martedì 11 dicembre 2012

Moonrise kingdom - Una fuga d'amore

Visionare i film di Wes Anderson [il più economicamente sfigato fra tutti i registi che di cognome fanno Anderson] non è mai una cosa che va presa sottogamba, nonostante alcuni aspetti della sua poetica davvero... davvero... non so, dovete vedere i suoi film per capire quello che voglio dire. Fattostà che quel suo essere sempre so-speso nel tempo in un'atmosfera fiabesca mai ben definita, quei suoi personaggi surreali, le situazioni ai limiti dell'assurdo eppure molto realistiche, le evoluzioni psicologiche pseudotraumatiche e via dicendo, sono cose che o si amano o si odiano. Purtroppo i più le odiano, e così questo talentuoso regista raramente ha mai avuto modo di sbocciare sul grande pubblico come meriterebbe. Eppure tutti i suoi film sono annunciati come dei campioni d'incassi, anche se raramente ne sento parlare dai grandi media, e nella mia zona rimangono perennemente assenti dalle sale.


Siamo nell'estate del 1965, tre giorni prima che una terribile tempesta si abbatta su un'isola del New England. Suzy, ragazza incompresa dai genitori e dai coetanei, scappa insieme al coetaneo Sam, piccolo boy scout scappato dal campo e così problematico da essere odiato da tutti i suoi compagni e addirittura dalla famiglia affidataria. I due si erano conosciuti un anno prima a una recita scolastica, e da allora si sono tenuti in contatto tramite delle lettere. Adesso vogliono fuggire insieme, ma la loro fuga sarà ostacolata da tutti, anche dall'isola stessa.

Sull'infanzia finora si è detto di tutto e anche di più, spesso ritraendola anche in maniera del tutto approssimativa e incoerente, se non addirittura stereotipata. Non accetto che si dica che è il periodo più felice della vita, poiché sono fermamente convinto che di periodi assolutamente felici non ne esistano proprio. Ogni fase evolutiva e d crescita si porta dietro una sequela tale di dubbi che possono causare dei traumi più o meno gravi, ma che così facendo ci permettono di crescere e maturare. Sam e Suzy corrispondono in pieno a queste due caratteristiche, senza però entrare nello stereotipo facile delle classiche anime perdute in un mondo che non sa accettarle, cosa forse strabusata in tempi recenti da tutte le forme narrative possibili. Anderson qui usa un sistema di giudizio migliore, perché è innegabile che i due piccoli protagonisti siano affetti da dei problemi comportamentali, ma nonostante tutte queste loro caratteristiche non propriamente positive rimangono ugualmente gli esponenti migliori di quel piccolo mondo ristretto che rappresentano. Sono due anime candide che ancora sanno emozionarsi per un primo bacio, due piccoli avventurieri che ancora sanno credere nei sogni, mentre attorno a loro possiamo vedere solo un gruppo di adulti che alla fine della fiera sembrano ancora più smarriti di loro. I genitori di lei vivono in un stato di apatia persistente, e la madre tradisce il marito con un poliziotto "triste e stupido", o forse "semplicemente molto triste" che alle spalle ha una vita di fallimenti sentimentali e non solo. A queste poi si ricollega il personaggio del capo scout, uomo così ligio al dovere che anteporre il proprio compito estivo a quella che è la sua reale professione (il professore di matematica) e da vedere il proprio mondo crollare quando in un primo momento questo esercizio sembra essergli negato. A conti fatti, chi sono davvero i più disturbati in questo piccolo mondo? La poetica del buon amico di bevute Wes è palesata in questo film al suo massimo, cosa che quindi non farà apprezzare la pellicola ai più. Non dirò che è lenta, che ha una struttura indie, che è così o colà... semplicemente è un film di Wes Anderson, con tutte le caratteristiche che questo comporta. I personaggi hanno sempre i loro tic assurdi e si presentano sotto gli aspetti più strani, senza che però questo affossi la loro psicologia in maniera invadente o gratuita. La regia invece si muove in maniera decisamente poco particolareggiata, in apparenza quasi statica, offrendo però col contributo di una fotografia molto delicata un'atmosfera molto surreale che farà pensare in più tratti di trovarsi all'interno di una piacevole favola per adulti che parla di bambini. E sono proprio i due piccoli protagonisti a colpire per l'algida bravura, e rubano la scena in più punti ai loro colleghi più maturi citati con tanto di nomenclatura sula locandina qui sopra esposta - fra i quali però non figura l'immenso Harvey Keitel - alcuni dei quali però presi in una parte che non lascia sfogo a tutto il loro talento.

Pellicola forse fin troppo delicata, ma che dimostra di essere tale solamente in apparenza. Lo consiglio caldamen-te a tutti quei sapientoni che credono di aver capito tutto della vita, in modo che possano imparare per davvero qualcosa con garbo e semplicità.


Voto: ★★★★


6 commenti:

  1. beh, almeno su questo film ci troviamo stranamente d'accordo :)

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    1. Dai, che alla fine non discordiamo in maniera così eccessiva. Giusto un paio di teorie che però influiscono sul resto XD

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  2. L'ho amato fin dalla prima inquadratura...una fiaba surreale dal color pastello. Meraviglioso il film meravigliose le musiche del grande Desplat. Un film da vedere assolutamente. ;-)

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    1. Ti dirò, il trailer non mi aveva catturato più di tanto, ma mi sono ricreduto subito dopo i primi minuti di visione. Non sapevo che le musiche fossero di Desplat però, grazie dell'informazione, systa :)

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  3. Una commedia romantica deliziosa. E i due piccoli attori non sono niente male. Da tenere d'occhio.

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    1. Su loro due solamente il tempo sarà rivelatore. In compenso ora abbiamo il presente, e questo presente è "Moonrise kingdom" ^^

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U