venerdì 30 novembre 2012

L'incredibile Hulk


Cinque anni dopo che Ang Lee ebbe diretto Hulk, forse il cinecomic di casa Marvel più controverso e discusso di sempre, la variante cinematografica della Casa delle Idee decise di effettuare un reboot sul personaggio, ovvero (per chi non è avvezzo ai linguaggi cinematografici) di ripartire da zero col franchise, in modo da poter orientare il tutto su un versante che possa portare un successo commerciale ben differente. E quindi la visione orientale del precedente cineasta è stata sostituita dal testosterone invadente di Louis Leterrier, che spoglia questa sua versione del Golia Verde della filosofia e della (eccessiva, a detta di molti) introspezione psicologica del suo precedente e illustre collega. Il che risulta essere un bene o un male? Continuate a leggere questa recensione per scoprirlo [yuk yuk].

Bruce Banner è un fuggiasco. Si è rifugiato nel posto più isolato del mondo, dove può essere sicuro di non essere trovato dall’esercito che vuole fare di lui un’arma, e cerca di controllare quelle scariche di rabbia in grado di trasformarlo nella bestia che vorrebbe evitare di essere. Ma le cose non risultano essere semplici, specie se il mondo lo mette costantemente alla prova con delle personalità non particolarmente simpatiche, e da quando il colonnello Ross ha mandato alla sua ricerca il suo uomo più fidato ed efficace, le circostanze costringeranno lo scienziato a fare in ritorno in America, dove...

L’azione e gli effetti visivi abbondano in questa pellicola, soprattutto questi ultimi che godono di un’efficacia decisamente maggiore rispetto a quella del prototipo originale, con un Hulk veramente realistico, dai colori molto meno accesi e che non sembra un cartone animato di pessima fattura. Le scene dei combattimenti quindi risultano essere davvero ben collaudate e di grande spettacolarità (per quanto a me non dispiacessero manco quelle del film del 2003) soprattutto quando Colosso, il celebre arcinemico dei fumetti, avrà modo di autoinneggiarsi con la forza bruta che lo caratterizza. Se però tutto questo ne guadagna, sceneggiatura e regia fanno un clamoroso passo indietro, rendendo questo film non un qualcosa di brutto, quantomai di decisamene anonimo e dimenticabile. La filosofia che caratterizza Bruce Banner, un triste dottor Jekyll dell’era moderna, sembra andare nel dimenticatoio in più punti, venendo appena abbozzata e decisamente semplificata non rispetto a quello che era il tanto citato film di Lee, ma addirittura per quanto riguarda il fumetto, al quale grandi autori come Greg Pak o Peter David avevano dato gran lustro. Cose che avevano fatto scoppiare con l’attore principale diverse polemiche, giacché egli si rifiutava di interpretare un personaggio che non avesse una psicologia più dettagliata e meritevole di essere accennata. Una visione più ignorante di un personaggio, per quanto questi possa essere ben multisfaccettato, non è decisamente un male, ma rischia di diventarlo quando al dì là di questo c’è poco altro a supportarla. E questo film di Leterrier si dimostra quanto di più mediocre – sia a livello di sceneggiatura che di regia – si possa offrire al grande pubblico, con queste inquadrature che non sanno minimamente variare da una scena all’altra e una trama che più scontata di così non si può. Sarà che forse un film dei supereroi di fattura classica forse deve distaccarsi dalle visione più autoriali e restare nei limiti di una visiona leggera e d’intrattenimento per la massima, ma senza citare la cercata [e per certi versi] mancata autorialità di un Nolan posso prendere a esempio i primi due capitoli della trilogia ragnesca di Raimi, i Batman di Tim Burton o anche quelli che sono i primi capitoli di un Harry Potter. Tutte cose facenti parti di un immaginario e di un consumo popolare, trattate però con la giusta dignità e intelligenza, oltre che con un supporto visivo che li contraddistingue l’uno dall’altro. Tutte cose che qui mancano, dando in pasto quello che poteva essere anche un buon prodotto a un’orda di scene d’azione decisamente senz’anima effettuate da dei personaggi che vorrebbero averla (molto significativa a questo discorso la scena dove Hulk grida ai fulmini) senza però riuscirci a causa di un mancato coraggio produttivo. Tanto vale consolarsi con un quartetto di grandi nomi, quelli di Edward Norton nei panni di Bruce Banner, di Liv Tyler nella di lui fidanzata, di Tim Roth in quelli del nemico principale e del grande William Hurt nelle vesti militaresche del generale Ross. Nomi forse un po’ sprecati in delle parti vagamente stupidine, ma sempre meglio che nulla.

Film da sabato pomeriggio scazzo, nulla di più. L’occasione persa si respira a chilometri di distanza come la zaffata emanata dalle stalle più lerce, ma ci si può fare ben poco.


Voto: ★★


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