giovedì 8 novembre 2012

Hard Candy


Quello della pedofilia è un tema scottante che però va trattato senza peli sulla lingua. Ognuno ha le sue considerazioni su questo fenomeno e su come dovrebbe essere perseguito penalmente, ma preferirei lasciarle perdere onde non creare dei flame o dei dibattici polemici che possano portare su discorsi fuorvianti alla natura di questo blog. Il mio intento non è quello di fare politica da quattro soldi, ma di parlare di cinema, e delle cose che questo comporta. Tuttavia un discorso simile si è dimostrato doveroso data la natura scottante di questo Hard Candy, opera prima e controversa del regista David Slade che non lascia un minuto di respiro, e che non farà riprendere lo spettatore nemmeno a visione finita. È un film marcio e sudicio, la cui visione non è da dirsi propriamente adatta a tutti, altra cosa che segnalo prima che gente particolarmente sensibile decida ingenuamente di visionarlo.

Il tutto ha inizio con l’incontro di Jeff e Hayley. Lui è un affascinante fotografo trentenne, lei una ragazzina quattordicenne molto sveglia per la sua età. Si sono conosciuti su una chat privata, e dopo molte chiacchierate hanno deciso d’incontrarsi, fino a che lui non le propone di andare a casa sua. Lì però Jeff ha un malore, causato da qualcosa che ha bevuto, e sviene. Quando ha modo di riprendersi, si ritrova legato, con la terribile ragazzina intenzionata a torturarlo. Ma prima deve confessare una terribile colpa: è stato lui a violentare ed uccidere una sua amica. Verità o il vaneggiamento di una piccola e pericolosissima squilibrata?

Non è un caso che nella pellicola che nella splendida locandina che vi ho postato a inizio articolo la giovane protagonista indossi una felpa con cappuccio rosso. L’allegoria alla fiaba di Cappuccetto Rosso e il lupo non sarà di certo sfuggita ai più, ma il film adotta questo azzeccato simbolismo invertendo le parti: è difatti il lupo stavolta a cadere nelle grinfie di una spietata Cappuccetto Rosso vendicativa. Una situazione che fa da contraltare rispetto a tutto quello che la gente normalmente si aspetterebbe (perfino io mi aspettavo un andamento del tutto diverso) e quindi uno speciale plauso di merito va fatto allo sceneggiatore Brian Nelson, volto noto nelle serie televisive americane, che qui firma un thriller acidissimo e di rara cattiveria, sfoderando un sapiente uso della violenza psicologica in un atipico gioco del gatto col topo che rivelerà tutta la verità per gradi. Fino alla fine infatti non sapremo mai chi dei due è dalla parte del giusto, e sarà difficile trovare un personaggio per il quale parteggiare, cosa che rende il film ancora più malato e perverso. Le torture che la diabolica ragazza infliggerà al fotografo spaziano dalla presunta mutilazione genitale fino a quello di rovistare nei suoi segreti più intimi e privati, demolendolo sia sul piano fisico che su quello mentale. Bilancia il tutto la regia dell’intrigante David Slade, che ambienta il tutto in una casa dal design raffinato e dai colori sgargianti, che creano un perfetto bilanciarsi con la fotografia per un ambiente che gioca molto sulle tinte forti e gli effetti ottici mai troppo esagerati. Una regia che rispetta in pieno la tensione dello script, regalandoci delle sequenze d’antologia, dove non sono solo gli ottimi dialoghi a farla da padrone, ma anche uno spostarsi della macchina da presa in maniera mai troppo frettolosa o casuale. Non si danno particolari giudizi od opinioni sulla pedofilia in sé, la si ritrae come la cosa negativa e orrenda che è, ma non si cerca mai di dare una qualche risposta che potrebbe essere adottata anche nella realtà. Questo film è unicamente una storia di vendetta, fatta per far tremare tutti coloro che sono desiderosi di provare qualche brivido, riuscendoci in pieno. Basterà solo e unicamente il bellissimo ralenty finale per far alzare il povero spettatore dalla poltrona con le gambe tremanti e la testa confusa, dubbioso di tutto quello che ha visto. Certo le ingenuità non mancano, e viene da chiedersi come faccia una ragazzina così giovane ad ordire un piano così complicato, oppure dove abbia raccolto tutte le informazioni necessarie, ma la cosa diventa irrilevante. È un film volutamente esagerato, ed è un’esagerazione accompagnata da un comparto tecnico di prim’ordine, specie per il budget davvero basso col quale è stato realizzato. Bravissima l'allora ancora poco conosciut Ellen Page (Patrick Wilson, divenuto celebre col ruolo del secondo Gufo Notturno in Watchmen, proprio non riesco a soppiortarlo con le sue faccine) , che ora può godere di una meritata fama di superstar. Un binomio che non farà raggiungere a questo film la perfezione, ma che regala tanti brividi e malori estremi, da maneggiare con cura... perché spettatore avvisato, spettatore salvato! 

Peccato unicamente che un così bravo regista proseguendo abbia scelto dei titoli decisamente inferiori al proprio talento - si, sto parlando proprio di Eclipse.


Voto: ★★★ ½

2 commenti:

  1. Me lo segno. Non lo conoscevo.

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  2. Film sulla pedofilia ma anche sul sadomasochismo. Io ho avuto come l'impressione che i due protagonisti fossero impegnati in un gioco erotico estremo. Comunque ne ho già scritto e presto pubblicherò la recensione.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U