venerdì 7 dicembre 2012

Dogville


Anche nel cinema si hanno le proprie preferenze, è innegabile. Certi registi sanno come solleticarci la testa mentre altri ci stanno egregiamente sulla scatole, come con le persone che conosciamo. Pure io sono soggetto a tutto questo, però se non altro mi ritengo una personcina abbastanza coerente da non cadere in giudizi approssimativi proprio per questo, quindi cerco di vedere un po' tutto. Ci sono però dei film che sono uno smacco, che ti costringono a rimangiarti quanto hai detto prima e addirittura a farti ricredere su certi determinati autori. Io col tempo infatti sono diventato uno convinto che Von Trier non sarebbe mai riuscito a convincermi al cento per cento per via della sua vena oscenamente spocchiosa, eppure questo film, quando lo noleggiai parecchi anni fa alla biblioteca pubblica, fu quello che mi iniziò a quell'autore, incantandomi e facendomelo ritenere uno molto capace. Poi dovetti ricredermi vedendo altri suoi presunti capolavori, comunque non posso fare a meno di ricordare come tutto iniziò - e finì - con questo magnifico film, apologo di una magnificenza che tutti dovrebbero avere e che lo stesso autore non ha mia più raggiunto.

La bella Grace, nello sfuggire da due gangster, arriva a rifugiarsi nella cittadina di Dogville. Il portavoce Tom è il primo a vederla, e la presenterà al resto della comunità, che la accetterà a patto che lavori per il bene comune. Grace si mostra desiderosa di darsi da fare, ma la cittadina quando vede la sua disponibilità approfitta di lei in maniera sempre maggiore, fino ad arrivare a negarle la personalità...

Il primo fatto a colpire in questo film è la totale assenza di scenografia. Il tutto è stato girato in un teatro di posa, e i vari ambienti sono indicati sul terreno [nero con scritte bianche] coi nomi dei luoghi che quello spazio esige. Un modus operandi non ortodosso che, anche se a un primo momento non risulta chiarissimo, fa comunque venire la curiosità di andare avanti, perché film fatti in questa maniera non se ne sono mai visti - o almeno, io non ne ho mai visti. Dimostra così d'essere il cavallo di battaglia di questa pellicola, in grado di incuriosire anche senza il suffisso intellettuale che ne sta alla base e che in questa maniera permette di concentrarsi in maniera ancora maggiore sui volti e le movenze degli attori - tutti davvero eccelsi, dalla protagonista Nicole Kidman al grande Stellan Skarsgaard che fa da terribile comprimario. Quello che il Danese vuole mettere in scena non è solo una storia ben scritta e ambientata in un periodo che mi piace molto, coi gangster che tanto adoro pronti a farmi andare in un brodo di giuggiole, ma anche un rapporto che sta alla basa di quello che per lui è il paese del sogno americano. Quetso infatti è il primo capitolo della non ufficiale trilogia americana di Lars Von Trier, che vuole ironizzare su come le opportunità promesse da questa nuova terra di speranze in realtà non siano mai state mantenute. Veniamo così introdotti in una sorta di atmosfera fiabesca e quasi sospesa dal tempo, dove la protagonista ha modo di essere accolta in una struttura che le dia modo di estraniarsi dalla sua vecchia vita e di ambientarsi in un nuovo sistema. Ma dopo questo esordio (quasi da commedia anni cinquanta, per certi versi) abbiamo modo di vedere come la situazione ha modo di ribaltarsi in maniera assoluta, e la povera Grace diverrà la schiava faccendiera e sessuale di tutta la comunità, che approfitta della sua debolezza per negarle ogni diritto e bisogno d'espressione. Proverà anche a scappare, ma senza risultato, ottenendo solo delusione, tradimento e un proseguire di umiliazioni ancora più grande. Ma questo protagonista femminile non è solo una donna in grado di subire e basta. Verrà anche il suo momento di rivalsa con un ben collaudato colpo di scena che non vi rivelerò per non rovinarvi la sorpresa. Ed è proprio lì che il film ha modo di brillare, mostrando a mio parere un significato davvero coerente ed espresso con chiara naturalezza, cosa insolita nei film di Von Trier. L'uomo, e quindi anche la donna, è un essere malvagio per principio. La vendetta di Grace avrà quindi modo di colpire tutta la cittadina, anche coloro che a conti fatti ben poco centravano con la serie di umiliazioni che le sono state inflitte, tanto che ucciderà persino colui che l'ha sempre difesa fin dal principio. Ed è questo che l'iracondo e depressoide Lars vuole comunicare dell'America, un paese nato dal sangue e che prosegue su quella strada con stolida convinzione, poiché formato da umani che in quanto tali sono portati a una crudeltà istintiva e irrazionale, che fa parte della loro stessa natura. Ma forse ciò che rende questo film così grande è proprio l’andare oltre quello che vuole essere il senso di denuncia finale di questa trilogia. La parte riguardante l’America è brutalmente lasciata da parte, per sviscerare un discorso che riguarda tutte le società del mondo. Tutte le città, tutte le persone hanno una facciata di apparenza e circostanza quando, in realtà, dentro di loro covano solo malvagità e invidia. È per questo che la scenografia è assente, per rivendicare un concetto non sono mentale ma anche visivo, eliminando ogni barriera che può impedire la vista e mostrando quello che accade fra i muri, dove le persone hanno realmente modo di essere quello che sono. Togliere per vedere e far vedere per rappresentare la realtà nella sua forma più assoluta e pura: nuda. Chi sarà peggio di tutti, alla fine? La bella Grace, i gangster oppure la comunità bigotta e ricattatrice? Forse gli uomini non si dividono in buoni è cattivi. Sono tutti, alla stessa maniera, cattivi e indegni di vivere. solo che è una cattiveria che si esprime con varie e diverse sfumature e quantità.

Felicemente sorpreso da questo film che, nonostante la mia risaputa antipatia per il regista, ho ritenuto di gran livello, pur non consigliandolo a tutti a causa della sua durata di due ore e mezza e un ritmo a tratti davvero lento. 


Voto: ★★

4 commenti:

  1. lars von trier genio sempre e comunque!
    dai, che pure tu ti stai convertendo! :)

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    1. Aspetterei a dirlo, questa finora è l'eccezione che conferma la regola

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  2. Mi è piaciuto molto, come mi è piaciuto Melancholia, l'hai visto?
    Molto suggestivo!

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    1. ammetto, non sono un gran fan di Lars :P questo e poche altre eccezioni mi sono piaciute. "Melancholia" l'ho trovato davvero suggestivo e ben fatto, ma troppo pregno della spocchia che contraddistingue questo regista. A breve scriverò una recensione in merito se vuoi ^^

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U