lunedì 3 dicembre 2012

The box


Nella famigerata lista degli uomini che mi farei casomai diventassi gay, figura senz’ombra di dubbio Richard Matheson. Solo per i suoi racconti di ottima fattura meriterebbe un monumento, ma se a quelli aggiungiamo un signor romanzo come Io sono leggenda [al quale dobbiamo però anche un recente e penoso adattamento con Will Smith], che faccio figurare fra i dieci migliori che ho mai letto, l’ormone intellettuale ha tutte le maniere per scatenarsi. Perché Matheson è uno fatto così, potrebbe scrivere anche di una gallina sifilitica che batte il centro, ricavandone una storia scritta in maniera eccelsa con le dovute questioni spirituali e sociali che da sempre caratterizzano le sue storie. Per uno che come il sottoscritto ama scrivere, anche se si limita a delle pessime recensioni, un personaggio simile è fonte di eterna ispirazione e gratitudine, e quando al cinema capita di vedere qualcosa tratto dalla sua sconfinata produzione la visione è obbligatoriamente obbligata.

Ecco la famiglia Lewis: lei è una maestra zoppa, mentre lui un astrofisico che si vede negata l’occasione della vita. Questo li mette finanziariamente in una situazione di stallo, alla quale però cercano di reagire con positività. Un giorno però alla loro porta si presenta un uomo con metà volto sfregiato, che porta loro una scatola. All’interno della scatola c’è un bottone e, se loro lo premeranno, una persona che loro non conoscono morirà, e riceveranno così un milione di dollari. Se invece rifiutano, l’offerta verrà fatta a un’altra famiglia e la loro vita potrà proseguire come se nulla fosse. Spinta dallo stress, lei preme il bottone, ricevendo così il milione di dollari promesso, ma...

Il racconto Button, button dal quale questo film è tratto è lungo poco più di dieci pagine, e fu pubblicato inizialmente su Playboy - perché che ci crediate o no, quel giornale ha pubblicato molti racconti horror e di fantascienza, fra i quali quelli di un giovanissimo Stephen King. La genialità di questa storia era quella di riassumere un interrogativo molto interessante (quanto possiamo conoscere le persone, anche quelle con le quali conviviamo) con una durata davvero breve e con un colpo di scena davvero efficace, che non vi rivelerò per non gustarvi il gusto di una meritata lettura. Tutte cose che all’epoca avevano affascinato un giovanissimo Richard Kelly, che crescendo non si è dimenticato di quel racconto e decise di acquistare i diritti per la sua prossima fatica cinematografica. Il risultato è decisamente migliore di Southland Tales, suo precedente lavoro che in maniera molto negativa sembrò mettere d’accordo tutti, anche se il folgorante successo ottenuto con suo esordio con Donnie Darko sembra assai lontano. La storia è fedele all’originale cartaceo solo nell’incipit, e dove la prima si fermava, traendo così molta della propria genialità, la versione su celluloide si dilunga in un discorso comprendente esperimenti alieni che molto ricordano il Progetto per il Miglioramento dell’Uomo di Neon Genesis Evangelion e strane affiliazioni segrete, oltre che a un immancabile viaggio nel tempo e una strana cosa riguardante i worm-hole che oramai, sinceramente, stanno davvero cominciando a frantumare i cabasisi. Kelly sembra sempre più convinto che per creare un film memorabile basti incasinare all’inverosimile tutti gli elementi, e il districare un intreccio così complesso nuove gravemente a tutte le questioni filosofiche che vengono sfornate nel proseguire, e che quindi non hanno un quantitativo di tempo necessario per essere esplicate con la giusta profondità. Sopra tutti ne nuoce la morale originaria, la questione su quanto possiamo conoscere chi ci circonda, liquidata con una semplice frase che a una seconda visione appare decisamente ridicola. Il Richard Kelly sceneggiatore quindi è un qualcuno che necessita di qualche robusto aiuto in fase di scrittura e concepimento, ma lo stesso non si può dire per il Richard Kelly regista, che qui dimostra in pieno tutto il suo (assopito) talento. Le atmosfere sono sempre ben studiate e concepite, e alcuni momenti – come quello nella biblioteca – sanno offrire il necessario spae-samento che una storia simile necessita. Ben studiato ed efficace il finale invece, che però per certi versi sembra azzopparsi di un lavoro non ben chiarificatore che sta all’origine, ma che lascerà comunque molto allibiti per come tutte le problematiche sappiano convergere alla fine. E ci mancherebbe altro, dopo tutti i casini voluti e non ai quali assistiamo durante la visione, senza contare che tutto il film sembra prendersi con una serietà davvero assoluta che enfatizza maggiormente le varie falle di scrittura e messa in scena. E manco la scusa del basso budget e delle problematiche di produzione può durare a lungo, perché oramai Kelly è un cineasta navigato che dovrebbe saper ovviare ai vari problemi come sa fare un ancora più sfortunato (ma talentuoso) Terry Gilliam. Offre comunque due buone prove attoriali da parte di Cameron Diaz e di un monolitico e dimezzato Frank Langella, fra i quali verso la metà si ha un dialogo che è uno dei punti più riusciti dell’intera pellicola. Piuttosto anonimo James Marsden, come il resto del cast pescato dalla prima fatica del cineasta.

Un film che ha bisogno di rivedere le proprie priorità, ma che nel complesso può risultare un visione gradevole se non preso con eccessiva serietà. 


Voto: ★★

4 commenti:

  1. Strano re recupero eh?
    Il fatto è che sto film l'hanno massacrato tutti e in gran parte pure te mentre io l'ho trovato davvero bello.
    Purtroppo, come dici, a volte Kelly sbraca e sbraca di brutto, facendo perdere la ieraticità e filosofia del prodotto a favore di una spettacolarizzazione e incasinamento davvero esagerato.
    Ma il messaggio dentro il film l'ho trovato bellissimo, inquietante e bellissimo.
    Ah, dovevi rispettare il format, non "riesumato" ma "resuscitato" :)

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    1. Oddio, alla fine tre stelle non sono proprio un 'massacrare', eh... più che altro il messaggio è bello ma, come sottolinei, Kelly sbraca di brutto, e gli toglie linearità - in senso negativo. Il messaggio rimane ed è quello, ma devi scavare ancora di più per coglierlo.
      Beh, alla fine si sa che io faccio tutto a modo mio :-P

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  2. Lessi il racconto tempo fa e mi colpi davvero. Non ho mai visto questo film però per via del precedente lavoro di Kelly, che è qualcosa di abbastanza schifoso. Però comunque la curiosità per questo titolo resta e magari un giorno gli darò un'occhiata,

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    1. Il precedente lavoro per me è abominevole, entra a pieno diritto nella mia top10 dei peggiori. Questo però, pur non essendo nulla di miracoloso ed avendo numerosi intoppi, rimane un qualcosa di davvero dignitoso.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U