sabato 17 novembre 2012

The amazing Spider-man


Con certi personaggi ci cresci. Fanno parte di te, della tua infanzia, hanno addosso quella magia che in minima parte è in grado di offuscare il tuo giudizio. Ma alla lunga bisogna capire che il bambino dentro di noi è andato, che ora siamo adulti e che bisogna far maturare il proprio giudizio. Faccio un esempio: tempo fa a casa di un amico ho visto un episodio degli Street sharks, cartone che da piccolo adoravo e... m'ha fatto davvero cacare. Incredibile, lo stesso cartone che da piccolo mi aveva tenuto incollato per interi pomeriggi allo schermo, ora mi esprimeva solo un'inarrivabile stupidità. Era cambiato lo show, oppure erano i miei parametri di giudizio ad essersi modificati nel tempo? E dire che certe cose sono rimaste invariate da che ero piccolo, ovvero la mia passione per due supereroi, Batman e Spider-man, che durante la mia infanzia erano state alimentate con due serie davvero notevoli - quella sul crociato incappucciato prodotta da Tim Burton, fra l'altro. Quando uscì questo reboot [per chi è a digiuno di termini cinematografici: un rilancio, si riparte da zero narrando la medesima storia] mi sovvenne un'antico terrore: il beniamino della mia infanzia sarebbe stato sottoposto a un degno trattamento, oppure si sarebbe rivelato l'ennesima cagata? E soprattutto, avrei saputo guardare a questo film con la stessa meraviglia ed ingenuità degli anni d'oro?

Quindi, rieccoci da capo. La novità iniziale è che vediao come il giovane protagonista perse i genitori. Poi via con la musica classica! Peter Parker è il solito blablabla, un giorno va in un laboratorio e blablabla, quindi scopre i propri poteri e blablabla. Poi gli uccidono lo zio e blablabla, così iniziano i vari segoni mentali. Il cattivo di turno stavolta è il dottor Kurt Connors (già presente nei film di Raimi da Spider-man 2 in poi), scienziato con un braccio solo, che per riottenere l’arto perduto mischia il proprio DNA con quello di una lucertola, nella speranza che gli ricresca. La cosa avviene con successo, ma proseguendo la formula finisce per funzionare fin troppo bene, tantoché lo scienziato si trasforma in un rettile gigante, seminando il panico per la città. Ah, la storia d’amore inoltre è con Gwen Stacy – finalmente, diranno alcuni!

Film malvisto da molti fin proprio dalla sua genesi concettuale, ha attirato sul proprio conto molta ironia quando si seppe che sarebbe stato diretto da Mark Webb. Non tanto perché questo regista avesse alle spalle un solo film, il delizioso (500) giorni insieme - appartenente fra l’altro al genere della commedia romantica - quanto per il suo nome, che se non fosse per una b di troppo significherebbe tela in inglese. Proprio la persona giusta per dirigere un film sull’Uomo Ragno, nevvero? Va detto che l’inizio lascia parecchio basiti, perché si vede che con questa pellicola si decide di prendere totalmente le distanze da quanto detto in precedenza sul personaggio, oltre che da tutti i film Marvel visti fino ad allora. Ciò che segue dopo lo strano prologo in bianco e nero è una sequenza davvero ben fatta, che fa riavvicinare Webb al genere cinematografico delle proprie origini: la commedia amorosa, e io mi ritrovai a tirare anche un sospiro di sollievo. Il personaggio di Peter Parker (interpretato da un bravo ma fisicamente non molto credibile Andrew Garfield - no, in tutta la mia vita da studente non ho mai visto un secchione sfigato così - al quale fa da spalla la bella e brava Emma Stone) riesce a esprimere molto bene tutte le turbe e le demotivazioni che un ragazzo della sua età può avere, discorso che è accompagnato da una regia sicura e davvero rodata, e quindi la sicurezza di vedere qualcosa di ben fatto aumentava sempre di più. Le prime grane sono arrivate infatti quando l’aspetto fantastico ha avuto modo di prevalere, facendo arrivare a far mordere il protagonista dal ragno nella maniera più ridicola possibile. Da lì in poi gli scivoloni si susseguono, anche se non in maniera troppo irritante, ma avvengono comunque. Ho vagamente apprezzato come abbiano saputo diversificare l’avvenimento della morte dello zio Ben, l'unico personaggio dell'universo Marvel a non essere resuscitato (che fra l’altro, è interpretato da Martin Sheen, mica cazzi!), ma tutte le tematiche venute dopo hanno fatto denotare quanto poco regista e sceneggiatori abbiano capito della psicologia dell’Uomo Ragno. Se nei fumetti e nei film di Raimi decideva di combattere il crimine perché spinto dal senso di colpa, qui il giovane Parker lo fa per dei motivi del tutto omessi che devono andare a ricercarsi in soluzioni abbastanza semplificate e poco sfaccettate, e il discorso della morte dello zio e della relativa vendetta da prendersi in merito viene abbandonato dopo cinque minuti. Questa è la caduta più bassa di tutto il film, ancora più della redenzione quasi casuale del nemico verso la fine e della ragnatela artificiale (che come fanno notare nel fumetto di Kick-ass: se ha davvero così’ tanti problemi economici, perché non la brevetta?), che proprio fa decadere il protagonista come una meteora. E inoltre, che fin fanno i poliziotti infettati da Lizard nell’attacco finale? Che ne so, farli vedere mentre rovesciano un apio di macchine, perché qui vengono davvero dimenticati come dei poveri stronzi... e come mai il ragazzo resiste senza problemi quando Lizard gli squarcia il petto ma si fa azzoppare da una pallottola che lo colpisce di striscio? Invece altre cose che ad altri non sono piaciute le ho sapute gradire. Non mi ha fatto schifo il look di Lizard, che prende spunto dalle storie più vecchie dell’arrampicamuri, così come il nuovo costume dell’Uomo Ragno - fatto volutamente male, perché è assai improbabile che un ragazzo faccia un costume così curato come nei film precedenti. Ma nel complesso, duole dirlo, il film non regge il confronto col personaggio che ho da sempre amato o coi due film di Raimi. Manca cuore e non trasmette emozioni, elementi indispensabili in un film di supereroi. E duole vedere come ormai tutti i film Marvel puntino quasi unicamente sugli easter-egg finali, che qui sembrano suggerire l'avviarsi della saga del Clone.

Non basta una fittizia fedeltà al fumetto mostrando gli spararagnatale, quello è un insulso particolare per nerd, perché il vero Uomo Ragno si nasconde in bel altro.


Voto: ★★

4 commenti:

  1. Pessimo. Non l'ho apprezzato. Troppi scivoloni e poca passione. Personaggi buttati a caso e cattivi presi tanto per fare scena. Sono lontani i bei tempi dei Goblin alla Jekyll & Hyde e degli Octopus Shakespeariani. In attesa del secondo capitolo, ma per me 'sta roba non è altro che il classico prodotto commerciale, fatto come vuole il pubblico e non come vuole il regista.

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    1. io continuo a cercare di dare qualche piccola chance a questo film, ma la grandezza di quelli precedenti è davvero lontana mi duole ammettere.

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  2. Io non l'ho ancora visto, e sinceramente non ci tengo molto. Questa moda di far fare i personaggi a 100 attori diversi mi rende isterica. Se penso a Batman mi sale il sangue alla testa.
    Per me, capacità recitative a parte, l'unico spiderman è Tobey Maguire. Perchè? Perché il personaggio di spiderman rispetto agli altri è diverso. È davvero un ragazzo sfigatello, che si fa mille seghe mentali, che senza quella tutina non te lo fileresti di striscio. E Tobey Maguire rendeva bene questo aspetto vitale del personaggio. Quest'altro invece? Puzza di "I'm going to be a figo" lontano un miglio. Sempre a pensare agli ormoni delle ragazzine, per batter cassa. Non lo capiscono che il genere supereroi ha un altro target, cercano di pigliar tutti e nel rischio si perdono la maggioranza.

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    1. Tu pensa, dalle mie parti dicono tutti che questo è meglio dei tre di Raimi. Che su Peter Parker... beh questo di fedele ha il fatto che non è solo uno sfigato è basta, è un genio a tutto tondo perché è anche un inventore. Però è tutta la parte filosofica che manca - proprio quella sulla quale Raimi ha dato il meglio di sé.

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