martedì 27 novembre 2012

Thor


Mitologia e fumetti, che passione! Specie se la mitologia è greca o norrena, e i fumetti ritraggono degli igno-rantissimi uomini in calzamaglia perennemente in procinto a salvare il mondo. Da un connubio simile si potrebbe pensare che io adori quindi il Thor di casa Marvel, cosa decisamente errata poiché lo considero un personaggio molto peggiore che ignorante, quanto mai insulso. Le avventure del figlio di Odino non mi hanno mai particolarmente entusiasmato, eccetto qualche piccola storia scritta da Straczinsky [ma qui bisogna capire se è più l’amore per l’autore che per la vicenda in sé], quindi non avevo modo di attendere con particolare ansia questo film se non il fatto che ponesse le basi per uno dei personaggi cinematografici che sarebbero convenuti nel progettone degli Avengers. Manco il nome di Kenneth Branagh alla regia suonava particolarmente allettante, e difatti dovettero proprio trascinarmi di forza a vederlo.

Thor è figlio di Odino, e in quanto tale legittimo erede al trono di Asgard. Purtroppo il giovane dio è particolar-mente irruento, cosa che gli costa l’espulsione dal regno paterno e la spogliazione dei propri poteri. Sulla terra ha modo di incontrare Eric Selvig e Jane Foster, un vecchio astrofisico e la sua giovane allieva, che cercano di aiutarlo, arrivando perfino a credere alla sua vicenda. Peccato però che dall’alto di Asgard suo fratello Loki, il dio degli inganni, sta architettando un piano che...

Ricordo ancora che andai a vederlo con degli amici che mi ero fatto quando facevo il corso di sceneggiatura all’Accademia di Comics di Torino, proprio quando proiettavano in contemporanea l’anteprima di Fast and Furios 5. In fila c’erano tanti surrogati di Vin Diesel, dei tamarri palestrati e pieni di tatuaggi che urlavano slogan e frasi dei film precedenti, e che molti guardavano male me e i miei compañeros - dei palesi fumettari. E non appena il film iniziò mi resi conto del perché di quegli sguardi: Thor altro non è che la classica baracconata per fumettari, fatta per essere vista e dimenticata in fretta in vista di un progetto più grande, qualcosa di tanto inutile da infastidire addirittura i fan dell’azione tamarra. Perché questa pellicola riesce proprio a deludere su tutti i fronti, sia per quanto concerne la storia che per quanto riguarda il settore dell’action. La sceneggiatura offrirebbe quelli che sono degli spunti abbastanza interessanti (al quale ha fatto da soggettista il già citato Straczinsky, che compare in un cameo nel ruolo dell’autista che ritrova il Mjolnir) ma che però non hanno abbastanza respiro, e se l’esistenza di un mondo divino per chi non ama il genere fantasy può risultare di difficile convinzione il credere che questa storia si svolga in un arco narrativo di due giornate terrestri non può trovare altro che riscontri negativi. La colpa maggiore del tutto però va data al regista Branagh, che rimane incapace di staccarsi da quella che è la sua passata vita teatrale con una regia che suole enfatizzare ogni singolo momento in cui viene usata la macchina da presa. Infatti nel teatro i mezzi a disposizione raramente sono sufficienti per tutti i generi di storie, senza contare che bisogna che da ogni punto della sala la gente capisca cosa accade sul palco, quindi il sottolineare fino all’esasperazione certi movimenti è tipico di questa forma artistica. Cosa che nel cinema va però evitata a patto che non si voglia cadere in un ridicolo involontario, come sovente accade qui. Se però le scene ambientate nel regno magico degli dei riescono a essere così di grande impatto grazie a una messa in scena quasi shakespeariana (e noi sappiamo quanto Branagh sia groupie nei confronti del Bardo), lo stesso sistema risulta essere davvero dannoso nel mondo reale, dove si vorrebbe raggiungere una certa epicità che però la pellicola si autonega in ogni istante. Risulta davvero difficile capire dove voglia andare a parare questo film, perché pecca di un ritmo davvero soporifero e di un versante d’azione semi inesistente anche quando imperversa con una CGI tutto sommato soddisfacente, dimostrando che la fortunata botta di culo ottenuta con Iron man è di difficile replica. Da non dimenticare però l’easter egg finale, ironicamente la parte più riuscita di tutto questo progetto. Tutto sommato può divertire i fan più accaniti della versione Ultimate del personaggio (è a quella che infatti deve la barba e parte dell’armatura) che possono godere della statuaria presenza dell’esordiente Chris Hemsworth – giuro, a vederlo quei cinque secondi senza maglietta sono quasi diventato ricchione. Sprecatissimi invece la semrpe eccelsa Natalie Portman e i venerandi Stellan Skarsgard e Antony Hopkins, in tre ruoli che non rendono il giusto omaggio alla loro bravura monumentale. Anche se, come nel maxiprogettone finale, gran parte del merito va dato al secondo esordiente, Tom Hiddlestone, nel ruolo del dio degli inganni.

Tra i sotto film che sarebbero conversi poi nel progettone degli Avengers è uno di quelli che mi ha dato meno fastidio. Banale, scontato e insipido, ma mai a dosi troppo alte. Indolore, se non altro, e forse il fatto di non essere in grado manco di farsi odiare è la pecca più grossa.

Voto: ★★ ½

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