domenica 11 novembre 2012

Skyfall


Eccoci al terzo atto del reboot - per chi fosse a digiuno di terminologie cinematografiche, un reboot è un punto zero, si riprende un franchise che ormai risente del tempo e lo si fa cominciare daccapo - dedicato alla spia più famosa di tutti i tempi. Terzo film, e anche terzo cambio di regia, che dopo aver visto posare dietro alla macchina da presa nomi come Martin Campbell e Marc Forster, pur con risultati molto diversi fra loro, vede ora il controllo di Sam Mendes. Scelta altresì strana, perché come il precedente regista, Mendes aveva dato modo di farsi notare con dei film drammatici molto belli - ricordiamo giusto due cosette come AmericanBeauty ed Era mio padre - ma totalmente estranei al genere action in quanto tali, senza contare che la sua vera e propria nascita artistica è da attribuirsi al teatro. Questo Skyfall quindi nasce con una serie di fattori che fanno molto incuriosire circa la sua venuta, perché con una mente creativa simile il risultato poteva essere decisamente altalenante, ancor più di quanto successo col mediocre Quantum of Solace. Dare giudizi affrettati però è una cosa che, come dice mia nonna, te porta el diaol sul grop!

Mentre sta dando la caccia a un delinquente che è riuscito a impossessarsi di una lista contenente tutti i nomi degli agenti segreti infiltrati nelle varie organizzazioni criminali, Bond viene ferito da una sua stessa collega, che aveva agito su ordine di M. La cosa lo porta a fingersi morto per un po’ di tempo, ma sarà costretto però a ripresentarsi quando l’MI6 verrà fatta esplodere, e ad indagare su una nuova mente criminale tornata all’attacco. Si tratta però di un fantasma tornato da passato di M, dimostrandosi la minaccia più grande che Bond abbia mai affrontato.

Una sola cosa da dire... porca vaccona! Se Casino Royale era partito bene, questo film è la summa di tutto quello che questo nuovo franchise di 007 può dare! E in barba a tutti i malsospetti che potevo avere su un regista come Mendes, il teatrante riesce a imbastire una messa in scena davvero degna di nota che non stona affatto col contesto in cui è immessa. Ottima anche la storia imbastita dagli sceneggiatori John logan, Neal Purvis e Robert Wade (bye bye Paul Haggins), contorta quanto basta, anche se a una prima visione potrebbe risultare davvero difficile da digerire per via dell’accumulo di avvenimenti, mai però troppo fastidioso - senza contare che tutte le dinamiche avvengono con le giuste tempistiche, senza risultare mai troppo frettolose o messe lì a casaccio. Molto spazio viene lasciato anche all’umorismo, soprattutto nella prima parte, e nonostante nella seconda il clima si faccia molto tetro e serioso ci sarà sempre lo spazio per qualche piccola battutina che smorza la tensione, insieme a delle vecchie citazioni dai film classici che perisno un profano come me può cogliere. Ottimo anche l’antagonista di turno, che fa emergere il passato teatrale di Mendes grazie a una cura per i dialoghi che rasenta la maniacalità, regalandoci delle vere e proprie perle di cinematografia e scrittura, anche se molto di questa caratterizzazione è debitrice nei confronti del Joker nolaniano... e qui va fatta una parentesi apposita, poiché questa pellicola vive di molti rimandi a quella che è l’ultima cinematografia dedicata all’uomo pipistrello, non solo per quanto riguarda il cattivo davvero sopra le righe e impregnato in una linea filosofica che a conti fatti non porta da nessuna parte, ma anche per diverse forme di regia che ben si fanno allo stile del regista inglese. Durante la visione sia a me che ai miei amici questi collegamenti con Il cavaliere oscuro non sono minimamente sfuggiti, e dubito che molta altra parte del pubblico si lascerà scappare questa citazione stilistica che però non fa sfigurare questo film, poiché non si limita a vivere di meri rimandi. Molto buona la trama, ottimi dialoghi e personaggi davvero ben caratterizzati, fra i quali si salutano con estremo gaudio le nuove entrate di Javier Bardem (che quando fa il cattivo è costretto ai tagli di capelli più orridi di sempre) e Ralph Fiennes (minchia se è invecchiato!), che ironia dellaa sorte, si sono invertiti i doppiatori storici - ma sinceramente, un Ralph Fiennes che non è doppiato da Roberto Pedicini mi crea degli attimi di straniamento non indifferenti. Abbastanza anonime le bond-girl di turno, a questo giro, che non mi hanno detto molto né sul versante recitativo né su quello fisico (molto fique, ma non indimenticabili come nel precedente film), ma per fortuna è un fattore non rilevante per la riuscita dell'insieme. Visionate questa pellicola sicuri e felici, perché non deluderà le aspettative. Mi resta unicamente un solo dubbio per quanto riguarda una scena in Cina, che però nulla ha a che vedere con la trama... ma i draghi di komodo attaccano le persone? Mentre cerco risposta mi chiedo se mai questa saga riuscirà ad avere un capitolo fatto ancora meglio, e se questa nuova forma stilistica è dovuto al rumor che diceva Nolan interessato ad andare dietro la macchina da presa di questo franchise - anche se Mendes intanto rimane confermato per un altro capitolo, poi si vedrà. Intanto mi godo il singolo Skyfall cantato dalla brava Adele, anche se le animazioni dei titoli di testa proprio non fanno giustizia alla canzone, ma dalla vita non si può avere tutto. Quindi accontentiamoci almeno di una pellicola d'azione ben diretta e con una storia non banale, connubio decisamente raro di questi tempi (bui).

Pure il pubblico sembra aver apprezzato, e infatti questo film risulta fra i dieci maggiori incassi di sempre, subito dietro a gente come The AvengersTitanicAvatar e l'ultimo Harry Potter.


Voto: ★★★ ½

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