentato di dire che è il suo lavoro migliore

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  2. Di quelli che ho visto (non li ho visti tutti) questo è sicuramente il miglior film di Allen.

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    1. Per me il migliore è "Harry a pezzi", ma pure questo vola molto alto.

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    2. Si Harry è molto carino, ma Boris Yelnikoff mi piace di più XDXDXDXD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U