martedì 27 novembre 2012

Hulk


Ogni persona ha un qualcosa per il quale è portato. Io ad esempio riesco a scrivere di cinema [male, lo so, ma fatemi illudere che posso continuare], così come credo potrei scrivere di letteratura e di fumetti, ma non chiedetemi mai di recensire un brano musicale perché non saprei proprio da dove iniziare. C’è invece chi riesce a fare un po’ tutto, ma per quanto un individuo sappia essere versatile, alla fine troverò sempre qualcosa che manco a lui è in grado di fare. Molti quindi furono scettici quando il leggendario Ang Lee fu coinvolto dalla Marvel per dirigere la prima pellicola riguardante il Golia Verde, poiché lo si era visto dirigere perlopiù wuxia e film drammatici, e si temeva per un risultato non particolarmente ortodosso circa la normale concezione del perso-naggio o di quella che doveva passare come una comune pellicola di supereroi molto fumettosi.

Dabid Banner è un brillante scienziato che lavoro per il governo a una formula per il rigeneramento di tessuti. Ostavolato nelle proprie ricerche, inietta nel proprio organismo il frutto delle sue ricerche, trasmettendo il tutto nel corredo biologico di suo figlio Bruce. Bruce vuene però allontanato dal padre, e col tempo diventa un brillante scienziato. Un giorno però viene investito da una scarica di raggi gamma, uscendone apparentemente immune. La cosa va a complicarsi però quando si arrabbia, poiché si trasforma in un gigante verde dalla forza sovrumana capace solo di seminare distruzione ovunque. Ma nonostante sia scomodo, si tratta sempre di un potere, e c’è chi è interessato ad esso...

Film di supereroi atipico, che a una storia classica e comprendente molti momenti action offre anche numerosi scene d’introspezione psicologica del tormentato protagonista, che si risolleva anche da un dilemma edipico di portata non indifferente. Ben strutturato anche il suo rapporto con la propria doppia personalità, che la sceneggiatura riesce a gestire con garbo senza fare particolari scivoloni, anche se nella seconda parte gran parte del merito l’avranno le battaglie. Vera nota dolente sono però gli effetti speciali, decisamente sotto la media per un film di questa portata, che fanno apparire il mostro che da il titolo alla pellicola come se fosse un cartone animato anziché parte integrante di un film live action. Particolare gestione delle riprese anche da parte di Lee, che lontano da quelle che erano le atmosfere a lui più congeniali effettua dei particolari sperimentalismi, costruendo alcuni cambi scena che vedono le varie sequenze sovrapporsi come le vignette di un fumetto, cosa che se inizialmente incuriosisce a lungo andare può infastidire. Il suo meglio il regista lo dà nelle sequenze dove gioca con l'atmosfera, dando origine così a dei punti davvero ispirati e di gran gusto visivo. Non male anche gli attori, che vedono un convintissimo Eric Bana affiancato dalla stupenda Jennifer Connelly, che insieme sanno ottenere la giusta alchimia per immettere l’immancabile love story tormentata del personaggio. La pellicola quindi si sopraeleva a quello che è la comune mediocrità, ma è proprio questo suo essere atipica che corre il rischio di far rifuggire molta gente, che non saprà bene in che settore catalogarla pur essendo innegabilmente un cinecomic. A lungo andare infatti rischia di sopperire per un sovraccumulo di tematiche, forse trattate con una serietà a tratti eccessiva e manco minimamente richiesta dal franchise, che fa in modo che il tutto alla fine non sia né carne né pesce, e in mezzo alla quale un finale aperto alla serialità stona totalmente. Ang Lee non riesce a domare il suo essere 'autore', e fare il semplice cineasta non è proprio da lui, cosa che impedisce alla pellicola di avere il giusto mood che i più si aspettavano, rischiando anche più volte di diventare non fatta male, ma ridicola. Tutte cose che riesce a evitare per il rotto della cuffia più per fortuna che per degli effettivi meriti, ma una piccola vittoria è sempre meglio di una sonora perdita.

Buona pellicola di supereroi che a modo suo riesce a dire qualcosa, restando comunque un gradino sopra a molte produzione di oggi e di allora. Da vedere con la giusta attitudine e coi giusti limiti, tenendo sempre presente di quello che è. Da questo film ne è stato tratto un reboot da parte di Louis Leterrier nel 2008, ovvero L’incredibile Hulk.


Voto: ★★


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