martedì 27 novembre 2012

Yattaman


Quando parlo della mia infanzia il discorso verte inevitabilmente sui cartoni che guardavo, cosa che nel bene e nel male ha plasmato il mio attuale immaginario. Peccato che oltre me pochi altri coetanei hanno potuto godere delle avventure degli Yattaman prodotte dalla Tatsunoko, o anche solo della magnifica sigla d'apertura cantata da I cavalieri del Re. Sapere poi, quasi quindici anni dopo, che uno dei miei registi preferiti ne avrebbe tratto un film mi riempì di commozione. Pensare poi a mente fredda che si tratta della trasposizione di anime in live action mi inquietò oltre ogni limite, temendo che la mia mente non riuscisse a reggere alla sequela di cazzate cosmiche che la cosa avrebbe sicuramente comportato. Ma poi convenni col mio cinefilo interiore che se c'era Miike dietro la macchina da presa, sicuramente avrebbe saputo gestire al meglio la cosa senza tanti problemi, quindi iniziai a vederlo col cuore in pace e senza tante paturnie di sorta, ricordandomi dei gioiosi pomeriggi passati a seguire le avventure di questi strambi pala-dini della giustizia orientali.

Yattaman 1 e Yattaman 2 sono dei supereroi. Quando non devono sventare le malvegie [ma mai tanto] azioni del trio Drombo - capitanato dalla magnifica Miss Dronio e dai suoi assistenti Boyakki e Tonzula - passano il loro tempo nel loro laboratorio a costruire mecha, che poi ricicleranno per la loro guerra al crimine. Qualcosa di strano però sta infrangendo la tranquillità del mondo, e infatti varie cose sembrano svanire nel nulla. E' materia che scotta, e gli Yattaman infatti non possono non investigare in merito. Quindi yatta, yatta, yatta maaaaan!!!

La serie purtroppo qui nel Bel Paese non ha mai riscontrato un particolare successo, e ancora meno fama l'ha avuta Time bokan - la macchina del tempo, serie cardine dalla quale poi sono state surrogate dei franchise minori, quali l'anime del quale il film qui recensito è la trasposizione e la serie di Calendar man. Nelle terre d'oriente però questo si tratta di uno dei prodotti per l'infanzia più amati di tutti i tempi, che è stato vittima di numerosi remake e, per ultimo, di questo adattamento per il grande schermo. Non è quindi difficile immaginare il perché sia stato coinvolto nel progetto un regista così amato come Miike, il quale ha saputo versare il suo variegato estro artistico in un progetto ambizioso ma dalla gestazione abbastanza travagliata, e infatti si vocifera che si possa avvalere di una storia produttiva molto tumultuosa e non particolarmente ortodossa, giacché si era annunciato più volte della sua mancata realizzazione o di un'eventuale interruzione di fondi. Alla fine però il regista più pazzerellone di sempre ce l'ha fatta, e pare proprio essersi divertito un fottìo! Infatti quello che si evince dalla prima inquadratura fino all'ultima è un'atmosfera decisamente goliardica e volontariamente autoparodistica, che finirà per divertire tutti. La pellicola riprende ogni elemento che aveva decretato il successo dell'anime, e se inizialmente può disturbare vedere delle persone vere truccate nella più assurda e casereccia delle maniere intente a fare cose da cartoni animati, il tono fanciullesco della pellicola riesce a far quadrare i conti grazie a un'atmosfera molto fumettosa e dedita all'assurdo. Si evince qui una cura davvero maniacale per i particolari, nella quale Miike si diverte a enfatizzare ogni minima cosa trovando però il giusto limite da non oltrepassare, restando così entro quella decenza che non andrebbe mai superata. La trama prosegue senza cali di ritmo, tanta è piena di battute e trovare registiche, e nella sua assurdità riesce pure ad avere una propria logica finale una volta che ci si è abituati alle leggi di questo strambo mondo di supereroi colorati e cattivi pasticcioni. Gli effetti speciali forse possono deludere un poco ma il vederli più affini a quella che è la tecnologia impiegata per degli anime e non per dei film veri e propri rende maggiore l'identificazione con l'onnipresente umorismo dell'opera. Non molto da dire sugli attori, e infatti il cinema nipponico raramente può vantare in tempi recenti degli interpreti particolarmente efficaci, ma su tutti spicca per la sua prosperosa e quasi occidentale fisicità la bellissima Fukada Kyoko nei panni di Miss Dronio, anche se la scena finale di nudo (onni-presente nell'anima e anche nella sigla finale, munitevi di Youtube se non ci credete) manca, cosa che mi dispiace non poco visti i 'meriti' dell'attrice. Ma basta il cammeo dei tre doppiatori originali del trio, visibili durante la scena del ristorante, per far innalzare di valore artistico dell'opera molto più in alto di quello che sembra. Più un giocattolone che un film, ma sono proprio i giocattoli che caratterizzano l'infanzia di un bambino, e che in questo caso fanno riaffiorare i ricordi una volta che è adulto. Inventiva non stop e demenzialità ben collaudata per un capolavoro del settore, che riesce a trasformare in oro ciò che in altre mani sarebbe risultato unicamente ridicolo e volgarissimo. Io l'ho amato, e tutti quelli che come me hanno visto la serie in passato faranno lo stesso, ne sono sicuro. Ma anche quelli che amano il cinema fatto con la passione e la voglia di raccontare credo potranno concordare con me a fine visione.

E in più, la volete sapere una cosa? Io l'ho quasi preferito persino a The Avengers. E non mi vergogno minimamente di questa confessione.


Voto: ★★

6 commenti:

  1. Io dopo aver visto il film di lady Oscar.... non ho abbastanza tempra, ecco.

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  2. 5 stelle piene! un capolavoro (qui si che il termine è appropriato): prende l'anime e lo trasforma in film, mantenendo i punti saldi e ampliando quelli che il fumetto non poteva esagerare...

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    1. Certe cose solo Miike può farle u.u

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    2. PURTROPPO, invece. Per me ci sono molti potenziali registi che, oltre ad avere le ali tarpate dalla produzione, non hanno manco la possibilità di emergere o esordire.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U