martedì 27 novembre 2012

Captain America - il primo vendicatore


È facile cadere negli stereotipi, oltre che dannoso. Molti sono dettati proprio dall’ignoranza, dall’incapacità di vedere oltre quello che la superficie ha da offrire, e anche da dei preconcetti personali verso una sorta di categorie di persone. Altri invece sono proprio causati involontariamente da chi è soggetto delle suddette discriminazioni, persistendo a compiere quello per cui è solitamente indicato dai maligni. E qui m’interrompo prima che qualcuno inizi a fare polemiche od a citare slogan di stampo leghista su questo blog, perché le affiliazioni politiche sono proprio le ultime cose che cerco – scrivo qui unicamente e soltanto per parlare di cinema. Erano comunque delle precisazioni da fare riguardo questo Captain America - il primo vendicatore, pellicola davvero poco riuscita ma che finalmente dava una certezza circa l’uscita dei fantomatici Avengers, anche se il perché dell’inglesizzazione de nome del protagonista e l’italianizzazione della futura associazione alla quale farà parte mi è ancora ignota.

Siamo durante la seconda guerra mondiale. Steve Rogers è un giovane patriota che vorrebbe partire per il fronte, ma è continuamene scartato da ogni visita perché è troppo debole e basso. Anziché gioire come farebbe ogni persona sana di mente, cerca di farsi arruolare in ogni modo fino ad attirare l’attenzione di uno scienziato. Egli è Abraham Erskine, e insieme al ricercatore Howard Stark - esatto, proprio il padre di Iron man - lo userà come cavia umana per il suo siero del supersoldato. L’esperimento va a buon fine e alla fine Steve acquista un’altezza e dei muscoli che prima poteva solo sognarsi, ma i nazisti sono alle porte, e dalla loro hanno il Parallax, un’arma dai poteri antichi.

Questo film andrebbe diviso in due parti e, dopo aver fatto le dovute considerazioni su ognuna di esse, analizzato nel proprio insieme. Abbiamo quindi modo di iniziare con una prima parte davvero frizzante, dove ci viene proposta una storia che di nuovo non ha proprio nulla (e che non potrebbe altrimenti, giacché questo è un personaggio inventato da Joe Simon e Jack Kirby nel 1941) sia nelle intenzioni che nello stile narrativo, ma che però si avvale di un’ironia davvero ben calibrata e che regala più di un momento felice in grado di far sorridere. Se fosse continuata così sarebbe potuta essere una gradevolissima commedia a sfondo bellico, ma purtroppo le cose sono davvero precipitate quando Steve Rogers diventa Capitan Ameria, anzi, Captain America. Il che da origine forse all'unico mistero del film al quale si cercherebbe volentieri una risposta, ovvero perché la distribuzione ha lasciato un titolo americano per un nome che i doppiatori manco sono capaci di pronunciare bene. Lì segue un noiosissimo spettacolino di propaganda – anche se si ha la felice comparsata della copertina del famoso n°1 del fumetto omonimo da cui è tratto, dove vediamo Cap dare un cazzotto in pieno grugno a Hitler – che l’eroe è costretto a portare avanti per mezzo mondo, fino alla sua imbarazzante entrata in scena sul conflitto bellico. L’azione delude e non si capisce bene quanto sia stato effettivamente potenziato il supersoldato, perché dal nulla Rogers dimostra un’eccessiva padronanza di questo suo nuovo corpo quando appena uscito dalla macchina riusciva a malapena a stare in piedi. Davvero anonimo anche il cattivo antagonista, il famigerato Teschio Rosso, che però si avvale di un trucco davvero estremo e calibrato alla perfezione che farà quasi gridare al miracolo. Poco da dire anche sugli attori, in special modo sul protagonista, che si era già trovato a indossare i panni del supereroe Marvel nel suolo de la Torcia Umana di casa Storm, davvero con una faccia da bravo ragazzo altamente irritante che insieme a un ciuffo che sembra non scomporsi quasi mai non riesce a passare minimamente la sufficienza. Ottimi i costumi e le ricostruzioni delle armi belliche, che da quanto mi ha detto un mio amico appassionato di storia e nazismo [solo per quanto concerne il vestiario e le medaglie, sottolineo] sono realizzate con estrema fiducia, senza eccessivi sbagli. Peccano invece gli effetti speciali, mai del tutto convincenti, il che è strano dato che il regista Joe Johnston proviene proprio da quel mondo. A me personalmente invece è rimasta una vaga amarezza per la mancanza della parte dei Difensori, ma poi ho pensato che avremmo dovuto sorbirci anche un film su Namor, e la tristezza è passata. A conti fatti quindi abbiamo una prima parte davvero frizzante ed efficace, ed una seconda che fa sfociare nella noia più totale – a parte per un finale che trattato in maniera diversa sarebbe potuto essere davvero bello. Contando però che in ambedue i segmenti non è possibile trovare proprio nulla di nuovo, il giudizio scende ulteriormente, rendendo questo film qualcosa di davvero inutile e superfluo per un personaggio che a mio parere, estraniato dal contesto storico originario, non ha mai avuto granché da dire. E poco da dire ha pure questo film, se non l'unica funzione di essere uno dei molti collanti per il filmone dei Vendicatori di Nick Fury.

Vedersi un film di merda a beneficio di uno bello quindi può essere un sacrificio accettabile ma, sapete com'è... film di merda oggi, film di merda domani... poi uno si chiede come mai a passato più tempo a guardare film di merda che a scopare.


Voto: ★ ½

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