martedì 20 novembre 2012

Fish tank


La One Movie è sicuramente una casa che devo ringraziare per la sua stramba distribuzione di titoli, che comprendono delle inumane vaccate pazzesche ma anche dei titoli davvero curiosi (uno su tutti, Avalon del genio degli anime Mamoru Oshii) che altrimenti qui nel Bel Paese ci saremmo visti forse col telescopio, a essere ottimisti. Titoli che comunque restano sempre segregati fra le sbarre di una visione destinata ad un pubblico di nicchia e che vedono fare la loro poco onorevole presenza fra quelle che sono le bancarelle dei tabacchini più scrausi, quindi mi sento davvero in obbligo di cercare di pubblicizzarli come posso fra le pagine di questo blog. Sarà un qualcosa che di certo non darà un grande aiuto - basti vedere che faccia mi ritrovo e che cazzate scrivo alle volte - ma almeno il sapere di fare la mia piccola parte mi da sempre un senso di sollievo e coerenza nei miei intenti cinefili.

Siamo nella provincia inglese. Mia è una ragazza quindicenne davvero problematica, tanto da essere stata espulsa da scuola e dall'essere in perenne conflitto col mondo che la circonda, cosa che le impedisce quindi di farsi un'amica. A casa le cose non vanno molto meglio, poiché si ritrova una madre che mentalmente dimostra ancora più anni di lei e una sorellina più piccola che però bestemmia peggio di uno scaricatore di porto. L'unica cosa che riesce a far andare avanti la ragazza è la sua passione per la danza hip-hop, grazie alla quale vorrebbe sfondare come professionista. A sconvolgere quella routine di rabbia e dispiacere sarà Connor, giovane amante della madre che strani effetti avrà su Mia.

Pellicola che parla di una difficile formazione adolescenziale in quello che è un quartiere semipovero del mondo civilizzato. Questa seconda prova autoriale della regista e sceneggiatrice Andrea Arnold mette in scena un disagio già espresso da molti altri suoi colleghi prima di lei, esponendo anche un viatico verso la presunta redenzione decisamente abusato nella cinematografia - quello della danza rap - che però non stona affatto nell'insieme armonico finale. Criticato da molti per non dire assolutamente nulla di nuovo, io non me la sento di bocciare in tutto e per tutto questo film, perché non ritengo che l'innovazione sia sempre quello che serve per creare qualcosa di buono. Fish tank infatti non pretende di essere un capolavoro e neppure un prodotto in grado di fornire una qualche illuminazione sul senso della vita, bensì si pone allo spettatore come un qualcosa di semplice che vuole solo esporre una storia decisamente già vista o scritta da molte altri menti più o meno brillanti di quella della Arnold, ma permeata di una sorta di delicatezza che non fa pesare questa mancanza di coraggio produttivo. A leggere la sinossi su internet mi era venuta la paura di trovarmi di fronte il classico film a là MTV, tutto melensaggini e caramellerie, ma di melenso qui non vi è proprio nulla. L'ambientazione, i personaggi, e soprattutto quello che dicono sono un continuo pugno nello stomaco dato dall'autrice al povero spettatore, pur indossando degli appositi guantoni che attutiscono i vari manrovesci, e anche senza superare mia certi punti di spettaco-larizzazione della sofferenza riesce a conferire uno straniante senso di disagio per tutta la durata, che si scioglierà prontamente alla fine della visione. C'era il rischio di cadere nel becero perbenismo dopo il colpo di scena finale, ma anche lì si confeziona una scena di rara tenerezza senza cadere in banali stereotipi o perbenismi di sorta. Gran parte del lavoro per questa buona riuscita la fanno decisamente i due attori principali, a cominciare dalla giovane protagonista Katie Jarvis, qui al suo esordio, che riesce a esprimere nella giusta maniera un personaggio tormentato e rissoso (non per nulla fu notata dal casting mentre litigava col proprio ragazzo) senza esagerare, conferendogli la giusta dignità, approcciandosi a una performances decisamente verbale ma anche fisica, che molti attori più 'rodati' certamente le avrebbero invidiato se la pellicola avesse avuto un po' più di visibilità. A pari livello anche l'attuale superstar Michael Fassbender, che all'epoca non godeva di tutta l'attuale fama, che riesce a immascalzonirsi oltre ogni limiti regalandoci un ruolo da simpatica canaglia decisamente memorabile, forse anche più della pellicola stessa.

Decisamente niente di nuovo, ma questo film l'ho trovato decisamente superiore a molte delle cose che mi sono state propinate negli ultimi tempi. Una pellicola decisamente indie e realizzata con dei mezzi non molto ingenti, ma che si porta avanti grazie a una grinta propria e ad una voglia di raccontare non indifferente. Bisogna sapere quello che si sta guardando, ma è la pellicola in primis a dare i giusti avvisi.


Voto: ★★







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