venerdì 9 novembre 2012

Casino Royale


Non sono molto informato sui fatti inerenti al personaggio di 007, anche perché non ho mai seguito assiduamente la serie. Non so perché, ma è un personaggio che non mi ha mai appassionato, un po' per antipatia personale e un po' per mera pigrizia. So però che è nato dalla penna del giornalista ed ex militare inglese Ian Fleming nel 1953, che fino ad ora (mentre sto scrivendo è il 2012 e Skyfall è da poco uscito al cinema) è stato protagonisti di ben ventitré lungometraggi, che Dalla Russia con amore era uno dei libri preferiti di Kennedy e che la sua bevanda preferita è il Martini. Ma non sono un fan della serie, ho visto pochi film - con scarso interesse ed attenzione - e quindi rimango totalmente ignorante di una icona cinematografica e culturale di rilevante importanza. Perciò quando la serie partì con un reboot, termine che indica il riavvio con un nuovo modus operandi di un determinato franchise, decisi che almeno fin da lì avrei cercato di appassionarmi, o almeno di seguire, la serie. Ditemi tutto, tranne che non ho buona volontà. Ed è così che andai al cinema a vedere questo Casino Royale.

Dopo essersi meritato i doppi zeri (in uno stupendo prologo in bianco e nero) Bond, durante un rocambolesco inseguimento, fa fuori platealmente un terrorista... tanto platealmente che viene filmato dalle telecamere di mezzo mondo. Questo lo mette in cattiva luce agli occhi dei suoi capi che lo obbligano a un congedo forzato. Ma neppure in vacanza la spia più famosa al mondo sa stare ferma, e riesce a fermare un altro attentato. Proseguendo con le indagini scoprirà che la mente criminale dietro a tutto è di un certo Le Chiffre, il quale...

Onde evitare di essere linciato dai fan di questa creatura narrativa specificherò ancora una volta la mia totale ignoranza sul tutto, casomai aveste saltato il primo paragrafo. Io, infatti, non ho mai letto nessuno dei libri di Ian Fleming e non ho mai visto nessun film che lo vede protagonista - a parte quello con Sean Connery dove a un certo punto si vede la gnoccolona in bikini con la conchiglia, ma quando avevo acceso la tv era iniziato da venti minuti. «E allora che cacchio critichi a fare?», potranno giustamente farmi notare alcuni. Però questo è il mio blog e si da il caso che oggi avevo voglia di recensire proprio questo film, ergo eccoci qui. Perché nonostante per criticare una cosa bisogna avere una cultura a 360 gradi della stessa, approfitterò della natura di reboot di questa serie - quindi un punto zero(zerosette) per i nuovi spettatori, ed anche i vecchi - limitandomi a giudicare il film col terzo occhio della tamarraggine. Perché di azione adrenalinica e tamarra in questo film ce n’è molta ed è tutta confezionata a favore di una storia ben studiata e sviluppata in maniera davvero intelligente. Per certi versi quindi potremo dire che non è per nulla un film tamarro, anche se potrà piacere agli appartenenti della categoria In primis quindi bisogna dare i giusti omaggi a tre sceneggiatori con le palle che rispondono ai nomi di Neal Purvis, Robert Wade e la superstar Paul Haggins (quello che ha scritto Flags of our father per Clint Eastwood e che ha diretto Crash, purtroppo non quello cronenberghiano, ma quello decisamente più dimenticabile), capaci di imbastire una storia contorta e intricata quanto basta in grado di intrattenere fino all’ultimo minuto. Tiene mano forte la regia ben collaudata di Martin Campbell, che aveva già diretto Agente 007 - GoldenEye nel 1995, e che in questo su ritorno di fiamma firma una pellicola decisamente epocale. Vero interesse all’epoca di questo film però fu l’ennesimo cambiamento dell’attore, che dopo le pellicola dell’oramai invecchiato Pierce Brosnam vede l’entrata in campo di Daniel Craig nel ruolo che finalmente gli diede la fama internazionale. Su quest'ultimo poi c'è un simpatico aneddoto da raccontare circa la sua assunzione, che fu dettata dal fatto che... era quello che costava meno! Infatti Clive Owen e Colin Farrel erano stati addocchiati dalla produzione, che però fu costretta  a mollare perché le due superstar richiedevano una parcella troppo onerosa, e così il testimone passò a Craig, allora visto nella serie tv Rome e nel primo capitolo di Tomb Rider. Un Bond, James Bond alle prima armi da quel poco che ne so non si era mai visto, e per questa sua rinascita degli anni zero si è giustamente pensato d’incupire il tutto con un azione decisamente più violenta che in passato e un personaggio più complesso e sfaccettato, cosa che rese problematica l’oramai celebre scena della tortura - che vede un 007 legato nudo a una sedia – che in molti paesi dovette essere accorciata per problemi di censura. La formula si è rivelata vincente e la spettacolarità è assicurata, grazie a un prodotto di puro in trattenimento ma di fattura decisamente degna di nota. Non va preso sottogamba manco il resto del cast, a partire da un Mads Mikkelsen [per lui credo che potrei diventare gay!] capace di dare vita a un cattivo davvero sui generis, anche se in più punti rubano la scena la bella Eva Green (un film dove recita lei da vestita è un film brutto a prescindere, ma bisogna ammettere che anche quando non si spoglia in bertolucciana maniera è irresistibile!) e la nostrana Caterina Murino. Comunque, nonostante tutte le ottime premesse, gli spunti ben realizzati e i momenti decisamente fighi, non mi ha fatto gridare al miracolo allora come non lo fa ancora oggi. Rimane comunque una pellicola ottima per svagarsi e passare una serata brindando al nome dell’azione intelligente e ben scritta/diretta.

Di sicuro mi convinse a seguire il capitolo successivo, Quantum of Solace, pur non essendo questo il genere che preferisco, e ad immergermi in queste atmosfere glamour e piene di mistero.


Voto: ★★

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