mercoledì 21 novembre 2012

Twilight


Bene, inizia una cosa per la quale molti forse mi criticheranno male. Ma va fatta. Un po' per mero bisogno di visualizzazioni [alla fine la notizia va sfruttata finché è ancora fresca], un po' perché è una saga che ha saputo scuotere e incassare come poche in questo decennio, quindi va analizzata in quanto tale. Cercherò di farlo senza haterismi vari, stando il più obiettivo possibile e propvando pure a concedergli quella parvenza di meriti che tutto sommato meriterebbe. So che non è facile e che dopo questa molti forse decideranno di abbandonare questo blog [ma ammetto che anche seguire un corso di porcellana è più utile] però lasciatemi stare in pace con la mia coerenza recensitrice. Si dia inizio alle danze, e diamo quindi il via al primo capitolo della saga vampiresca tratta dall'omonimo libro best sellers di Stephenie Meyer e diretta dall'indie woman Catherine Hardwicke.

Dopo essersi trasferita nella città di Forks, la giovane Bella Swan incontra il coetaneo Edward Cullen. Misterioso, ombroso [e imberbe, dico io], il ragazzo subito l'affascina, ma in giro vi sono troppe voci sul suo conto e su quello della sua famiglia. Alla fine Bella scoprirà la verità: Edward è un vampiro! Un vampiro strano, però, che brilla alla luce del sole e beve solo sangue di animali. La cosa sembra andare bene, fino a che il sangue di Bella non risveglia la sete di un vampiro rivale e molto malvagio...

Sinceramente... mi aspettavo molto peggio! Certo, le cazzate immani sono tantissime, e quella del vampiro sbrilluccicoso è il particolare che mi ha turbato meno, ma a sentire i tanti commenti negativi che questa saga si è trascinata dietro nel corso della sua non tanto lunga storia mi aspettavo davvero una cosa molto più infima. Sarà che dopo i film di Federico Moccia e della figlia di David Lynch tutto sembra molto più bello, ma tutto l'odio che questo primo capitolo riuscì a guadagnarsi mi pare una cosa davvero eccessiva. Merita comunque un giudizio basso, anche se non troppo, per via delle castronerie che manco con tutta la bontà di questo mondo posso ignorare. La storia tutto sommato si salva nonostante le varie ingenuità, che potevano benissimo essere compensate da un tono scanzonato e tendente al fiabesco, peccato però che il puntare tutto verso un'ossessiva esasperazione serva unicamente a ridicolizzare anche certi passaggi felici - con tutti quegli ansimi mi sembra incredibile che in certi punti siano riusciti a mettere in mezzo qualche battuta. Tecnicamente invece posso solo fare dei commenti unicamente negativi, in special modo per via della fotografia di Elliot Davis, che punta non tanto su un uso capace e coerente delle luci ma su un assurdo gioco di filtri che tinge di blu ogni minimo particolare, cosa che a lungo andare si fa davvero fastidiosa e dannosa per quello che è l'aspetto visivo della pellicola. Su quest'ultima invece fa quello che può la Hardwicke, che fedele ai propri precedenti status filmici realizza un film dal budget vagamente esiguo se si pensa a una produzione media che pone le sue basi su un simile caso editoriale, ma che non sa trovare la giusta miscela di gotico e moderno fallendo miseramente su tutta la linea. Anche l'assoluta mancanza di violenza è un qualcosa che fa davvero calare il tutto, perché mi risulta difficile immagi-narmi un vampiro, una figura della notte, relegato a proprio volere e piacere in questa forma di cagnolino domestico. Che poi anche il Dracula di sua maestà Francis Ford Coppola aveva modernizzato il vampiro protagonista immettendolo in un contesto a lui estraneo, quindi non c'è da stupirsi che si pensi di fare lo stesso ai giorni nostri, in special modo se come idea è già stata attuata più volte non solo nel mondo della cinematografia, ma anche in quello della letteratura, dei fumetti e via dicendo. E qui mi vengono i primi pensieri in merito a quelli che sono i non chapliniani tempi moderni, che forse veramente stiamo raschiando il fondo del barile sia come immaginario che come esseri umani a sé stanti, e che quindi forse ogni epoca si merita il vampiro che ha. Noi ci meritiamo un maschio efebico costretto in una gabbia di apparenze, magliette di marca e auto sportive, che porta avanti l'ombra della tenebrosità che ebbe tempo addietro. E non mi stupisco che da questa figura ne esca addirittura una forma d'amore particolarmente distorta che punta a mio parere su una caricaturizzazione di quel sentimento, fatto di azioni spettacolari che però a conti fatti sono pregne di retorica infantile e buonista, che ignora forse quello che potrebbe essere anche il nemico principale dei due protagonisti: la noia, sia quella che passa in una coppia col tempo (figuriamoci poi se i due sono immortali) che quella che subentra a un certo punto della pellicola. Se non altro ci ha fatto conoscere un buon attore (qui impedito da un personaggio idiota) come Robert Pattinson, mentre Kristen Stewart e Taylor Lautner sono decisamente condannati all'oblio.

Voto basso, ma si poteva fare molto peggio. E posso assicurarvi che molto peggio si farà. Perché da bravo idiota io ho voluto vedermeli tutti...


Voto: ★★

2 commenti:

  1. Orripilante regia della Hardwicke, che gioca con la telecamera come se fosse un film d'azione quando in realtà stiamo andando avanti per tutto il film con dei dialoghi a due, da dirigere con semplici campi e controcampi. Uso spropositato del dolly e della fotografia bluastra. Inclassificabile.

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