giovedì 20 dicembre 2012

La notte dei morti viventi


Guardare un film da sempre lo stesso effetto in ogni epoca? Se mi permettete, no. Ci sono molte cose che vanno prese in considerazione quando si cerca di recensire un film vecchio, una su tutte è il periodo storico nel quale la suddetta pellicola è stata girata. Il passare del tempo può essere il nemico più fatale di tutti, e non solo per quelle che sono le tecnologie (quanti, per esempio, non riescono a guardare i film troppo vecchi?), quanto per le intenzioni che il vivere in un determinato periodo storico comporta. Un film contenente una trovata che tanti anni fa poteva essere geniale e rivoluzionaria, se visto oggi può apparire banale e insignificante se il tutto è stato saccheggiato dai posteri – un esempio simile lo può dare infatti Ombre rosse di John Ford. Ed è per questo che un capolavoro come La notte dei morti viventi se visto con la leggerezza e il vuoto mentale che comporta la visione di molte [ahimé!] pellicole orrorifiche moderne può rischiare di passare come il classico film da dimenticatoio.

Barbara va insieme al fratello Johnny alla tomba del padre. Durante la visita però notano per il cimitero un uomo molto grosso che cammina in maniera strascicata per la strada. Johnny va ad allontanarlo, ma viene morso dall’individuo, che cerca di avventarsi anche su sua sorella, la quale scappa spaventata. Barbara scapperà in maniera tale da andare a finire in un caseggiato di campagna lì vicino, dove hanno trovato rifugio altri uomini. Scoprirà così quello che sta succedendo nel mondo: i morti si sono risvegliati dal loro sonno, ed hanno preso a camminare coi vivi, mangiandone le carni e infettandoli col morso. Responsabile del tutto, si pensa, siano state le sonde di un satellite inviato su Venere.

Il nome di George A. Romero ai cinefili moderni non suonerà per nulla nuovo, ma nel lontano 1968 il re dei morti viventi non era ancora nessuno. Il che è confortante da pensare, perché se anche gli attuali big hanno iniziato dal nulla, allora forse vuol dire che nella vita non si ha sbagliato proprio tutto. Ebbe modo di farsi notare con questa pellicola, ai tempi stroncata dalla critica e dal pubblico e circolata in poche copie in molte proiezioni di mezzanotte, divenuta con lo scorrere del tempo un vero e proprio cult. Attualmente è riconosciuto come uno dei capisaldi non solo dell’horror, ma della cinematografia in generale, sia per il genere di storia narrato che per le implicazioni sociopolitiche espresse all’interno. Tutte cose che a una visione superficiale possono sfuggire, ma che se analizzate nei dettagli sanno diventare dei preziosi tasselli che formano la solida base di un successo completo. Va detto che il periodo nel quale questo film venne prodotto era quello della guerra fredda, l’America era in piena rivalità coi russi e temeva quelle che erano le rimostranze castriste a Cuba. Il nemico era il comunismo, che si opponeva al regime di vita consumistico che l’american dream imponeva alla popolazione, e infatti gli zombi, nemici fisici della pellicola, erano da riconoscersi come la degna rappresentazione di quel credo politico. I morti viventi infatti sono tanti, sono brutti, lenti e stupidi, e dovevano proprio raffigurare quello che era il comunista medio agli occhi dell’americano medio. Ma la pellicola di Romero non si limita solo e unicamente a fare una critica politica, il regista e sceneggiatore offre anche uno spietato ritratto della razza umana in generale, qui vista proprio come senza speranza di redenzione o di lucidità. Se la minaccia è esterna, presto la smania di prendere il comando farà formare anche molti nemici interni fra gli occupanti della casa di campagna, che si scontreranno fra loro pur di sovrastare gli altri copi loro voleri. La situazione mostrata è quindi molto delicata e andrà a sfocare nella tragedia più totale che vedrà come unico superstite... il nero della compagnia, che però verrà ucciso verso la fine da dei poliziotti (somiglianti molto alla macchietta dei repubblicani texani) che lo scambieranno per uno dei morti viventi da eliminare. Perdonatemi lo spoiler, che era però necessario per poter descrivere al meglio questo finale di raro cinismo e cattiveria, che rende questo film come il capolavoro che è. Certo il bianco e nero non è una cosa che purtroppo possono sopportare in molti, e la messa in scena risente del basso budget con una fotografia decisamente non eccelsa e degli effetti di trucco a tratti davvero caserecci, ma se l’intenzione che sta alla base raggiunge questi livelli sono tutti fattori innanzi ai quali si può davvero chiudere un occhio. Alla fine, non è esibire un qualche effetto speciale miracoloso che sta alla base degli intenti del film, ma il suo intento quasi didascalico e strafottente di una razza - quella degli uomini civili - che sotto la propria patina di eleganti borghesi e devoti padri di famiglia nasconde un istinti bestiale pronto ad emergere non appena le circostanze lo richiedono. Perché sono proprio le situazioni più difficile che ci fanno vedere come siamo realmente.

Consigliato a tutti gli amanti dell’horror e delle pellicole che vanno avanti con cuore e passione, nonostante abbiano tutti i fattori contro. Purtroppo mi sento di sconsigliare la visione alle persone troppo sensibili, che qui verranno messe a dura prova con della violenza fisica e psicologica (una scena racchiudente entrambe: la bambina infetta che stacca un braccio al padre) d’avvero sottile e di grande impatto.


Voto: ★★★ ½

2 commenti:

  1. Ok, capolavoro e tutto quello che vuoi, ma ne hai spoilerato le due scene più fighe!!! -.-

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    1. Ai tempi le avevano spoilerate anhe a me, ma il film è costruito così a regola d'arte che anche il sapere cosa succede non mi pesò. Diciamo che il vederle nella giusta concatenazione di eventi è sempre un'emozione, che si sappia o no ^^

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U