mercoledì 7 novembre 2012

Carnage


A tutti succede di invecchiare quindi, stando a un certo detto, a tutti capiterà di rincoglionirsi prima o poi. Figuratevi che io ho poco più di vent’anni ma mi sento lo stress mentale di uno di ottanta, quindi capiamoci... Fortunatamente a Roman Polanski questo sembra non essere successo, anche se qualche sgarrata alla regola – per chi volesse fare della polemica, io mi attingo solamente alle nozioni artistiche, lasciando da parte quelle personali – se l’è concessa durante la sua lunga carriera, ma sono dei titoli isolati che di certo non tolgono il giusto lustro al contributo che ha dato alla settima arte. E seppure il titolo mi aveva fatto pensare a una sua conversione ai cinecomics e mi ero già immaginato che ci avrebbe dato quel magnifico personaggio che Spider-man 3 ci aveva negato, questo film riesce a colpire nel segno con leggiadria e arguzia, senza contare che la commedia è un territorio che questo cineasta nasone ha esplorato in maniera sempre poco ortodossa.

Durante una lite nel parco un bambino di undici anni colpisce in faccia con un bastone un coetaneo. I genitori dei ragazzini coinvolti si ritrovano per parlarne, ma quella che inizia come un incontro civile e signorile si trasformerà in una vera e propria guerra senza esclusioni di colpi fra battibecchi, grida, alleanze, tradimenti e rivendicazioni...

Tratto dall’opera teatrale Il dio del massacro scritta da Yasmina Reza, che l’ha sceneggiato insieme al regista, il film nonostante sia ambientato totalmente all’interno di un appartamento – a parte i brevissimi prologo ed epilogo – possiede una carica folle e anarchica che non risparmia nulla e nessuno. Ne risente particolarmente la regia di Polanski, che a causa del mezzi ristretti non può paventare chissà quali manierismi di regia, ma tiene un occhio attento a inquadrare ambo le parti prese in causa, creando un campo da guerra devastante e dalla potenza emotiva cinica e spietata. Va detto che ci mette diversi minuti ad avviarsi, concedendosi a dei discorsi forse fin troppo quotidiani che ne smorzano il ritmo iniziale, ma decolla come un jet quando le beghe iniziano a farsi toste ed i primi malori si manifestano, vediate ad esempio l’oramai iconica scena della vomitata, e col proseguire dei minuti tutto diventa più folle e ostentato che mai. Si raggiungono delle vere e proprie trovate di genio, anche se in taluni momenti si può scorgere che inizialmente il tutto era stato concepito per una natura teatrale vista l’artificiosità di alcuni discorsi, ma gli attori riescono a compensare ogni mancanza con estrema e violenta efficacia. Ed è proprio sul cast che diventa d’obbligo spendere qualche parola in più per descriverne l’efficacia, poiché non avremmo potuto godere della buffa volgarità di John C. Reilly, della schizofrenia della ancora bellissima Jodie Foster, delle vomitate sfoganti di Kate Winslet (per quanto sia ingiusto ricordarla solo per questo, poiché il suo è forse il personaggio più riuscito del folle quartetto) e del cinismo di un Christoph Waltz al suo meglio dopo la parentesi tarantiniana che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Tutti bravissimi, anche se il doppiaggio nostrano verso la fine contribuisce a renderli per dei brevissimi momenti delle vere e proprie macchiette. La famiglia viene quindi presentata come istituzione archetipica per poi venire smontata in maniera spregevole e quasi crudele, cosa che però nasconde al proprio intento una poetica dell’innocenza, che mostrerà alla fine l’effettiva via più semplice che sarebbe bastato intraprendere per risolvere il tutto. Accompagna questa folle opera la colonna sonora di Alexander Desplat, forse oscenamente fuori luogo per quanto concerne i film fantasy (si vedano a tal punto le saghe di Harry Potter o di Twilight) ma che con le commedie sa dare davvero il meglio della sua spiccata natura artistica.

Un film che può decisamente aiutare in un’eventuale serata trasgressiva e che sa arrivare direttamente dove ha mirato. Non bisogna essere dei geni per capire quando una cosa funziona, e difatti il linguaggio è semplice come quello di un bambino anche se ci vuole la solida mente di un adulto per capirlo appieno.


Voto: ★★ ½

2 commenti:

  1. 4 stelle assolute. Questo tipo di commedie teatrali sono le mie preferite. E' in assoluto uno dei migliori film del 2010/2011

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  2. ma quante rece stai tirando fuori in così poco tempo?
    troppe, non riesco a seguirle tutte °__°

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U