sabato 17 novembre 2012

Spider-man 2


I record sono fatti per essere infranti, come anche alcune leggi. E prima che la guardia di finanza, la polizia o chi di dovere mi bussi alla porta di casa, specifico che mi riferisco alle leggi narrative. Una legge che purtroppo nel mondo della settima arte ha avuto modo di dimostrarsi (quasi) sempre veritiera è che i sequel sono sempre inferiori ai prototipi originali. Con questo film invece abbiamo modo di constatare che quando a operare sono dei professionisti con la testa sulle spalle - leggasi: gente che il proprio lavoro lo sa fare - i seguiti possono essere decisamente all’altezza del primo capitolo, se non addirittura migliori. Magia dei fumetti Marvel? Forse. Anzi, no, che ultimamente la Casa delle Idee non sembra più imbroccarne una. Comunque resta assodato quando fatto capire dai personaggi legati a una serialità: che per quante storie si scrivano, se un autore ha un minimo di talento riuscirà sempre e comunque a trovare qualcosa di nuovo da dire. E infatti le avventure del nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere proseguono da cinquant’anni, e se in più di un’occasione hanno avuto modo di essere rilanciate [qualcuno ha nominato Ultimate Spider-man o la fine della run fatta da Straczinsky?] le avventure si sono sempre diversificate fra loro.

Peter Parker porta avanti la sua doppia vita come meglio può, perché vestire i panni (segreti) di un giustiziere mascherato non è semplice. Fra problemi con l'affitto, voti in calo, la turbolenta amicizia con Harry Osbourne e l'ancora più turbolento innamoramento con Mary Jane Watson, si intrometterà pure Otto Octavius, geniale scienziato reso pazzo (e con sei braccia metalliche aggiuntive) da un esperimento andato male.

Cinefumetto, sì, ma quanta realtà! Un personaggio reso magnificamente dalla perfetta sceneggiatura di Alvin Sargent, che riesce a gestire una trama sufficientemente intricata dove tutti i nodi vengono al pettine. La psicologia di Peter Parker è davvero resa al meglio grazie a un mix di scene d’azione e quotidianità americana, facendo vedere la parte più debole del personaggio. Quella più umana e che ha permesso a milioni di lettori di riconoscersi in un personaggio come Spidey, uno che prima di essere un supereroe è un super-perdente (e dire che inizialmente gli editori avevano rifiutato un personaggio simile proprio perché ritenevano la formula inefficace), un possidente di super-problemi che però pososno 'vantare' quasi tutti gli individui della terra. Sarà proprio tutto questo accumulo d’insicurezze che gli farà perdere i poteri, così come la ritrovata fiducia in sé stesso glieli farà riacquistare in una maniera che non sembra minimamente forzata e sempre permeata da una leggera dosa d’umorismo. Lo stesso umorismo che impedisce alla pellicola di prendersi troppo sul serio, senza strafare mai, e facendo risultare quindi il percorso evolutivo di Peter ancora più credibile e coinvolgente. perché tutti, almeno una volta nella vita, si sono sentiti degli sfigati, e tutti hanno provato ad alzarsi dopo le innumerevoli cadute che l'esistenza (purtroppo) ci offre. Tobey Maguire quindi abbandona le espressioni da perfetto beota della precedente pellicola per concedersi a un personaggio più maturo, sia stilisticamente che formalmente, che mostra un processo di crescita secondario. Se nel primo film avevamo assistito alla sua consapevolezza di essere un supereroe, qui possiamo seguire la sua accettazione personale in quanto tale, che avverrà proprio per merito di un rifiuto che si negherà col proseguire della propria maturazione. Accompagna questa odissea personale una regia calibrata al millesimo, agevolata da un budget decisamente maggiore rispetto alla precedente pellicola, che sa enfatizzare sia le scene d'azione che i momenti più calmi e introspettivi, senza abbandonare quel godurioso slapstick fumettoso che è il marchio di fabbrica di Raimi. Si potrà seguire il nostro supereroe preferito in mirabolanti azioni pirotecniche e perfettamente coreografate, rese possibili grazie al fissaggio della macchina da presa a dei fili attaccati per la città di New York, al cui montaggio finale è stata inserita grazie alla CGI la sua immagina fluttuante. Grande resa però va data al cattivo di turno, un dottor Octopus reso davvero magistralmente grazie a un’imbastitura che molto deve alla tradizione teatrale (oltre che al bravissimo Alfred Molina, nome che prima di questo ruolo era circolato solo nel circuito dei film indipendenti), e così in una prima parte abbiamo modo di vedere alla caduta di un buono, reso poi malvagio dalle circostanze nella seconda, mentre sul finale si potrà assistere a una redenzione davvero antologica – per quanto non priva di alcuni aspetti moralistici – che chiude un arco perfetto e decisamente coerente nei propri intenti. Si ha anche modo di riscoprire la genesi horror del regista, qui al massimo della propria forma, grazie alla sequenza del risveglio da cattivo di Otto, che farà impazzire gli amanti di un certo tipo di azione tetra ed esagerata. Ma è proprio l’azione a trionfare su tutto in questa pellicola, come dimostra l’imponente sequenza dell’assalto in banca, anche se sarà l’adrenalinico scontro sulla monorotaia a passare alla storia del cinema. Ma anche i titoli di testa illustrati dal leggendario Alex Ross [le tavole di Kingdom come me lo fanno diventare ancora duro, ammetto] fanno la loro porchissima figura. Non un film da cinefili pippaioli amanti delle pellicola da serata d’essai [ai quali, purtroppo, posso dire di appartenere per certi versi] ma che sa divertire con garbo e brio. Se amate le storie semplici ma coinvolgenti, e le regie che non perdono mai di ritmo, questo è sicuramente il film che fa per voi.  O almeno, quello con cui mi auguro possano crescere molti ragazzini anche negli anni a venire, così come ho fatto io - anche se a loro auguro un proseguimento decisamente migliore del mio.

Se invece volete fare gli intellettuali a tutti i costi, beh, forse abbassare i vostri standard e riscoprirvi un po’ bambini non può farvi che bene.


Voto: ★★ 

2 commenti:

  1. Uno dei migliori cinefumetti di sempre nonché uno dei migliori blockbuster. Regia perfetta nella quale non viene sprecata neanche una inquadratura, sceneggiatura che dosa tutto nel modo giusto e attori capaci. La cosa che più mi ha colpito è stato il modo nel quale è stato gestito il rapporto tra Peter e MJ, i dialoghi tra i due sono, per me, la cosa più bella del film.
    Si mangia tutti i film dei Marvel Studios e la nuova saga di Webb ad occhi chiusi.

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    1. E invece non sai quanta gente preferisce quelli nuovi di Webb. Comunque inutile dire che la penso come te, uno dei migliori cinefumetti di sempre, nel suo genere.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U