lunedì 3 dicembre 2012

S. Darko


Sono convinto che il mondo non sia in preda a una crisi unicamente economica, ma anche di una crisi intellettuale che è diretta causa della prima. E lo scarso intelletto si riversa su una decisamente meno im-portante ma ugualmente molto irritante mancanza d’idee, e così la blasonata industria hollywoodiana si ritrova a ripescare fra i miti del passato, in quelli che sono remake senz’anima o reboot senza cuore. Per molti il ricordo di Donnie Darko era ancora qualcosa di felice e idilliaco, ma ecco che delle gente molto spietata aveva deciso di rimetterci su le mani, cercando di trarne uno spin-off che prendesse in considerazione il proseguire delle vicende della sorella minore del cerebroleso protagonista originario. Già il prototipo originario era qualcosa di altamente imperfetto, quindi cosa può conseguire da un prodotto da esso derivato, fatto da menti non particolarmente note? Io all’epoca non me ne ero preoccupato, ed ero andato al cinema anche particolarmente fiducioso del risultato finale.

Otto anni dopo (sia per quanto concerne la versione cinematografica che l’effettiva realtà) la morte del fratello, Samantha Darko parte con un’amica per cercare d’intraprendere una carriera da ballerina in California. La loro macchina andrà in panne, e finirà per fermarsi nella cittadina di Conejo Springs. Lì l’atmosfera sembra essere molto tesa, causa la sparizione di un bambino, oltre che per delle personalità non molto a piombo che lì abitano, ma le cose si complicano quando cade un meteorite. Lì Samantha ha delle visioni, e sotto una forma spirituale comunica al classico matto del villaggio quand’è che il mondo finirà...

Facendola breve potremmo semplicemente dire che questo S. Darko altro non è che una puttanata colossale. Punto. Ma siccome sono una persona coerente e ligia al dovere mi tocca dire anche il perché, discorso che presumo si farà particolarmente lungo e che cercherò di rendere il meno complesso possibile. Tanto per cominciare potremmo dire che la pecca principale e fondamentale di questo film altro non è che quella di vivere unicamente di rimandi, che forse solo un fan accanito del surrogato di partenza potrà cogliere nella loro interezza, ma oltre alle citazioni rimane davvero poco che faccia distinguere questa pellicola dal prototipo. Possiamo quindi vedere una sequenza iniziale che altro non è che la copia carbone del piano iniziale del film d’origine, oltre che lo stagliarsi di un unicorno nel cielo che si rifà al racconto letto da Samantha sempre nella stessa pellicola, insieme a molte altre ‘chicche’ simili che però risultano totalmente ininfluenti allo sviluppo della storia. Insomma, posso ben capire che senza Donnie manco Samantha sarebbe mai esistita, ma anche in quanto tale, uno spin-off non può vivere di mero citazionismo. La trama infatti non presenta nulla di nuovo, ricalcando in larga parte quella che in molti hanno avuto modo di amare otto anni prima, e la regia di Chris Fisher riesce a essere quanto di più blando possa esserci, ricalcando lo stesso stile espresso precedentemente da Kelly – incluso un rewind, che anziché alla fine stavolta viene messo a metà pellicola. Da un binomio di regia e scrittura simili infatti non possiamo avere un risultato soddisfacente, e la pellicola finisce per deludere su tutta la linea. A questo poi aggiungiamo anche dei momenti puramente nonsense – o almeno, io proprio non li ho capiti – oltre ad altri che fanno riferimento a una extended-cut che non tutti avranno visto. Non contenti poi ci infilano pure il figlio della vecchia pazza autrice del libro dei viaggi del tempo, reso folle dopo aver letto la sceneggiatura dalla guerra in Iraq. A questo punto la frittata è fatta e servita che manco Benedetta Parodi! Ma la cosa che ancora non capisco è come abbia fatto certa gente a dire che questo film sia un esperimento riuscito, quando di riuscito io vedo solo una distribuzione in grado di farlo passare da noi in Italia al cinema quando negli USA era uscito solo per il mercato dell’home video. Costato mezzo milione in meno di dollari di Donnie Darko, gli effetti di una produzione disastrosa si vedono anche in una messa in scena davvero spoglia e mal fatta, poiché per risparmiare è stato filmato con una fotocamera digitale, oltre che per degli effetti speciali di davvero ignominiosa fattura. Unica cosa davvero degna di nota è la protagonista, che in questi otto ani sembra davvero essere cresciuta molto bene, anche se lo stesso non si può dire del suo talento recitativo, qui davvero ben sotto la media. Idem per il cast, nessuno di particolarmente memorabile all’orizzonte o una faccia degna di nota per il panorama indie del mercato cinematografico americano. Donnie Darko aveva una sorella, cita la tagline del film, ma in più punti viene da chiedersi come mai non era figlio unico. O almeno, su come mai questa ragazza cresciuta così bene non mostri una-dico-una tetta per tutta la noiosissima visione.

Se soffrite di stitichezza una visione potrà sempre esservi utile per andare di corpo con estremo gaudio, altrimenti lasciate stare. Kelly sta già pensando da solo ad autosputtanarsi di continuo, ma almeno a questo scempio non ha voluto prendere parte, e infatti nei credits figura unicamente come l’ideatore originario dei personaggi, né più né meno. Per fortuna, aggiungerei.


Voto: 

Nessun commento:

Posta un commento

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U