domenica 9 dicembre 2012

Ruby Sparks


C'è da dire che i prodotti artistici in generale [come ad esempio i film] possono essere anche considerati come meri passatempi per alcuni usufruitori, ma per chi li realizza sono alle volte dei veri e propri sfoghi personali. Pure per me alle volte scrivere i miei pessimi pareri si questo blog si rivela catartico, quindi non posso immaginare cosa provino coloro che scrivono sceneggiature per i film/fumetti o dei romanzi, gente quindi che non usa le parole solo per non annoiarsi ma proprio per procacciarsi da vivere. I film che parlano di questi temi mi hanno sempre affascinato, anche perché adoro i racconti che parlano della gioia e della fatica di realizzare un racconto, per certi versi mi fa sentire più in sintonia coi creatori della storia che sto guardando/leggendo. Poi, se in mezzo a tutte queste parentesi metatestuali ci mettiamo anche l'amore per delle donne particolari, allora il gioco è fatto. Il mio interesse verso una tal opera è assicurato - perché si sa, in fondo io sono un terribile romanticone. Dovevo assolutamente vedere questo film, che già dal trailer aveva tutti i presupposti per entrare nel mio piccolo Olimpo personale ma, mi tocca ammettere con stupore, è riuscito a superare ogni mia più rosea aspettativa.

Calvin, giovane autore di un romanzo che è saputo divenire un classico moderno, è in una fase di stallo. La sua unica ragazza l'ha lasciata ed ha il terribile blocco dello scrittore. Un giorno il suo psichiatra gli consiglia di scrivere di un'eventuale ragazza che possa piacergli, e Calvin esegue tutto fino a che... la suddetta ragazza, Ruby Sparks, non si materializza davanti a lui. Che sia il momento della felicità?

Quando si scrive una storia è quasi naturale cercare di parlare d'amore, specie se quello personale. D'altronde, cos'è La divina commedia se non una delle più grandi dichiarazioni d'amore di un uomo verso una donna? E cos'è Sulla strada di Kerouac se non una dichiarazione d'amore per uno dei periodi più strani e irrealizzati della storia americana? L'amore è un sentimento che in qualche maniera possiamo provare tutti, e persino l'atto creativo è un qualcosa che testimonia la passione di qualcuno verso il mezzo/media che sta usando - ritornando al nostro discorso, quindi, creare storie a suo modo è un atto d'amore. Un regista, come uno scrittore, un disegnatore, uno scultore o uno sportivo (e chi più ne ha più ne metta) nel realizzare un'opera ci mette dell'amore, della passione. Il discorso però si complica perché, proprio per il fatto che è un tema così immediato, pecca di una sovraesposizione che ne ha conseguito una certa banalizzazione. Jonathan Dayton e Valierie Faris, già registi di molte pubblicità e videoclip (gran parte per la rockband Red Hot Chili Peppers), dopo l'ottimo esordio di Little Miss Sunshine sfornano sei anni dopo un film ancora migliore, che ha saputo catturarmi fin dalle prime scene fino al bellissimo e commovente finale. Tutto questo parlando d'amore in maniera personalissima e per nulla scontata, cosa più unica che rara in questi tempi. Il tema della scrittura è qualcosa di assolutamente secondario, ma non per questo trattato in maniera frettolosa o lasciato ignominiosamente da parte, poiché il film preferisce concentrarsi sulle paturnie del protagonista e sul suo difficile rapporto con gli altri e la donna creata dalla sua immaginazione, divenendo quindi un qualcosa di più ampio da leggersi come 'lezione d'amore' impartita al mondo intero, con dei personaggi ad alto dosaggio di assurdità come nell'esordio di questa coppia (sia nell'arte che nella vita) di cineasti. Mi ha davvero colpito il cambio stilistico, che stavolta si avvale di riprese molto meno fluide favorite da un massiccio uso della steadycam, senza che però la cosa faccia a meno di alcuni piccoli manierismi o di qualche buffa trovata tecnologica, come ad esempio il modo in cui il titolo del film ha modo di comparire. Stilema che però non si fa sfavorire a vantaggio di un ritmo davvero serrato e molto autoironico, nonostante l'importanza dei temi trattati, e che fa scorrere i minuti di visione con impressionante scioltezza e vitalità. A questo poi affianchiamo una sceneggiatura capace che, da un'idea forse non così innovativa e che si ha già avuto modo di vedere altrove in qualche occasione, riesce a tirare fuori una storia d'amore molto inusuale e che si distingue da mille altre brutto fotocopie, infarcendola di battute molto esilaranti e situazioni in perfetta coerenza coi temi trattati. Mi ha davvero colpito inoltre il tratteggio psicologico del protagonista, non il classico nerd sfigato che può piacere a molti affini, ma una persona totale al cento e per cento, con una sua precisa psicologia, giovata anche da un'introspezione davvero studiata a puntino, alla quale la morale finale degna del miglior romanzo di formazione farà da perfetto contraltare. Un po' Se mi lasci ti cancello per la romantica inquietudine dell'atmosfera, un po' Harry a pezzi per quanto concerne il finale [insomma, involontariamente cita due dei miei dieci film preferiti] questo è di sicuro uno dei migliori film americani di questo 2012 pieno di belle scoperte. Al successo artistico inoltre aiuta un cast davvero d'effetto, come un Paul Dano nei panni del disadattato protagonista, che ci regala una performance ricca di sfaccettature e tic, insieme a una deliziosa e bellissima Zoe Kazan, che ha firmato anche la fantastica sceneggiatura. A loro affianchiamo due spalle d'eccezione come Annette Bening e Antonio Banderas, quest' ultimo redivivo dopo gli odiosi spot per la Mulino Bianco dove faceva da spalla a una gallina ancor meno sopportabile.

Un film da vedere assolutamente! Inoltre, Zoe Kazan... con quel viso imperfetto ma angelico e la capacità di scrivere una storia simile, beh, credo proprio sia la donna della mia vita.


Voto: ★★★★

1 commento:

  1. Un film molto bello con attori da tenere d'occhio e con una sceneggiatura scritta da Zoe Kazan, che per essere la prima, non è niente male.
    Non dovrei vederli sti film. Alla fine spendo un sacco di soldi per i fazzolettini.

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