giovedì 20 dicembre 2012

Perfect blue


Se dovessi stilare un elenco dei dieci narratori che per la maggiore hanno plasmato il mio immaginario, fra di essi dovrebbero comparire almeno due nomi relegati al bellissimo mondo degli anime. E se senza alcun dubbio il primo sia Hayao Miyazaki, il secondo a figurare sarebbe l’oramai compianto Satoshi Kon. Mi stupisce che un simile autore sia così poco conosciuto nonostante le meraviglie che ha saputo creare, e infatti ho deciso di tributarlo iniziando a recensire tutti i film da lui fatti, cosa che però vista l’estraneità alla materia inerente ai posto di questo blog, farà mancare il giudizio sulla sua serie animata Paranoia agent – ma se proprio siete ligi al rigore di completezza, andate a leggere la recensione che ho fatto per VGNetwork a questo link. Adesso però tocca a Perfect blue, sua prima fatica registica e adattamento del romanzo omonimo di Yoshikazu Takeuchi, che io scoprii nella lontana estate del 2008, riuscendo a combattere il caldo con molti brividi.

Mima è una giovane idol molto amata dal suo pubblico facende parte delle Cham, che però su consiglio dei suoi superiori ha deciso di abbandonare il mondo musicale per fondare come attrice in un serial televisivo a sfondo poliziesco. Quello però è un mondo che la giovane Mima non conosce molto bene, ed è anche ricco di insidie, fra le quali un suo fervente ammiratore che non le ha perdonato l’essersi sciolta dal suo vecchio gruppo. Ma si tratta davvero di un maniaco, oppure è la mente di Mima a fare dei brutti scherzi?

Per quanto sia molto conscio del fatto che i giapponesi anche nell’animazione sembrano andarci giù belli tosti, consapevolezza che avevo maturato dopo un’adolescenza da otaku incallito, non mi aspettavo alla carica di angoscia che una visione simile comportava. Inizialmente concepito come film in live-action, questo Perfect blue trova nella sua nuova natura animata (si decise di ripiegare su quel versante dopo che il terremoto di Kobe distrusse gli studi di produzione) la sua totale completezza, cosa che permette alla regia dell’allora esordiente Kon di sbizzarrirsi come meglio crede. Basterebbe la complessità del piano sequenza iniziale, che funge da necessario chiarificatore per una giusta comprensione delle vicende della pellicola, a mostrare come questo autore possieda una propria poetica che si allontana definitivamente dal modo classico di narrare. E il tutto senza complicazioni o cali di ritmo di sorta. Il focus è puntato su quello che è il mondo dello spettacolo, vero mostro e antagonista totale, che se non agisce di prima persona crea direttamente le creature che possono nuocere a coloro che ne fanno parte solo da poco tempo, oltre che destituire i vecchi appartenenti con immeritata superficialità. Ed è proprio in questo discorso che il film mostra tutta la sua intelligenza, mostrando come ogni male dei personaggi, sia fisico che psicologico, avvenuto prima o dopo l’avvento della dolce protagonista, sia collegato al mondo dello show businnes, e che come tutti quelli coinvolti esternamente ne siano in qualche modo deviati. La regia mantiene un moderato manierismo come già detto, ma ha la sua massima efficacia proprio nelle scene di tensione, nelle quali si attiene a un rigoroso classicismo che le innalza come pochi altri possono fare. Preparatevi a farvi shockare come non è mai successo prima, perché io ammetto di essermi proprio cacato sotto in più di un passaggio, e vi ricordo di come non sia un tipo particolarmente impressionabile. Le animazioni dello studio Madhouse (Highschool of the dead, Trigun, Claymore), che collaborerà col regista per tutta quella che sarà la sua futura carriera audiovisiva, possono far storcere il naso nelle sequenze più calme, ma quando necessario sanno davvero ingranare la quarta e mostrarsi con una fluidità eguagliata solo e unicamente dalla realtà, e che in quest’opera riescono a rendere ancora più realistiche le violente scene di massacro. Non eccelso ma di grande efficacia il character design, al quale ha collaborato lo stesso regista insieme al famoso mangaka Katsuhiro Otomo – esatto, quello di Akira e Steamboy – che ha saputo sacrificare la sua impronta distintiva a favore di un qualcosa che possa far presa su un pubblico più vasto, una visione più affine di quelli che sono i disegni nipponici.

Un esordio col botto che mostra un talento ancora aspro e in via di sviluppo. Rimane comunque un film da visionare con gioia e che sa infondere la giusta quantità di brividi, facendo concorrenza a molti altri colleghi hollywoodiani sia per complessità della trama, che per trovate visive che per veridicità del soggetto. Volete fare una bella serata horror? Convincete i vostri amici ignoranti che questo film merita, e vi ringrazieranno!


Voto: ★★★ ½


9 commenti:

  1. Bellissimo film d'animazione, di sicuro uno dei più adulti che ho visto (anche di più di quello di South Park che nonostante le mille parolacce gratuite aveva un lieto fine). Lo stalker di Mima era davvero inquietante, sapeva tutto di lei, anche dove andava al supermercato. La scena di stupro era molto realistica...ci credo che dopo un'esperienza simile si rimane traumatizzati.
    Il finale l'ho trovato un po' confusionario...se non erro (ho visto il film a febbraio, quindi qualche cosa l'ho persa per strada), la protagonista diceva, correndo e ridendo: "quella ero io!"
    Dicono che questo film sia stato plagiato negli USA per creare la trama di un film con persone vere intitolato "Black Swan".
    Comunque vederlo è stata una bella esperienza, ed è un film molto veloce e realistico. Appena lo rivedo ne esce fuori una bella recensione ;)

    P.S.: ho anche visto The Tokyo's Godfathers in giapponese con sottotitoli in inglese, bellissimo però molto lento e ansiogeno...spero di rivederlo in italiano al più presto.

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  2. molto bello il fatto che il film sia ambientato agli albori di internet, ovvero sia un film contemporaneo per l'epoca.
    Certo che sono una persona strana...a volte mi diverto ancora a vedere cartoni per bambini (ne sto per recensire uno nuovissimo) e al contempo adoro vedere film violenti o sanguinolenti (a me vedere la violenza nella finzione piace un sacco perchè rende il film più maturo e ricco di significati, nella realtà invece la detesto)

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  3. Plagiato credo sia un termine un po' forte, diciamo più che altro che hanno omaggiato diverse scene, anche perché soggetto e ambientazioni erano totalmente diverse. I padrini di Tokyo poi per me è il capolavoro di questo maestro che ci ha lasciati troppo presto T.T

    Parlando poi di gente strana... parli con uno che si guarda "Gumball" e poi passa a queste cose qui...

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    1. Gumball for president <3 la mia amica con cui ho visto Perfect Blue comunque è una pure una fan di SpongeBob e dei Fantagenitori

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    2. quindi non preghi Gesù, Buddha e SpongeBob come fa Lisa Simpson nella sedicesima stagione dei Simpson? xD
      Per quanto mi riguarda, io per SpongeBob nutro sentimenti contrastanti: alcuni episodi li ho adorati, altri invece li trovo irritanti!

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    3. Io lo trovo irritante e basta. Cartone idiota per bambini idioti. Che poi ci sia gente della mia età che continua a guardarlo mi fa accapponare la pelle...

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    4. capisco, però a me gli unici episodi che piacciono sono quelli delle vecchie stagioni. Molti fan del cartone l'hanno abbandonato dopo il film e hanno iniziato a detestarlo... io detesto il pirata, quello sì che è irritante. Comunque sia, è un cartone che, come i Griffin o My Little Pony, guardo proprio quando non c'è nient'altro di meglio, ma guardo solo le stagioni vecchie ed evito quelle nuove. Se dovessi dargli un voto, oltre il 7 non andrei.

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    5. Sarà che io magari la prendo fin troppo male, ma per me rasenta il nulla assoluto.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U