martedì 4 dicembre 2012

Le pagine della nostra vita


Per molti io sono una persona estremamente cinica. Fatto vero solo in parte, perché alla parola cinismo io preferisco il surrogato realismo, cosa che molto probabilmente a molti miei coetanei sembra non voler andare giù. Ovvio che quindi, così come ho una mia visione del mondo e dei film, ho anche un mio personale parere sulle questioni più quotidiane, e dunque anche sull'amore. Amore inteso non solo come il classico rapporto uomo-donna [o come dice CapaRezza: L'amore è un concetto che vuol dire tutto e niente, dall'amore scontato dell'uomo innamorato all'amore in senso lato per la gente], ma anche per quello riguardante la propria passione, come può l'esserlo per me scrivere per questo blog. Avviso che il discorso che avverrà su questo film e sul suo senso in generale non è dettato da una frustrazione derivata da un abbandono sentimentale, anzi, sono fidanzato da anni con la stessa ragazza e penso sia una delle cose più belle che mi siano capitate, ma un certo modo di sviolinare proprio non lo digerisco. Da qui il perché molti mi definiscono cinico...

Il film inizia con una coppia di ottuagenari in una casa di riposo. Lui è un tipo assai bizzarro, e inizia a leggere alla donna una storia riguardante due ragazzi, ambientata negli anni Trenta. Lei è una ragazza di buona famiglia, lui invece uno di estrazione proletaria, che però non si lascia scoraggiare e ci prova in maniera molto pesante con la gentil figliola. Alla fine l'amore sboccerà, ma le divergenze di classe e l'opposizione dei genitori di lei, insieme alle pieghe prese dalla storia, complicheranno tutto. Ma in realtà...

Questo The Notebook è tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks, autore saccheggiato in maniera massiccia dal cinema romantico, che però io non sono mai riuscito ad apprezzare più di tanto, trovando il suo stile di scrittura come una versione intellettualoide di una più bassa Rosamund Pilcher. Della trama non posso dire altro, per non rovinare l'effetto sorpresa finale a coloro che sono intenzionati a vederlo, ma devo soffermarmi un attimo su questo per poter almeno dire due parole su quanto il film pecchi anche su quel versante. Non capisco difatti coloro che tanto hanno enfatizzato questo ribaltamento di posizioni finale, che già dal trailer avevo vagamente intuito, e confermato col noioso scorrere dei minuti della pellicola. Sarà forse che il genere sentimentale non è proprio quello che preferisco, ma in quanto italiano lo stereotipo mi vuole come un romanticone, pertanto devo ribadire che se fatti bene anche i film d'amore riescono ad emozionarmi. Infatti ho quasi pianto nel vedere Humphrey Bogart negarsi a Ingrid Bergman sul finale di Casablanca, ho fissato lo schermo con gli occhi spalancati come un pesce lesso nel vedere 2046 di Wong Kar-wai, e al cinema ho dovuto trattenermi dal piangere quando ho visto Amour di Haneke perché ero in compagnia di un amico. Tutte storie d'amore che mi hanno scosso nel profondo, che mi hanno fatto avere una lettura non scontata di questo sentimento così strano e abusato. Non dico che qui siamo dalle parti di Moccia, anche perché la pellicola un minimo di dignità la mantiene anche [perlomeno, lo sfondo storico mantiene una parvenza di credibilità], peccato però che non mi trovo d'accordo coi temi che esprime non tanto per il loro senso, quanto per il modo. Si affrontano molti temi, ma i più sono abusati, su tutti ad esempio quello della divergenza classista che è trattata con eccessiva superficialità, cosa forse più adatta a un film fiabesco che ad una storia d'amore realistica. Quella della storia d'amore sofferta e spassionata fino all'estremo poi è una caratteristica che trovo già fastidiosa in certi romanzi dell'ottocento, figuriamoci quindi in un film dei primi Anni Zero, facendo assumere così all'intero progetto i connotati dell'autoparodia in più punti. E qui già immagino che potranno venire le prime critiche, e molti commenti che potranno sottoscrivere il mio cinismo, ma devo dissentire ancora una volta e ribadire la giustizia del realismo. Non è essere cinici ammettere che all'amore ben presto si sostituisce la noia, non è essere cinici non vedere la propria amata come un valore assoluto ma anche in una forma umana. Anche la più bella ragazza del mondo scoreggia, e la sua merda puzzerà anche al naso dell'uomo più innamorato, ma sono cose molto quotidiane che fanno parte della vita, e che in un minimo quantitativo dimostrano d'essere anche parte della sua difficoltà. Le pagine della nostra vita infatti è così intento a esprimere grandi concetti e grandi azioni, da dimenticare che basterebbe anche un qualcosa di molto piccolo a far crollare una storia d'amore così intensa. Un film che manca di un certo realismo d'intenti che a mio parere può essere solo salutare, e che perde questa maniera così romantica con una parte finale che finisce per sguazzarci, creando così un compromesso che non sono davvero riuscito ad accettare. Poi vabbeh, io sarò pure cinico, ma il film manca di credibilità e coerenza narrativa, oltre che ad offrire una fotografia troppo tendente sui toni del giallo che a lungo andare trovo davvero fastidiosa - e che nessuno abbia a dire che in un film l'aspetto visivo è secondario.

Peccato, perché se trattato diversamente poteva venir fuori un qualcosa di davvero bello, ma alla fine si è preferito abusare di un romanticismo da Baci Perugina come l'originale cartaceo. Nice job Nick, forse andrà meglio un'altra volta.


Voto: ★★

2 commenti:

  1. I cari Nicholas Sparks e Rosamunde Pilcher saprei io dove mandarli... Il film non mi era piaciuto, così come il libro, ma il finale, con quel "a domani", devo confessarlo, mi ha commossicchiato un pochino.

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    1. Ma infatti! Un finale che trattato diversamente poteva diventare immenso, ma tutto quello che c'è prima lo manda al diavolo come aria fritta.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U