domenica 9 dicembre 2012

Kill Bill volume 2


Ancora scosso dalla visione del primo tassello di questa bilogia (esisterà come termine, poi?), mi avventurai con estremo gaudio alla visione della fantomatica parte finale. Oddio, non proprio con un gaudio esagerato, perché ero piccolo forte e non credo di essere stato abbastanza pronto per una visione simile. Forse era proprio questo il motivo per cui, detto in buon italiano, non sapevo proprio cosa cosa beneamato cazzo aspettarmi dopo il tripudio di follia visto precedentemente, ma confidavo nelle capacità del buon zio Quentin - del quale nel frattempo avevo approfondito la cinematografia, arrivando così a chiamarlo zio in modo del tutto platonicamente affezionato. Restava poco o nulla da fare, se non sedersi [stavolta al cinema, ecchediamine!] e godersi la fine di questa spietata corsa alla vendetta che non lasciava scampo a niente ed a nessuno, manco gli spettatori. Ma tanti cambiamenti erano in atto, non solo nella storia ma anche nella visionarietà e nello spirito della pellicola. Avrei mai saputi accettarli?

Dopo aver ucciso O-Ren Ishii e i suoi 88 folli, la Sposa prosegue nella sua ricerca, eliminando anche le ultime vittime. Resterà solo Bill, ma sarà un confronto decisamente inaspettato...

Una trama ridotta all'osso che più di così si muore, per un film che comunque riesce ad avere una sua durata non indifferente, due orette che volano via come se nulla fosse. A riempire tutto questo tempo di visione non vi sono solo meri combattimenti - che, anche se non troppo abbondanti, facevano la loro bella laida figura - che potrebbero far risultare la narrazione quasi meccanica e prevedibile, come un videogame multilivello al quale non possiamo giocare, ma il tutto viene arricchito con un qualcosa che da una coerenza a questo universo narrativo. La pellicola è divisa anche in questo caso in capitoli, scanditi ancora una volta in maniera atemporale e montati con un ordine apparentemente casuale, perché dove l'azione ha modo di palesarsi in tutta la sua potenza si è giustamente stoppati verso quello che è il passato dei protagonisti. Vediamo quindi come la Sposa [verrà rivelato anche il suo nome, state tranquilli, in una maniera oltremodo spassosa] ha avuto modo di allenarsi per diventare una delle migliori killer del mondo, e verrà anche meglio sottolineato il suo contrastato e contraddittorio rapporto con Bill, uno dei personaggi più belli che io abbia avuto modo di vedere al cinema, senza se e senza ma. Non solo azione quindi, ma anche molto sentimento, perché in questa pellicola il piatto forte è servito dai dialoghi, come la miglior tradizione tarantiniana vuole. E infatti si parla molto, forse un po' troppo, ma nessuna sillaba cade a vuoto, rendendo ogni parola memorabile o attua a descrivere un preciso momento. Si affronta anche la filosofia orientale e la tematica della maternità, che troverà la propria catarsi nella bellissima e struggente scena finale, apparentemente buonista ma dotata di una potenza significativa e metatestuale da antologia. In confronto al primo, pirotecnico capitolo, Tarantino ritorna su quelli che sono i suoi ‘soliti’ canoni, offrendo però delle riprese per nulla scontate e sempre alla costante ricerca della citazione d'obbligo, come si potrà vedere nel divertentissimo addestramento presso Pai Mei, che mostra quanto di meglio si è potuto apprendere da una certa cinematografia orientale – mai del tutto sdoganata, almeno qui da noi. Uma Thurman si mostra come il mostro iconico che è saputo diventare precedentemente e che qui riesce a dimostrare il suo lato più fragile, ma il resto del cast di certo non sfigura, a cominciare dal mitico Michael Madsen [che poraccio, ultimamente si è ridotto a comparire nei video di Justin Bieber] fino al mitico Bill Carradine, purtroppo morto suicida pochi anni dopo la produzione di questo film. Dopo i titoli di coda rimarrà solo il nulla, la sensazione di essere stati travolti da un qualcosa di totale in tutta la sua potenza narrativa possibile. Forse perché questo è un film atipico persino per un tizio come Tarantino, che ci ha parlato sempre del suo amore verso il cinema, ma quasi mai di amore in senso lato del termine. Ed è per questo che questa saga appare così strana, perché si sente l'ingenuo entusiasmo di un autore che attraversa lidi nuovi, stravolgendo l'idea di cinema che aveva dato in precedenza, pur restandone ancorato alle basi. A noi non resta che godere di questo suo dono, questo suo continuo voler esplorare territori nuovi, ma anche della canzone, Malaguena salerosa, composta per l'occasione dal suo amico di merende Robert Rodriguez. Si vocifera da tempo di un possibile terzo capitolo, ma è una cosa della quale non mi curo moltissimo. Ho già avuto due film stupendi e dei quali avrò un ricordo indelebile per tutta la mia esistenza, che ho rivisionato all'infinito nel corso degli anni e dai quali ho avuto modo di imparare sempre una nuova lezione di cinema. Già questo è abbastanza.

Con questa mini-saga zio Quentin ha saputo regalarmi delle emozioni uniche che mai dimenticherò, oltre che farmi aprire gli occhi su un mondo cinematografico che prima non credevo possibile.


Voto: ★★★★

4 commenti:

  1. Lo zio non delude mai! So di perdere la razionalità con lui, ma sono fermamente convinta che saprebbe far diventare il mio film preferito anche un filmino di comunione, se solo lo girasse lui!
    Nonostante questo, però, se proprio voglio essere onesta fino in fondo, premettendo che io amo alla follia tutte le sue pellicole, la saga di Kill Bill non rientra nella mia personalissima top3 della sua filmografia.

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    1. Dipende. Io sono fra quelli che giudicano "A prova di morte" un film orrendo, quindi sul buon Quentin mantengo un minimo di raziocinio XD comunque un grandissimo regista, senza dubbio, a prescindere dai gusti personali.
      Poi scegliere solo tre dei suoi film ammetto che è molto difficile, anche sforzandosi.

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  2. Non è un capolavoro ma ci va decisamente vicino. Cambia totalmente rotta rispetto al primo volume e risulta essere molto incisivo. Il mio personaggio preferito è quello di Madsen, alla frase "quella donna merita la sua vendetta e noi meritiamo di morire, ma questo vale anche per lei. quindi staremo a vedere" mi vengono sempre i brividi.

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    1. Anche quella frase è bella, ma a me colpisce sempre quello che dici Bill alla piccola Deedee: "No, l'ho fatto per vedere cosa succedeva a me." Per me tutto il succo e la bellezza di un personaggio come Bill è racchiusa lì.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U