giovedì 10 gennaio 2013

Amour


Sembrava che il mondo ce l'avesse con questo film. E forse ce l'aveva davvero, perché le pellicole di Haneke hanno lo strano potere di farti sentire sporco dentro, come se dovessi provare pentimento per qualcosa che hai fatto, pur non sapendolo. Ma alla fine sta riuscendo a farsi valere. Pensate che rischiava addirittura di non essere distribuito qui da noi, e infatti si è dovuto richiedere l'aiuto di quello che era un distributore indipendente, che era riuscito ad avere l'accordo affinché la pellicola venisse proiettata nel Bel Paese, anche se in poco più di trenta sale. Nonostante questo, i vari interventi su Facebook [ai quali mi sono unito pure io] e sul resto dell'etere sono riusciti a fare aumentare il numero, fino a che il film stesso non è riuscito anche a guadagnare una cifra ben al di sopra di quello che ci si aspettava. Non solo, al momento è addirittura candidato agli Oscar come miglior film e miglior regista, senza contare il premio dato ad Haneke a Cannes nel 2012 [la seconda palma per il regista dopo quell'ennesimo capolavoro di perfidia e cinismo che è stato Il nastro bianco]... poco male per una pellicola che aveva difficoltà ad essere distribuita!

Il film parla di una coppia di vecchi sposi, ambedue insegnanti di musica in pensione. Un giorno però lei è colpita da un ictus, il che porta a un suo progressivo e crescente degrado, al quale il marito dovrà far fronte. Tutto questo fra l'incomprensione dei figlio, la prepotenza di certi medici, e il giudizio di molti.

Un film per pochi, a mio avviso. Non perché sia complicato, anzi, la trama è quanto di più semplice e lineare io abbia mai visto sul grande schermo. Dico così perché solo chi ha avuto un'esperienza similare può comprendere appieno tutto quello che Haneke, con insana crudeltà, ci mostra per tutta la durata di questa meravigliosa pellicola. Dal canto mio possono dire che mi è successo un qualcosa di simile quando mia nonna a ottant'anni suonati si è rotta un braccio cadendo dalle scale, e in quel piccolo periodo (felicemente conclusosi, fra l'altro) mi sono trovato a doverle fare assistenza sanitaria, da quel nipote volenteroso e amorevole che sono. Questa piccola esperienza durata pochi mesi però, pur senza le catastrofiche conseguenze riportate in questo film, mi ha fatto immedesimare nella pellicola in maniera davvero intensa, forse anche di più dell'amico che mi ha accompagnato a vederlo (che mi rivelò anche di essersi annoiato parecchio). Il film infatti, visto con un'ottica esterna, sarebbe davvero quanto di più noioso si possa vedere su celluloide. Le inquadrature sono statiche, anche se ben orchestrate, ma il ritmo lento ed esasperato  non agevola i più nella visione. I discorsi poi sono davvero quotidiani, e se il realismo ne guadagna, l'intrattenimento di certo è messo da parte - ma ad Haneke è mai importato qualcosa di intrattenere il proprio pubblico? Molti che erano presenti in sala con me hanno abbandonato il loro posto a metà film, ma io ero rimasto catturato. Avevo avuto modo di riconoscere nel mio piccolo alcuni miei stralci personali di vita passata in alcuni momenti, nei giudizi della gente che pensa sempre cosa sia la cosa migliore da fare, nei parenti che non sanno come affrontare il dilemma... insomma, Haneke dimostra un lato umano e sensibile che me lo ha fatto riscoprire con occhi nuovi. Pur senza rinunciare alla sua solita crudeltà, che qui si manifesta in maniera più sottile e reali-stica, giacché la macchina da presa tende a inquadrare le scene più pesanti e psicologicamente più frastornanti. Non ho resistito nel sentire gli urli della bravissima Emmanuelle Riva, e quando la inquadravano nuda mentre la badante le faceva la doccia ho sentito una strana pesantezza sullo stomaco. ma è il bravissimo Trintignant che alla fine si accavalla tutti i meriti, portando avanti un personaggio non facile e in piena crisi esistenziale, che affronta il dolore alla propria maniera, una maniera che a certuni non potrà piacere ma che io non ho osato discutere. Ciò che ne è rimasto alla fine è stato unicamente l'amore, l'amore più puro e reale, il più lontano possibile da quelle che sono le melensaggini da Baci Perugina, o dalle frasi romantiche ad effetto. Un amore non idealizzato, quotidiano, che si vede nei gesti o anche in un semplice discorso. L'amore quotidiano che è resistito anche dopo una lunghissima convivenza, e che fa rimanere vicino alla persona anche quando questa inizia il suo maggiore degrado. Il vedere quell'uomo anziano e stanco continuare a proseguire questa odissea maligna e negativa senza staccarsi da una donna veccia, sempre più imbruttita e sminuita dalla malattia, mi ha fatto capire che l'amour che da titolo al film è veramente un qualcosa di assoluto. E che questo film è uno dei più belli che io abbia mai visto nella mia vita, complice anche un finale magnifico e liberatorio che, insieme al breve prologo iniziale, da la degna conclusione a una storia d'amore e morte senza precedenti nella sua semplice quotidianità.
Non potrà do certo piacere a tutti, che per motivi più o meno diversi potranno interrompere la visione, ma dal mio punto di vista si è trattato di un film coerente, magnifico e privo del bencheminimo perbenismo.

Niente moralismi nonostante il difficilissimo tema trattato, e nessuna cadute nell'ovvio. Questo è cinema, signori, questa è arte!


Voto: ★★★★★

13 commenti:

  1. Il miglior film dell'anno per me. Un pugno allo stomaco che solo la quotidianità raccontata con realismo riesce a dare.

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  2. Concordo, un film pugno allo stomaco, ma il cinema non è solo pizza e fichi ;)
    Da vedere.

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    1. Ovvio, ma alcuni si sa, possono essere particolarmente sensibili, quindi era necessario specificare.
      Benvenuto si questi lidi, comunque ;)

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  3. Io sono tra quelli che non l'hanno amato. Anche io come te, ho avuto, quel piccolo periodo, chiusosi tragicamente però e rivedere sullo schermo quel dolore non è piacevole. Ma a prescindere da esperienze personali, è un film troppo doloroso e violento, in un certo senso.

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    1. Mi spiace per la tragica conclusione di quel 'periodo affine'. Ma qui penso sia una questione di opinioni dettate dall'esperienza... posso capire che per quel motivo ti abbia shockato in negativo. Da parte mia però, credo che avere il coraggio di mettere in scena qualcosa di così doloroso, specie se lo si fa con questa delicatezza e sensibilità, rimane comunque un merito.

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  4. Non l'ho ancora visto, un po' per le tante uscite dell'ultimo periodo, un po' per una sorta di stupido pregiudizio. Shame on me.
    Provvederò a recuperarlo, forte delle tue parole e consapevole del fatto che se piagne.

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    1. Big big shame on you! XD
      Ma come recitava Gandalf: non vi dirò non piangete, perché non tutte le lacrime sono un male u.u

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    2. Shhh! Che io 'ho già la "sindrome di Bamby". Mi sono fatta Life of Pi e Frankenweenie ultimamente... non ho più lacrime.
      Consigli la visione in lingua originale? O non è così rilevante?

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    3. Belli quei due, anche se mi son piaciuti con riserve.
      Per la lingua originale non saprei che dirti... non ho saputo di particolari significati che sono andati persi nella traduzione, quindi a patto che tu non ami particolarmente il francese o il vedere i film in lingua originale per partito preso non saprei che dirti.

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  5. Film crudo, reale, spietato. Da stomaci forti e amanti del buon cinema.

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    1. Concordo. E mi fa piacere che stia ricevendo così tanti consensi da un pubblico così ampio.

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  6. Ma che poi ancora non ne ho parlato con nessuno, ma il finale cosa significa?
    Quello accompagnare lei fuori è flash back, immaginazione o metafora?
    Perchè poi la figlia entra e non trova nessuno...
    Non lo so, dovrei rivederlo meglio, non ero tanto concentrato, un pò frastornato.
    Sono d'accordo su tutto.

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    1. Per me si pone a livello metaforico. Anche da morti, chi abbiamo conosciuto non ci abbandona mai. Io l'ho interpretato così.
      E finalmente concordiamo in toto su qualcosa XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U