lunedì 17 dicembre 2012

Transformers


Cartoni animati, che passione! Anche se a dirlo è uno che avrebbe dovuto abbandonare quelle visioni da un bel po' di tempo, ad essere onesti. Senza contare che questa affermazione stona un pochetto, ma lo fa solo in parte con l’argomento di questo post perché il film preso qui in analisi, pur essendo stato originato dai pupazzetti della Hasbro, è stato soggetto anche a molte rivisitazioni cartoonesche. Io ricordo che li guardavo ai tempi dell’asilo, non capendo in cacchio della storia e cambiando canale quando smettevano di lottare, ma rammento bene di questi automezzi che si trasformavano in robottoni senzienti. E pochi giorni fa, quando ho acceso la tv e nello zapping quotidiano mi sono trovato di fronte a una serie animata abbastanza recente con questi personaggi, un po’ di malinconia mi è venuta - ma ho trovato la CG davvero orrida. Specie perché ai miei tempi l’animazione al computer ancora non c’era, ed ha fatto i primi passi particolarmente ambiziosi con la dimenticabile serie di Rombi di tuoni e cieli di fuoco per i Biocombat. Che volete, questi sono i magici anni novanta!

Sam Twitchy è un ragazzo abbastanza sfigato, innamorato della classica bellona di turno che però se lo caga a malapena. Un giorno si fa regalare dai suoi genitori una Camaro gialla, che però scoprirà essere... viva! Infatti Bumblebee, questo il nome del suo mezzo, è un Autobot, robot senziente proveniente da un altro pianeta insieme ai suoi simili per sconfiggere i Desepticons, i cattivoni della situazione.

Si potrebbe dire molto circa le ingenuità della sceneggiatura, della battute che non sempre hanno il mordente necessario, di una direzione degli attori particolarmente infima e di molto altro. Anzi, potremmo stilare uno dei libri più lunghi della storia della saggistica circa le cose sbagliate che si sono in questo film - sempre che di cinema si possa parlare, quando c'è di mezzo Michael Bay. Ma sinceramente non ho voglia di dilungarmi su questi aspetti. Sinceramente, li ritengo ininfluenti, proprio io che ho fatto tutto quel casino per Biancaneve e il cacciatore. Questo Transformers alla fine è un'operazione commerciale veramente riuscita, se si è abbatsanza pane e salame da accettare diversi compromessi intellettuali, capace di far ricordare ai nerd più affezionati e incalliti quei pomeriggi passati a plasmare la propria esistenza da pippaioli davanti al televisore. Il coinvolgimento di Michael Bay, regista che non ho mia particolarmente amato, mi aveva delucidato già abbastanza col solo annuncio sul vuoto cosmico che sarebbe stata questa operazione, ed è proprio in questo che la pellicola ottiene una parvenza di formula vincente. Questo film già dalle prime sequenze non è altro che un’immensa ed autocompiaciuta baracconata attua a divertire come pazzi tutte quelle persone dal QI inferiore all’età mentale dei dodici anni come il sottoscritto. Non c’è un solo momento in cui voglia prendersi sul serio, facilitando quindi il compito agli sceneggiatori che non si sono sforzati moltissimo nell’imbastire una trama particolarmente non memorabile, mentre l’avvicinamento al ricordo dei cartoni già esistenti è più vivido che mai, manifestando una fiera del revival senza precedenti ed evitando che il progetto viva unicamente di meri rimandi. La regia, com’è tipico di Bay, mostra di esserci veramente solo e unicamente quando ci sono dei combattimenti nella zona delle riprese [sempre che con regia intendiate stacchi a manetta che facciano capire poco o nulla di quello che sta succedendo] mentre per il resto si mantiene su un’impostazione base davvero disarmante a una prima occhiata, oltre che su una fotografia che non sono riuscito a digerire senza particolari problemi a una prima visione. Ovviamente sono gli effetti speciali a dominare, e qui rispondono al marchio della lucasiana Industrial Light and Magic, da sempre una garanzia per quanto riguarda l’impossibilità umana sul grande schermo. Vagonate di CGI realizzate con vera maestria e realismo, e in più di un’occasione sembra davvero di ritrovarsi davanti a un robot vero anziché a una riproduzione digitale molto dettagliata. I veri miracoli però si ottengono quando avvengono le trasformazioni, e il vedere tutti quei particolari in movimento secondo una precisa logica a me continua tutt’ora a meravigliare. Poco altro da aggiungere per quanto riguarda il resto, ma non è su quei lidi che il film vuole parare. Divertimento coatto e ignorante al punto giusto, con qualche battuta simpatica e atmosfera da popcorn appena sfornati. Per certi versi questo è proprio l'anti-cinema, perché dimostra di avere poca sostanza sotto tutta questa tecnologia, ma per coloro spinti dalla nostalgia dei vecchi cartoni animati potrà essere un successo. Io mi barcameno in un'ideale linea di mezzo, prendendolo per quel che è. Solo lodi invece per l’attore protagonista, uno Shia LaBeouf davvero istrionico e coglionazzo al punto giusto, mentre la controparte femminile Megan Fox proprio non riesce a dirmi nulla, né a livello recitativo né a livello fisico - sarò io forse, ma la trovo davvero troppo volgare. Da segnalare anche il contributo alla gradevole colonna sonora di Steve Jablonsky dello gruppo nu-metal dei Linkin Park, la cui What I’ve done divenne il tormentone estivo pseudo impegnato di quell’afosa estate del 2007.

Altamente sconsigliato agli intellettualoidi di turno, e largamente valorizzato ai bambinoni che non si rassegnano a crescere. Di sicuro il punto più alto della carriera di Michael Bay - il che è tutto dire.


Voto: ★★½

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