lunedì 3 dicembre 2012

Southland Tales - Così finisce il mondo



Rimasto fascinosamente colpito da quel debutto col botto che fu Donnie Darko, non potei fare a meno di comportarmi quale l’adolescente morboso che ero: fissarmi sul nome di quel Richard Kelly e attendere con ansia maniacale l’uscita del suo secondo lavoro. Il tempo fu clemente e in poco tempo lo stesso anar-copunk che mi aveva passato il film precedentemente citato riuscì a reperirsi questa pellicola in dvd – da noi non è mai uscita al cinema. Fu qualcosa di colossale per me all’epoca, tanto che quel giorno non riuscii manco a pranzare dall’emozione. Non appena arrivato a casa mi fiondai nel salotto e misi il dvd nel lettore, aspettando che la visione mi colpisse con la medesima meraviglia della precedente, ma... qualcosa andò storto. La meraviglia non venne. La noia invece sì, quella abbondava in più punti, e alla fine giunsi addi-rittura a catalogare questo film come una delle peggio cazzate che avessi mai visto in tutta la mia vita. Come è stato possibile tutto questo? Leggete quanto segue e capirete!

Siamo in un 2008 ipertecnologizzato, contraddistinto anche da una scena politica molto tumultuosa, complicato anche da una fobia collettiva per i terroristi che hanno fatto un attentato in Texas - come mostra il prologo fintamente amatoriale. Qui vediamo lo smemorato Boxer Santeros, superstar dei film d’azione che ora pero soffre di amnesia; la pornostar Krysta Kapowsky, che sta cercando di fare un film insieme al protagonista precedentemente citato; Ronald Taverner, poliziotto coinvolto in un piano più grosso di lui; e i fine Pilot Abilene, veterano della guerra in Iraq. Fra viaggi nel tempo, combutte filo-marxiste e chi più ne ha più ne metta, la fine del mondo è oramai prossima. È possibile impedirla oppure è proprio destino?

Lo diceva anche CapaRezza che «il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista», e qui i rischi da correre erano molti. Dopo un successo inaspettato e forse troppo improvviso, cosa che non sempre fa bene alla crescita artistica di un autor, Richard Kelly si era visto etichettare come uno dei registi più promettenti d’America... tutto questo a soli ventotto anni. Cose che a confronto persino Nolan era un principiante. Era quindi il momento di darsi da fare, e di far vedere al mondo che quel suo personaggio psicolabile non era stato solo una fortunata botta di culo, ma una formula artistica che poteva essere ancora replicata un’altra volta. Stavolta poi non aveva dei mezzi scarsi, ma veniva equipaggiato con una cifra degna del kolossal medio, in grado di supportare tutto il suo vasto immaginario, che qui aveva modo di sfogarsi in tutto e per tutto. E se il primo minuto colpisce, con questa ripresa amatoriale che porta nel vivo della vicenda, già il mini-prologo che segue lascia destabilizzati, raccontando in maniera molto semplificata dei fatti poi ampliati in un fumetto mai giunto da noi in Italia. Dopo un sentito e doveroso «grazie al cazzo!» da parte del sottoscritto, convinto che i film vadano visti in maniera più che autonoma, la visione prosegue con una trama articolata in maniera eccessiva che rende impossibile tenere a mente tutte le cose fatte dai quattro personaggi principali, specie se questi si muovono in una scena politica davvero complessa e tutta da scoprire e si avvalgono anche di letture a random dell’Apocalisse di Giovanni - senza contare le altre speculazioni filosofiche dal dubbio senso. La carne messa al fuoco è davvero troppa, e il cuoco si è assentato lasciando la fiamma accesa, finendo per bruciare tutto. E la bistecca si carbonizza quando Kelly ancora una volta la smena coi suoi fantomatici viaggi nel tempo, sua vera fissa narrativa che qui si palesa come una chiara e irridente mancanza di idee. Dove vuole andare a parare questo film? Proprio non lo so, una singola visione decisamente non basta per comprendere tutte le sfaccettature nascoste al suo interno, ma il replicare il tutto mi sembra un’ipotesi che prenderò in considerazione solo fra molto tempo, perché tre ore di visione per una cosa simile mi sembrano davvero eccessive, e nonostante di tempo libero ne abbia anche fin troppo preferisco impiegarlo con altro. Le buone intenzioni ci sono eccome, va ammesso, ma è difficile comprenderle fino in fondo, e la pellicola finisce per affossarsi su sé stessa a causa di questo suo voler eccedere a tutti i costi nell’illuminazione finale che, manco a dirlo, per me non è minimamente arrivata. Purtroppo l’essere contorti e criptici a tutti i costi non sempre si rivela come la cosa più intelligente da fare, perché a mio parere è il saper esprimere con semplicità dei concetti di per sé già molto complessi che rivela il vero talento di un autore e la poliedricità della sua poetica. Il nulla mascherato sotto molte parole non mi ha mai affascinato, e dubito lo farà mai. E molti l’hanno pensata come me, dato che questo film figura fra le cento pellicole più brutte di sempre secondo la rivista Empire (vedere qui per credere), senza contare che al Festival di Cannes del 2006 fu accolto con risate e fischi oltre ogni misura. Il mito di Kelly rischiava di tramontare poco dopo essere albeggiato, poiché non riuscì manco a coprire gli elevati costi di produzione del film, rivelandosi anche per lui stesso una profonda delusione artistica e lavorativa. Stessa cosa ammessa dagli interpreti, fra i quali figurano la bella Sarah Michelle Gellar, che mi ha fatto crescere con la serie-tv Buffy, oltre che gli insoliti Sean William Scott, qui alle prese con un ruolo ‘serio’, insieme a un invece azzeccato Dwayne “The Rock” Johnson (che per me non è la fetecchia d’attore che può sembrare, nonostante alla fine sia 'solo' un wrestler) e Justin Timberlake, la vera rivelazione. Ma più curiosi si rivelano essere i cammei di Kevin Smith, Christopher Lambert e Bai Ling.

Se non altro è un film che [fortuna loro!] si sono cagati in pochi, quindi potrete vederlo proprio per fare i fighi citando un titolo che conoscono i pochi. Ma c'è ben poca altra utilità, alla fine della fiera.


Voto: 

2 commenti:

  1. Non ricordo assolutamente nulla di questo film, tranne due cose: che mi ha fatto davvero schifo e che mi prese una sincope quando capì che l'aveva diretto il regista di Donnie Darko.
    Forse dirò un'eresia, ma the rock riesce sempre a cavarsela nei film.

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    1. Nessuna eresia, per me se la cava molto più di certi sedicenti attori. Poi ovviamente basta che abbia parti ai suoi livelli, ma qua dentro mi è sembrato davvero il meno peggio' in certe circostanze.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U