sabato 22 dicembre 2012

Vita di Pi


Di certo non si può dire che Ang Lee sia un regista prevedibile, perché nella sua carriera ha davvero avuto una continua evoluzione, oltre che stilistica, anche di trattamento dei vari generi. Dopo le pellicola in madrepatria infatti è passato a una produzione totalmente occidentale sfiorando quassi tutti i generi, arrivando addirittura a dirigere il curioso Hulk di casa Marvel - cosa atipica vista la sua predisposizione autoriale, da qui anche la curiosità del prodotto. Oltre che ai generi è passato anche a trattare di culture diverse, com'è logico intuire dal suo cambiamento geografico lavorativo, e infatti stavolta il suo occhio a mandorla si sposta sull'India, per trattare un viaggio di formazione davvero particolare e ambizioso, che ne suggella la sua capacità visiva e intellettuale.

La storia è quella di Pi Patel, anzi, Piscine Molitor, che si vede costretto a trasferirsi con la propria famiglia e lo Zoo appartenente a questa dall'India fino in Canada. peccato però che la nave su cui viaggiano affondi, vedendo lui come unico superstite insieme a una zebra, una iena, un gorilla e una tigre. Quest'ultima sarà l'unico degli animale a sopravvivere, e ad attraversare quel mare con lo sventurato Pi, ritrovatosi solo al mondo e con un mare (letteralmente!) di avversità alle quali resistere.

Una cosa la devo ammettere, e scrivere senza tanti sfronzoli o giri di parole... la prima mezz'ora mi ha davvero scartavetrato i coglioni. Nulla di particolarmente gravoso da dire a discapito della riuscita del film, ma davvero mi sono annoiato. Sarà forse che nel trailer c'era quella simpatica canzone dei Coldplay che tanto mi piace ma che mi ha fatto partire leggermente prevenuto contro questo film, o anche perché quella smenata su come Piscine riesca a farsi chiamare dal mondo intero come Pi proprio non l'ho retta. E anche il siparietto religioso che vede il nostro infante protagonista nella sua ricerca della verità religiosa, non so, mi stava davvero annoiando. Stavo già rimpiangendo di non essermi portato da casa un cuscino per dormire al cinema, quando ecco che la nave affonda. Segue quindi la lunghissima parentesi marina, molto interessante per certe cose ma davvero anonima per altre, che però ha saputo dar sfoggio di molta CG perfettamente integrata con gli attori e gli ambienti veri, riuscendo a dimostrare che se usati con un po' di testa pure gli effetti speciali possono avere un cuore. Certo, le scene tanto rinomate che hanno fatto dire ai critici che questo Life of Pi sia 'il nuovo Avatar', per quanto io ritenga questa pellicola di gran lunga superiore al kolossal di Cameron, sono per la gran parte ininfluenti allo sviluppo della trama, ma poiché il cinema è anche un'arte visiva non ci si può di certo lamentare. Insomma, io ero comunque pronto a considerare questo film come la classica storia che rimane guardabile ma decisamente anonima, quando la situazioni assurde continuano ad aumentare, sempre con quel gusto visivo davvero raffinato e ricercato [e 'sticazzi, Ang Lee è orientale, il gusto visivo ce l'ha a prescindere] che però non basta a mutare la mia opinione. Quando poi però succede una cosa... il film finisce. E in un finale perfetto e immensamente costruito, in una scena tanto memorabile quando registicamente semplice, butta fuori tutte le sue potenzialità. Qui tutto il film che in parte mi aveva annoiato e fatto pensare ad altro in più punti, dimostra una profondità davvero insperata e che mi ha davvero colto di sorpresa, offrendo addirittura un doppio finale che per correttezza nei vostri confronti non vi rivelerò di certo. E qui in parte è iniziata una certa incazzatura, perché di tutta l'opera l'unica cosa che mi ha colpito sono stati i dieci minuti finali, ma l'offesa è stata a un tale livello viscerale che ripensare a tutto quello che ho visto prima si sono aggiunte tante altre conclusioni, che mi hanno fatto comprendere tutto il potenziale che questa storia racchiudeva dal principio e che io non ero riuscito a cogliere. Una metafora quasi impossibile da cogliere fin dall'inizio, ma che riesce a premiare tutti coloro per la pazienza che possono sfoggiare nel vedere questa pellicola fino a quel fatidico punto, dimostrando come Lee sappia quasi sempre cosa dire coi suoi soggetti. Il tutto è tratto dal libro dello scrittore Yann Martell, presente anche in questo film con le fattezze dell'attore Rafe Spall, che purtroppo io però non ho letto. Poco da dire sul resto del cast, nomi perlopiù sconosciuti ma che sanno farsi valere, senza contare un Gerard Depardieu che compare per meno di due minuti, cosa insolita per una superstar del suo livello. Da Oscar la fotografia del nostro Claudio Miranda, storico collaboratore di Fincher e qui seconda anima del tutto.

Certo, la noia che ho provato in certi punti non è cosa da poco, ma vogliamo mettere quella strana sensazione che ti assale quando i titoli di coda scorrono, le luci si accendono in sala e le domande ti affossano ancora quando stai camminando per le vie cittadine per ritornare a casa?


Voto: ★★★ ½

2 commenti:

  1. Siamo quasi tutti d'accordo su questo film.
    Visivamente bellissimo ma fino al finale un pò noioso e quasi inutile.
    Poi quel finale lo fa riconsiderare tutto, hai descritto perfettamente l'iter che ha lo spettatore durante la visione.
    Il libro ha 2,3 interessanti variazioni che in realtà cambiano moltissimo tutto.
    Magari se ne riparla con calma, ricordamelo :)

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    1. Te lo ricorderò sicuramente ^^ spero di riuscire anche a leggere il libro per allora

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U