mercoledì 5 dicembre 2012

Boris - il film


Se di cinema posso vantare una modesta cultura [che comunque rimane sempre molto modesta, anzi, se ho aperto un blog di cinema è proprio per poter apprender eil più possibile da gente molto più esperta di me], lo stesso non posso dire sulle serie tv. Sto cercando di recuperare cercando titoli che ovviamente tutti i miei coetanei, nerd (possano morire, amen!) o no, non hanno mai sentito nominare. Però non mi sono lasciato sfuggire le tre stagioni di Boris, serie italiana davvero molto bella, che mostra i retroscena dell' industria televisiva nostrana. La mia passione verso questo show però è stato, per molte persone, un (nuovo) pretesto per prendermi a male parole, perché no, non si fa, non si guardano le cose italiane che sono tutte merda. Già, perché una serie italiana, in quanto tale, ovviamente, deve essere merda a priori. Ma io per fortuna non mi lascio scoraggiare da tutto questo (anche perché, manco a dirlo, la maggior parte di quelli che hanno detto una cosa simile sono quei fottutissimi nerd), altrimenti avrei smesso addirittura di vedere i film coreani, e quindi dopo aver visionato l'originale televisivo mi avventurai pieno di speranza al cinema per vedere l'esordio di questa assurda troupe sul grande schermo.

René Ferretti compie un atto di ribellione: poiché nello sceneggiato de Il giovane Ratzinger non gli lasciano girare una scena come vuole lui, decide di licenziarsi, cercando fortuna altrove. Sarà l'incontro fortuito coi suoi vecchi capi, Sergio e Lopez, che gli farà decidere di approdare al cinema per fare la trasposizione del libro La casta, saggio politico che denuncia tutti gli sprechi e gli abusi della classe dirigente italiana. Ma purtroppo il mondo del cinema non è molto diverso da quello della televisione...

Il grande salto è stato fatto e, come dice Lopez all'inizio, discorso che riverrà preso dalla canzone di Elio e le Storie Tese dei titoli di coda: dopo la tv c'è il cinema, dopo il cinema la radio e poi la morte. E possiamo dire che la morte è avvenuta anche per la creatura dei trio italiano campione di risate, perché i lustri delle tre stagioni che tanto ho amato sono ben lontani, Forse Boris era un esperimento che ha dovuto parte del suo successo artistico proprio alla breve durata, perché si è spento dicendo tutto quello che aveva da dire e senza troppi prolungamenti che avrebbero solamente nuociuto. Certo, il ritorno sulle scene della troupe più sgangherata d’Italia non è visto con cattivo occhio, però anche da fan è impossibile negare che molte cose non funzionino. E infatti il passaggio di René non avviene senza alcuni passaggi infelici che, per quanto non nuocciano in maniera gravissima sul risultato finale, si fanno però sentire. Il team intellettuale di Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico, autori del telefilm, investe i propri sforzi in questo lungometraggio occupandosi sia della regia che della sceneggiatura. Ma la prima risente di molti passaggi particolarmente allungati che non danno il giusto ritmo sia per quanto concerne i tempi narrativi che quelli comici, troppo ancorata alla realtà televisiva di provenienza che non si confà alla dilatazione temporale del grande schermo, mentre la sceneggiatura sembra un allungo di una puntata mai realizzata che pecca anche di parecchie battute senza mordente. Non battute brutte, perché quelle che ci sono, sono belle, ma abbastanza anonime, almeno per ricoprire tutta la durata complessiva di questo nuovo progetto. La satira contro un sistema sbagliato che non ha più il coraggio di osare c'è, ma anche nel passare a un nuovo media si sentono sempre i medesimi concetti, che se da un lato fanno capire che siamo nella merda in ambo i settori dall'altro stufano perché all'attenzione non viene proposto nulla di nuovo. Ovviamente il tutto non è qualcosa d'inguardabile, e l'intelligenza che ha sempre caratterizzato questi personaggi si sente tutta, ma resta un briciolo di amarezza per le vette che questo progetto poteva raggiungere. L'umorismo è sempre sull'orlo del cinismo, mai gratuito per quella che è una situazione nostrana davvero drammatica e che necessita di una qualche scossa, anche se il finale [che sembra voler comunicare: si ride per non piangere] sembra rassegnarsi su un futuro che non ci sarà mai. Forse con questo film il sogno di un prossimo e possibile miglioramento non avverrà mai, ma lo sforzo compiuto è davvero notevole, e già il fatto che in un paese dove si censurano pellicole solo perché fanno umorismo sull'eutanasia (qualcuno ha nominato Dogma?) e dove l'unico traino che il cinema sembra avere è quello di cinepanettoni, una voce simile era davvero necessaria. Resta sempre ottimo il comparto degli attori, con un Francesco Pannofino mattatore assoluto e poliedrico, affianco al quale, oltre che hai soliti nomi della serie, si ha anche il graditissimo ritorno di Carolina Crescentini, insieme ai cammei di ospiti d'eccezione. Dal canto mio invece mi sono innamorato in maniera assoluta della minore dei fratelli Guzzanti, ottima attrice e anche donna adorabile di per sé, che mi ha dato più di un motivo per apprezzare tutto ciò che deriva dal marchio Boris - che ricordo, è il pesce rosso che René si porta sul set. Non imperdibile, ma va comunque visto per dare la giusta conclusione alle tre serie precedenti, vero punto forte del progetto.

Decisamente non è il finale coi fuochi d'artificio che mi aspettavo, ma piuttosto che un decadimento nel vuoto rimane una consolazione sufficiente e dotata della giusta sagacia. Tutte cose che mi resteranno negli occhi del cuore!


Voto: ★★ ½

2 commenti:

  1. Gran film. Punto. Sottovalutato da molti, ma la poetica sequenza finale di un René impotente di fronte alle dinamiche della grande produzione è sensazionale e triste. Mi piace.

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    1. Bello lo è di certo, peccato per certe pecche che non me l'hanno fatto piacere fino in fondo. Ma per quello ci sono tre serie assolute e stupende :)
      Solo la scena finale però è da antologia, questo va detto!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U