mercoledì 7 novembre 2012

Cena fra amici


Una cosa che sembra sconvolgere sempre le persone che non possono vantarsi di conoscermi benissimo [e sai che vanto!, diranno giustamente alcuni] è la mia passione per i film francesi. Per quanto ami parlare solitamente di film decisamente commerciali e tamarri, vedi i vari cinecomics della Marvel, alla fine non mi faccio negare neppure le fantomatiche pippate mentali o le classiche commedie sofisticate. Anzi, per queste ultime posso dire di avere una vera e propria passione, nata nei primi anni delle superiori grazie al mio appassionarmi alla figura di Woody Allen, oltre al fatto che certo umorismo volgare lo digerisco a piccole dosi – senza contare che nonostante la battuta sporca di turno, molte commedie hanno un buonismo decisamente snervante di base. Tutte cose che mancano in quest’ottima pellicola francese, fresca fresca di visione da parte mia, e che ho letteralmente amato. Insomma, saranno pure degli odiosi snob, ma i francesi le commedie le sanno fare!

Nella casa dei docenti Elizabeth e Pierre (lei maestra delle scuole medie, lui professore universitario) vengono a cena il di lei amico e musicista Claude e il sempre di lei fratello Vincent. In attesa di Anne, la moglie incinta e ritardataria di quest’ultimo, la discussione verte proprio sull’ormai imminente nascita del bambino e sul nome che si sceglierà. Inutile descrivere lo stupore generale quando Vincent annuncia che lui e la consorte hanno deciso di chiamarlo Adolphe... francesizzazione del tristemente noto leader nazista. Da questa notizia nascerà una lunga discussione che svelerà i più torbidi ed inconfessabili segreti dei partecipanti.

I francesi avranno ben ragione a dire che noi italiani «toujours les italiens» perché nella traduzione del titolo – come ben potrete vedere nella locandina che ho postato – abbiamo decisamente fatto il possibile affinché ci facessimo riconoscere grazie a un’intestazione fuorviante che scanala l’attenzione da quello che è il punto di vista fondamentale. Non è la cena l’epicentro scatenante della diatriba, bensì il nome. La cena è solo lo spazio materiale che la racchiude. Un nome dal quale poi avranno modo di evolversi mille e più parafrasi che condiranno con mille e passa elementi questa simpaticissima commedia agrodolce, rendendola una visione davvero più che gradita. Si potranno decisamente scorgere delle somiglianze con il polanskiano Carnage, ma se lì l’azione si svolge fra un gruppo di sconosciuto qui i presenti a questa particolare guerra sono tutte persone che – eccetto la moglie di Vincent – hanno avuto modo di conoscersi per quasi trent’anni, cosa che raffonza quindi i segreti inconfessabili che per anni si sono portati alle spalle. Il tutto come la controparte americana citata poco fa ha modo di svolgersi totalmente nell’interno della casa di Elisabeth e Pierre (eccezione fatta per il prologo – dove l’importanza dei nomi veniva sottolineata citando quelli delle strade – e l’epilogo, più alcuni brevi momenti di flashback), e sempre comunemente a quella pellicola è tratta da una commedia teatrale, stavolta ad opera di Bernard Murat. Il cast della pièce originaria è stato lasciato immutato, a parte per la presenza di Charles Berling che sostituisce Jean Michel Dupuis, mentre la regia è degli esordienti Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte. La pellicola mantiene un buon ritmo grazie a una regia che sa dove incidere con delle trovate semplici e grintose, come succede con il trascinante prologo, ma gran parre del merito va a una scrittura che non lascia respiri grazie a dei dialoghi arguti e trascinanti. Ottimi gli attori, tutti quanti senza eccezione, che riescono a tenere a galla dei personaggi nevrotici e grotteschi senza strafare particolarmente, risultando credibilissimi nonostante le impennate assurde prese dalla trama negli ultimi venti minuti. Ci vuole talento per contenere le caricaturizzazioni, e ci vuole ancor più talento per creare tali cose restando comunque il più pacati possibile, conferendo alla vicenda comica interessata quanto più realismo possibile. Infatti tutta l'ironia qui presente è il concentrato di quanto di meglio si può chiedere dal cinema, senza ruffianerie o volgarità di sorta, in modo che la visione possa dirsi possibile per tutti. A me i francesi son sempre piaciuti, almeno, cinematograficamente parlando, e con questo film sono venuti a gu-starmi ancora di più!

Per quanto mio padre si lamentasse del fatto che alla fine quella ripresa è una borghesia decisamente lontana dalla realtà proletaria, il film è una commedia frizzante e davvero ben riuscita, che riesce a far ridere di pancia senza darsi a nessuna volgarità. Decisamente consigliabile al cugino raffinato di turno che nessuno sopporta, o a tutti coloro che hanno un minimo di cervello e ai quali non basta sentire cacca o pipì per divertirsi.


Voto: ★★★ ½

1 commento:

  1. Un film bellissimo. Me lo riguarderei molto volentieri. Se penso alla faccia di Vincent mi viene ancora da ridere.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U