sabato 17 novembre 2012

Spider-man


Posso comodamente dire di essere un fan della Marvel, per quanto moderato. Almeno abbastanza da seguire cinque testate principali o da sapere bene cosa sono lo SHIELD, il Regno Oscuro e la Guerra Civile dei supereroi. Per quanto l’abbia scoperta relativamente tardi, ed abbia iniziato a seguirla seriamente solo durante la fase lavorativa della mia vita – followare una casa simile in maniera definibile serie comporta uno sforzo economico non indifferente – la figura dell’Uomo Ragno mi ha affascinato da che ne ho memoria. Tutto iniziò durante la mia infanzia, quando ancora non sapevo cosa fossero i fumetti ma ben conoscevo i cartoni animati. Ci pensò lo storico contenitore Solletico, condotto fra gli altri dalla figlia di Mara Venier e dal leggendario Mauro Serio, trasmettendo la serie animata degli anni novanta che riportava sul piccolo schermo l’arrampicamuri alle prese coi suoi cattivi storici, senza contare anche alle serie classiche o alle trashate come L’Uomo Ragno e i suoi fantastici amici, tutte cose che quando Sam Raimi diresse questo film nel 2002 mi fece fiondare al cinema più vicino a casa mia.

Protagonista della storia è Peter Parker, studente volenteroso che vive con gli zii, ma però sfottuto molto pesantemente dai compagni. Un giorno durante una visita scolastica a un laboratorio scientifico viene morso da un ragno radioattivo, cosa che modifica il suo DNA facendogli acquisire dei poteri ragneschi. Inizialmente usa queste nuove capacità per arricchirsi intraprendendo la carriera di wrestler, ma deciderà di intraprendere la via del giustiziere mascherato quando un delinquente che aveva lasciato scappare ucciderà il suo amato zio Ben. Da lì in poi grazie all’ottusità dei distributori locali sarà Spider-man, e avrà modo di affrontare la sua prima nemesi: il Goblin!

Un film che ha segnato l’infanzia di molti con una saggia commistione di azione, sentimento e romanticismo, facendosi così apprezzare a ogni tipo di pubblico. La regia di Raimi, da sempre appassionato di fumetti, si dimostra azzeccatissima e molto adatta all’idea di supereroe che vuole inscenare, immettendo quindi il suo Uomo Ragno in un ambiente decisamente fumettoso e caricaturale, senza però sfociare nell’eccesso anche quando ha modo di illustrare dei pregevoli stacchetti comici. Tutti gli elementi che hanno dato successo a questo personaggio vengono sfruttati nei migliori dei modi, riuscendo così a descrivere in maniera decisamente scanzonata e goliardica l’ascesa di un perfetto sfigato che, grazie a un fortuito aiuto del caso, diventa una sorta di superuomo nietzchiano attraverso un opportuno percorso di crescita, che gli permette di maturare fino a fargli usare i suoi poteri per uno scopo decisamente più alto dell’appagamento personale. Non da meno è la storia d’amore con la bella Mary Jane Watson, che qui ha le fattezze della mia prediletta Kirsten Dunst, ancora giovanissima ma che conferma in pieno tutto il suo talento per quanto il ruolo non la elevi di molto dalla classica parte della fidanzatina d’America che aveva avuto modo di personificare più volte nella sua carriera. Molti hanno rimpianto la mancanza di una iniziale Gwen Stacy visto chi era l’antagonista, o che l’Uomo Ragno originale non avesse delle ragnatele organiche, ma senza citare inutilmente il fumetto di Kick-Ass e le teorie annesse a questo film, dico che non sono deviazioni che ho trovato così gravose, poiché il vero senso d’essere del personaggio non è nei poteri ma da ciò che fa scaturire in lui la voglia di proteggere il prossimo - cose che verranno totalmente deviate nel reboot The amazing Spider-man, una vera fetecchia. Ed è qui che sta la grandezza fi questo film, ovvero quello di illustrare (termine non usato a caso, dato che deriva da un fumetto) una semplice ma ugualmente bella storia di maturazione personale. La genesi di un supereroe non è mai da prendere sottogamba e qui Raimi e lo sceneggiatore fanno di tutto, pur conferendogli un look molto cartoonesco, per dargli la solennità che merita. A sorpresa quindi il film si dimostra molto più profondo di certi suoi fratellini più seri, ha dei personaggi che donano il giusto carisma e delle sequenze dove ma macchina da presa non è mai messa a caso, ottimizzando ambo i linguaggi. Alla fine ciò che ama più la gente di un eroe è il vederlo cadere, ma è proprio nel proseguire nonostante tutto che sta la forza sotto quel costume colorato. Quindi a un eroe degno di questo nome va affiancato anche un cattivo altrettanto valido, così il divertente e spaesatissimo Tobey Maguire, che forse mette troppa convinzione in una parte che non ne richiederebbe moltissima, trova la propria nemesi in un Willem Dafoe magistrale, cattivo sia negli intenti che nella serie di espressioni facciali che ha modo di sfoggiare, regalando una credibilità non indifferente a un personaggio volutamente caricaturale ma dall’evoluzione convincente e studiatissima. Da segnalare anche le musiche del sempre eccelso Danny Elfman, che abbandonate le atmosfere burtoniane e i cori con un massiccio uso di voci bianche, riesce a ricreare un tema sufficientemente epico per un eroe decisamente quotidiano e dalla vita personale immensamente disastrata. Divertente e sopra le righe quanto basta, riesce a essere totalmente disimpegnato senza però dimenticarsi che lo spettatore è un essere intelligente per definizione, e che in quanto tale necessita di un minimo di rispetto - a parte per alcuni momenti che fanno molto Power Ranger. Per questo dobbiamo ringraziare il buon David Koepp per la calibratissima sceneggiatura, dove tutto avviene quando deve e dove i personaggi compiono il loro giusto percorso interiore, senza sbavature e seguendo tutte le leggi dettate dal genere. Tutto il resto del merito spetta invece a un regista rinato che firma una pellicola che si farà adorare dal pubblico di ogni età. Da antologia inoltre il cameo di Bruce Campbell nei panni del cronista dell’incontro di wrestling.

Un film col quale sono cresciuto e che mi riserva ancora oggi molte gioie. E che mi fa domandare come mai, insieme alle sigle dei cartoni animati, una volta i film dei supereroi erano più belli.


Voto: ★★★ ½

1 commento:

  1. Il meglio del meglio è offerto da Willem Dafoe e dal suo psicolabile Norman Osborn (notare: non ho detto Goblin). Ma Elfman vince.

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