domenica 2 dicembre 2012

Thirst


Succede alle volte di essere vittime del proprio capolavoro. Pensiamo a Richard Kelly, il quale dopo il suo iperdiscusso esordio non ne ha più saputa imbroccare una, riuscendo a creare solo opere che richiamano al suo successo che fu. Discorso analogo potrebbe essere fatto per Park Chan-wook, regista sudcoreano capace di realizzare un capolavoro di film come Old boy e, non contento, di replicare il successo artistico con un film riuscitissimo come Lady Vendetta - Sympathy for Lady Vengeance. Dopo quell’intera operazione riscontrabile sotto il nome di Trilogia della Vendetta, si può dire che ogni sua opera è quanto di più atteso il mondo della settima arte possa avere, e pone ogni suo nuovo lavoro sotto un’aspettativa decisamente elevata. Questo può dirsi dannoso? Da un certo punto di vista no, perché fa capire che il tuo lavoro è stato davvero apprezzato e può spingere a fare sempre di meglio, dall’altra invece può creare un’eccessiva sicurezza che non fa rendere conto delle possibili cagate dietro l’angolo...

Sang-yun è un prete molto devoto alla propria causa. Un giorno parte come missionario in Africa dove si sta cercando una cura per una malattia ad alto tasso di mortalità, sottoponendosi come cavia per gli esperimenti. Il tutto va a finire male, giacché Sang-yun si ammala, finendo per morire. Ma dopo pochi giorni ha modo di rinascere sotto forma di vampiro, e di far ritorno così in Corea sotto nuove sembianze. Nuove sembianze che gli saranno utili per prendersi alcune rivincite, e rinnegare i vecchi valori religiosi che ora non gli appartengono più ma tutto ha un prezzo, e infatti...

La genialità registica non ha di certo abbandonato il buon Park, che offre con questa pellicola una messa in scena davvero fastosa e ben congeniata in grado di regalare continue meraviglie visive. Uno stile di narrazione atipico e pieno di esagerazioni stilistiche poi riesce a far passare come credibili alcuni passaggi della trama, in alcuni punti davvero forzati, pur tendenti a un macabro gusto dell’assurdo a tutti i costi. Il tutto quindi dovrebbe far sperare davvero in meglio, peccato che il film tenda ad autosputtanarsi dopo i primi quaranta minuti [ad essere generosi], prendendo quante più diramazioni possibili e non concludendo nessuna delle numerosissime tematiche che tira fuori ogni cinque minuti. Già il partire con un protagonista prete, e quindi devoto a un certo culto ed a tutte le questioni che esso comporta, non è una cosa facile, e solo con questo si avrebbe materiale a sufficienza per almeno una decina di film data la vastità che il tema religioso si trascina dietro - almeno io la penso così, non sono uno che smerda la religione a prescindere perché fa molto figo - che però riesce solo a incappare nei soliti luoghi comuni o in un macchiettismo ecclesiastico che, se non porta dietro di sé alcune motivazioni, non riesco a digerire dell'alto del mio agnosticismo. Se poi però a questo ci dilunghiamo in altre ponderazioni che arrivano e spuntano dal nulla, la frittata è fatta, e il rischio di diventare prolissi e a lungo andare ridicoli è imminente. E infatti questo Thirst altro non è che una delle pellicole sul vampirismo moderno più ridicole in assoluto [no, Twilight non l'ho considerato, e non ironizziamo in merito che non è il luogo], proprio per il suo portarsi dietro tematiche di quella portata con una storia che tentenna vistosamente proprio verso la fine, quando il climax è al suo apice, rompendo così ogni passaggio finale che dovrebbe dare la tanto agognata illuminazione. E quando il cercare di risolvere il guaio causato da una sceneggiatura che non si capisce dove voglia andare a parare spetta solo e unicamente la regia, non possono che giungere guai anche da quel fronte, perché se dimostra tutto il talento creativo e visionario del mio regista-idolo, la visione ne rimane davvero soffocata, e si finisce per avere la testa piena di non si sa cosa e gli occhi davvero stanchi per tutti i particolari raccolti. Insomma, questo film parte con un qualcosa che può sembrare un’intelligente variazione sul tema espressa in maniera molto intelligente, ma finisce per ingrovigliarsi nel proprio stesso manierismo che tanto ostenta, e se il finale non può dirsi un fiasco totale, di certo lascia una grande amarezza per la grandezza che con un po’ più di modestia avrebbe potuto raggiungere. Non beneficiano di tutto questo manco gli attori, a tratti davvero confusi su quello che stanno facendo, e quindi offrenti delle performance vagamente dubbie. C'è sempre la scena di sesso che vede la bellissima controparte femminile come mamma l'ha fatta, ma di pornazzi con orientaline nude l'etere è pieno, non mi serve un film se il mio intento è godere unica-mente di questo.

Film confuso che potrà comunque affascinare molti, ma deludere tanti altri. È presto per dire che la buona stella di Park Chan-wook si sia spenta, ma anche senza citare il suo capolavoro del 2005 questo film deluderebbe comunque, data la vacuità delle sue argomentazioni e la pomposità dei suoi metodi. Un piatto freddo e dal sapore acerbo in attesa del debutto americano di questo genietto dell’oriente.


Voto: ★★½

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