lunedì 24 dicembre 2012

Ribelle - the brave


La Pixar credo sia una  vera e propria garanzia di qualità. Fin dagli esordi ha saputo sfornare un capolavoro dietro l'altro, e pur stando sotto l'ala protettrice di mamma Disney, non si è fatta mia inglobare in quel vortice di caramellosità e bimbominkiaggine che a mio parere affossano molti dei lavori dello storico colosso americano, che mi trovo a seguire ultimamente solo per via della sua acquisizione della Marvel. Avrete quindi capito che la Pixar esercita su di me uno strano fascino, e che ogni suo lavoro per me è un avvenimento, e se come in questo caso si lasciava intendere che la sua ultima produzione fosse un mix fra la sua poetica classica e la cultura vichinga, il richiamo per me era davvero irresistibile. Ero partito sicuro, certo che la casa che aveva fatto i miei cartoni animati occidentali preferiti non potesse deludermi...

Merida è una principessa rossochiomata, figlia dei due rappresentanti del clan più importante della Scozia. La madre la vorrebbe educata e signorile, ma lei invece preferisce cavalcare e tirare con l'arco, cose che proprio non si confanno a una principessa. Il rapporto con sua madre però raggiungerà il culmine della negatività  quando, durante i giochi che decreteranno il suo futuro marito, lei manderà tutto a monde battendo tutti i pretendenti al tiro con l'arco. Dopo aver litigato con la madre Merida fugge nella foresta, dove il tutto si svilupperà in maniera imprevedibile...

Mi tocca ammetterlo, ma nonostante il giudizio positivo che seguirà sono rimasto abbastanza deluso da questo film. Un po' perché il trailer faceva intuire ben poco sullo svolgimento della trama, un po' perché dentro vi ho visto un'eccessiva disneyzzazione che con lo stile narrativo della Pixar si sposa ben poco. Certo, l'ambientazione scozzese è veramente un tocco di classe davvero impareggiabile, ma non basta questo a risollevare le sporti di questo cartone che si presenta come la classica fiaba politicamente corretta con moralina annessa. Merida decreta un parziale abbandono dei personaggi finora visti creare da questa casa di produzione, attaccandosi allo stereotipo della principessa Disney vista in più di un lungometraggio animato, e facendo così perdere alla pellicola quell'alone di novità che una simile ambientazione poteva conferire. Anche i dilemmi che i personaggi attraversano sono decisamente meno significativi, e basterebbero solo i primi venti minuti di Toy story per smontare tematicamente questo film, cosa che segna un ulteriore incapacità da parete dello spettatore di immedesimarsi coi protagonisti che trascinano avanti una storia così vista e stravista della quale non se ne sentiva di certo la mancanza - ditemelo, ma solo a me sono venuti parecchi richiami da Koda, fratello orso? Difetti molto grandi che però non fanno tracollare l'intero progetto, che pur non dicendo nulla di nuovo si dimostra raccontato con classe e brio, cosa che da questi artigiani dell'animazione è cosa oramai scontata. I due registi Mark Andrews e Brenda Chapman danno un ritmo molto sostenuto alla sceneggiatura scritta da quest'ultima (anche autrice del soggetto) insieme a Irene Mecchi, che pur sfruttando in maniera eccessiva certi cliché si dimostra solida e ben strutturata senza abusare eccessivamente delle sospensioni d'incredulità, cosa peraltro necessaria per il genere narrativo trattato. Solo lodi invece per la colonna sonora di Patrick Doyle, che quando non è legato a una continuity non sua come nel caso di Harry Potter e il Calie di Fuoco o ad una storia non particolarmente esaltante come Thor, riesce a fare dei lavori davvero sorprendenti. Non male neppure le canzone adattate in italiano che vedono la nostrana Noemi, star del programma X Factor (che non sarebbe manco male come cantante, ma vista la provenienza proprio non riesco a prenderla con la giusta serietà) prestare la sua voce per le canzoni Il cielo toccherò e Tra vento e aria. Chissà, forse un giorno lo vedremo proiettato in tv durante l'ipocrita giornata della Festa della Donna, per ora accontentiamoci che i bambini crescano con un divertimento be strutturato. I bambini, perché stavolta gli adulti hanno da rimanere un ciccinino delusetti.

Si fa guardare con piacere, ma raggiunte certe vette alle volte ci si aspetta di più dagli addetti ai lavori. Potrà piacere molto ai bambini, giacché si tratta di un divertimento intelligente, ma a chi brama qualcosa di più, pur ammettendo che possiede molti pregi, resterà un po' d'amarezza.


Voto: ★★

4 commenti:

  1. Aspettarsi di più è decisamente troppo. Secondo me è un po' il discorso di Eastwood, ovvero: i capolavori li ha già fatti, ora intratterrà finché potrà. Stessa cosa la Pixar, senza togliere l'opzione del "potrebbero sempre stupirci"!! ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non concordo in pieno. Eastwood è un regista, una persona singola, la Pixar sono più menti. E inoltre hanno sempre avuto un approccio 'fuori dagli schemi' nei loro lavori, qui invece mi sono sembrati molto inquadrati.

      Elimina
  2. A me ha deluso tantissimo. Più che altro perché lo avevano spacciato per chissà che cosa. Bello il rapporto conflittuale madre e figlia, si è rotto quell'idillio. Mi ricorda la Sirenetta, che affrontò il tema padre e figlia con successo, il pubblico si immedesimò molto.
    Però poteva dare di più, anche in fatto di comicità. Senza infamia e senza lode, per me. Tutta quella manfrina sui suoi capelli (le millemila ciocche indipendenti e bla bla bla tecnici) riconferma la mia opinione che ormai avrai assimilato anche troppo!
    Ok giuro che adesso la smetto XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma figurati! A me i commenti fanno sempre piacere se, come nel tuo caso, sono argomentati competentemente ed esplicati con educazione :D

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U