domenica 23 dicembre 2012

La tigre e il dragone


La prima volta che ebbi modo di sentir parlare di Ang Lee avevo dieci anni, e il mondo del cinema era ancora qualcosa di meraviglioso ma in gran parte ancora sconosciuto. Quando però nel 2000 ebbi modo di vedere in tv il trailer del film qui recensito ebbi davvero modo di infervorarmi, un po' perché come in epoca rinascimentale l'oriente fa scaturire le fantasie più fervide, un po' perché i combattimenti a suon di arti marziali mandano in ebollizione ogni ragazzino cresciuto a pane e cartoni animati. Ricordo ancora che ruppi le palle ai miei genitori in maniera davvero massacrante per prendere a noleggio una sera la VHS del film, e li costrinsi addirittura a sorbirselo con me. La prima volta ne fui meravigliato, ma va ammesso che fu un'estasi del tutto superficiale, solo crescendo riuscii a coglierne tutta la bellezza intrinseca.

Li Mu Bai è un leggendario spadaccino la cui arma, Destino Verde, sembra possa rendere invincibili. Stufo però del sangue che ha dovuto spargere con quell'arma, decide di darla a Shui Lien, guerriera che ama in segreto, ricambiato, affinché la consegni al signore Tè. Quest'ultimo però se la fa rubare, proprio quando nel suo maniero viene ospitata la figlia del governatore Yu, prossima alle nozze, ma più interessata all'av-ventura che ai doveri coniugali.

C'è un motivo specifico se ho voluto scegliere la locandina che vedete sopra il primo paragrafo, anziché la più famosa. Un po' perché lo scegliere le locandine meno viste, quando possibile, è la filosofia di questo blog, ma anche perché quella qui riportata è molto più consona a quello che è il vero spirito del film. Spacciato all'epoca come un film di kappa e spada senza tanti sfronzoli, questo capolavoro di Ang Lee si avvale di un'epicità e di un senso della filosofia davvero senza pari. La sceneggiatura, tratto dal libro-fiume di Wang Du Lu, è davvero molto curata da una storia che sembra presa dalla più classica delle favole, infarcita però da dialoghi molto filosofici che scavano dentro quello che era lo spirito dell'epoca, imbastendo quindi una lezione d'onore d'altri tempi che può solo affascinare i romanticoni come me. Non c'è una morale specifica, solo un continuo richiamo a quella che era la filosofia cinese del periodo, che funge da perfetta cornice a una storia che racchiude tutti i generi: storia drammatica, storia d'avventura ma anche storia d'amore. Tutti gli elementi classici della tradizione ci sono, trattati con un rigore registico d'antologia, che regala delle sequenze indimenticabili. A questo contribuiscono una fotografia e delle scenografia davvero d'eccezione, ma la perfezione visiva la si rasenta in molti punti. Vero piatto forte della pellicola sono anche i numerosi combattimenti, mai gratuiti e perfettamente consoni a quello che è lo svolgersi della trama, che vedono il contributo di Yuen Wo Ping, coreografo anche della trilogia di Matrix e di Kill Bill, che riesce a donare vera e propria grazia all'insieme. Non c'è mai vera e propria violenza, e anche se esagerata come vuole il genere, l'azione sembra quasi più una danza che altro, contribuendo al formarsi di una grazia davvero impareggiabile e di grande effetto. Pecca unicamente quella fatta da Li Mu Bai e dalla figlia del governatore Yu sulle frasche di bambù, che manca della giusta enfasi, ma anche nelle altre lotte si possono notare alcuni trucchi di montaggio un po' troppo faciloni, ma nulla di mai particolarmente gravoso- Pur americanizzato per alcuni versi, è quanto di più orientale possa essercene per altri, compensando quindi la trasferta occidentale dell'autore con un ritorno alle origini in pompa magna che lasciò basito il grande pubblico, meritandosi anche l'Oscar come miglior film straniero. Tutto questo è sorretto da un cast d'eccezione, che vede la star del cinema di Hong Kong, quel Chow Yun-fat che di è fatto conoscere a suon di cazzotti in oriente, affiancato dalla bond-girl Michelle Yeoh, ambedue a perfetto agio sia nelle loro parti che come coppia sul grande schermo. Ma la vera rivelazione è la bellissima Zhang Zi-Yi, ora star internazionale oltre che del cinema vuxia in generale, che conferma la sua bravura con un ruolo forse non complicatissimo ma nel quale riversa tutto il suo ingenuo talento. Inoltre lei risplende così tanto che da sola contribuisce alla perfezione della scenografia, quindi tanto meglio. Il film quindi si può prendere per il verso sbagliato, aspettandosi un banale film d'azione in costume, ma quello che ha da offrire è molto di più. Offre anche una regia a tratti davvero lenta che potrà non soddisfare alcuni spettatori, ma chi riuscirà ad immergersi in questa meraviglia visiva sarà appagato in gran parte.

Film bellissimo, ma consigliato solo a certi amanti dell'oriente - i più ferrati sull'argomento potrebbero considerarlo troppo occidentale. 


Voto: ★★★★

2 commenti:

  1. Non ho una grande conoscenza del cinema orientale, ma ci sono pellicole che ho adorato (ad esempio "Departures" o "La foresta dei pugnali volanti" o "13 assassini", ho perfino apprezzato "Shaolin soccer"), ma come hai letto dalla mia recensione "La tigre e il dragone" non mi particolarmente colpito... anzi mi ha sì colpito, ma in negativo... Mi spiace non aver colto tutta questa poesia, forse avrei bisogno di una seconda visione che al momento non posso concedermi, forse tra svariati decenni oppure in una prossima vita :)

    Michelle Yeoh bravissima.

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    1. Ma che vuoi aspettarti da una che ha una guerriera Sailor come immagine profilo XP
      Battutacce a parte ammetto che è un film che, se preso nella maniera sbagliata, può essere fatalmente noioso. Io poi le storie come queste le adoro a prescindere, quindi forse non faccio testo.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U