martedì 18 dicembre 2012

Pusher: l'inizio


Ogni carriera ha un inizio, più o meno esorbitante che sia. Se ci pensiamo, ogni corridore ha mosso i primi passetti da bambino, ogni disegnatore ha fatto scarabocchi e ogni scrittore si è trovato a imparare l'alfabeto. Ovvio quindi che anche i registi più rinomati abbiano avuto la loro fatidica opera prima che li ha fatti affacciare su questo mondo così variegato. Successe quindi anche con l'attualmente tanto osannato Nicolas Winding Refn, regista danese divenuto un cult-man moderno, che con questo Pusher, primo capitolo di una trilogia gangster, ebbe modo di far scoprire al mondo la sua verve artistica in quell'oramai lontanuccio 1996. Un piccolo film che regala delle emozioni e, a suo modo, della tenerezza, specie se si compara con la costante evoluzione registica del danese.

Siamo a Copenaghen, e seguiamo da vicino la vita di Frank, piccolo criminale che insieme a degli amici si guadagna da vivere spacciando. Un giorno però decide di prendere da un trafficante serbo di nome Milo una grossa partita di eroina, finendo però per venir braccato dalla polizia. Frank Riesce a far scomparire la droga, ma rimane comunque in debito con Milo, che rivuole il denaro perso a tutti i costi...

Lavoro molto grezzo e dal budget ridotto, ma il talento si vedeva ancora tutto. Seguendo i propri personaggi da una distanza particolarmente ravvicinata. il regista ci offre così una spaccato della malavita danese, imbastendo una messa in scena molto realistica e che senza nessuno sfronzolo ci mostra il degrado della strada e la disperazione di alcuni elementi che operano all'interno degli ambienti più discutibili. Non c'è un vero buono o un vero cattivo, perché tutti sono coinvolti in tresche davvero discutibili, ognuno pensa unicamente al proprio profitto e alla risoluzione dei propri affari. Il protagonista Frank è un precario su tutti i fronti, sia nel lavoro, che negli affetti. L'amicizia con Tony (un Mads Mikkelsen straordinario come sempre, qui poco più che esordiente) è qualcosa di estremamente superficiale che, infatti, finirà male per ambedue, mentre anche la sua storia d'amore vedrà una conclusione negli intenti già al proprio sbocciare, pur proseguendo a tratti sul piano fisico. Non ci si affezione ai personaggi, quantomai a una condizione comune di irrisolutezza che sembra non avere mai fine all'interno di questa cerchia. Ed è qui una cosa molto particolare del film, ovvero nella sua quasi totale assenza di personaggi positivi. Tutti hanno un qualcosa per il quale farsi disprezzare (il protagonista è un delinquente, e gli altri non sono da meno), tutti sono brutti e cattivi, perché è la strada ad averli resi così. Forse la visione è troppo idealizzata, e si vede in certi punti che Refn guarda tutto dall'alto della propria borghesità, stereotipando certe cose, ma lo fa con una particolare verve di creatività e credibilità Tutto questo è accompagnato da una regia molto indie come in parte il genere vuole, con questa telecamera a mano onnipresente e in costante movimento. Gli attori sono davvero presi dalla strada, e non sempre eccelgono, a parte il già citato Mikkelsen che stava già ponendo le proprie basi per una carriera che oggi è arrivata addirittura oltreoceano, e il pessimo doppiaggio italiano davvero non aiuta. Il film quindi ha tutti i fattori per farsi godere a 360 gradi, peccato però per un'incertezza dell'allora esordiente Refn che dilunga troppo alcune parti, frammentando il tutto con dei discorsi troppo 'parlati' che tolgono ritmo al tutto, oltre che un finale forse non troppo incisivo come poteva risultare sulla carta. L'ambizione era immensa, l'atto pratico un po' meno, ma rimaneva comunque l'opera di un autore da tenere sotto occhio, che in futuro avrebbe potuto regalare almeno un paio di semicapolavori (cosa che ha già fatto) grazie al suo modo di dire le cose. La trilogia comunque era solo al proprio inizio, aveva il modo di risplendere nei due film successivi, che si preannunciavano già come un qualcosa d'imperdibile. Per intanto lasciamoci cullare dal mare di violenza e musica rock che alberga in questo primo e fondamentale tassello, gioia dei cinefili e di chi spera di poter esordire con altrettanta efficacia.

Film compatto e efficace, pur nonostante i suoi numerosi difetti, che merita più di una visione. Almeno è da vedere per poter scoprire il processo evolutivo di uno dei maestri del cinema moderno, entrato a pieno diritto nella mia hall of fame. Coloro invece che hanno più fegato e meno pretese, potranno anche visionarsi il remake Pusher a opera di Luis Prieto.


Voto: ★★


2 commenti:

  1. Grezzo finchè vuoi, ma gran film. Purtroppo mi manca il terzo capitolo, spero di recuperarlo, prima o poi.

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    1. Mi spiace per il 'grezzo', ma dovevo dirlo per onor di coerenza :-P
      Il terzo capitolo non mi ha entusiasmato molto, purtroppo, pur restando un film dignitoso.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U