sabato 19 gennaio 2013

Django unchained


Ed ecco che, dopo anni di citazionismo, Tarantino riesce a fare il suo western. Traendo ispirazione dal celebre personaggio del film di Sergio Corbucci, viene alla luce questo Django unchained. Il che è ironico, perché il regista aveva avuto modo di fare una comparsata nel prologo del Sukiyaki western Django del maestro nipponico Takashi Miike, che ironizzava proprio su questo personaggio. Ma anche il trattamento che il regista italoamericano riserva a questa icona non è usuale, e infatti stavolta l'eroe (o antieroe, dato le caratteristiche dei film tarantiniani) è uno schiavo nero fuggito alla schiavitù in cerca di vendetta. Classici invece i collaboratori, che vede il maestro Ennio Morricone, più volte citato con le musiche della Trilogia del dollaro di Leone nei suoi vari film passati. Insomma, era un qualcosa che molti attendevano, dati i vari rimandi lasciati nella precedente cinematografia di zio Quentin, e quindi c'era da aspettarsi di tutto. E il risultato è... scopritelo leggendo!

La storia è ambientata due anni prima della Guerra Civile americana. Django Freeman è uno schiavo nero, che viene liberato dal dottor Schultz, cacciatore di taglie che usa la copertura della professione da dentista. Django è utile all'uomo perché conosce l'identità di tre fuorilegge che sta cercando, che sono anche rei di aver separato lo schiavo dalla moglie e di aver addirittura frustato e marchiato a fuoco quest'ultima. Finita la missione, Schultz prenderà in simpatia Django, e prometterà di aiutarlo nel ritrovare la sua amata, che è finita nelle grinfie del crudele signor Candy, proprietario terriero del sud dai modo non proprio ortodossi.

Si potrebbe concludere unicamente scrivendo che il film è una figata. E basta. Ma il mio rigore mi impone di fare un'analisi approfondita della pellicola, e di elencarne i numerosissimi pregi ma anche gli immancabili difetti. Va detto però che il western non è propriamente il genere cinematografico che preferisco, e quindi già il fatto di essere rimasto in sala per tre ore a guardare un film simile senza stancarmi, la dice lunga sul risultato finale della pellicola. La storia infatti, pur allontanandosi dalle ambientazioni gangster malavitose che finora hanno sovrabbondato nei film di Tarantino, mantiene tutte le caratteristiche tipiche che hanno reso il regista una personalità artistica così amata, senza però impedirgli di dire un qualcosa di nuovo in una maniera nuova. Rimane fedele a sé stesso, quindi, senza però ripetersi come può accadere a molti che ottengono una strumentazione narrativa efficace o particolarmente riconoscibile. I personaggi sono tutti sui generis, e per questo i dialoghi sono degni della miglior commedia brillante, facendo andare per quella direzione il film per più di un punto. Tutto questo lo si deve in special modo al personaggio del dentista/cacciatore di taglia Schultz, interpretato da un sempre eccelso [ma c'è proprio bisogno di ricordarlo?] Christoph Waltz, che replica il successo del suo passato Hans Landa con un'interpretazione magistrale e già destinata a divenire d'antologia - e giustamente premiata con l'Oscar, il secondo vinto dall'attore e a pochi anni di distanza da quello per Bastardi senza gloria. Purtroppo però di fronte a un comprimario così carismatico è proprio il protagonista, il Django che da il nome al titolo, a risentirne maggiormente, anche perché risponde a tutte le caratteristiche tipiche del buono che cerca vendetta verso un mondo ingiusto, ponendo le proprie basi di carisma quasi unicamente su quello. Certo, dice anche un paio di battute davvero tamarre e niente male, ma davanti al collega dottore si fa rubare più volte la scena. Sarà anche perché Jamie Foxx non possiede lo charme e lo stile del collega Waltz, ma fra i due personaggi proprio non c'è gara. Si perde anche in parte la verbosità dei dialoghi, sempre di alto livello ma qui davvero striminziti, che mi hanno fatto mancare per certi versi i lunghi ma illuminanti monologhi che avevano caratterizzato le precedenti opere del regista, così piene di poesia nonostante ingiurie e bestemmie messe qua e là in ogni dove. Qui le parolacce ci sono, ma dove prima magari servivano a descrivere un ambiente [quello del crimine non è esattamente un luogo bazzicato dai gentiluomini] qui risultano essere davvero gratuite, più utili al fruimento della battuta crassa che a quello metacostruttivo fatto in precedenza. Devo poi sottolineare anche due aspetti che non mi sono piaciuti, come alcune scelte di regia forse un po' troppo prevedibili oltre che degli stacchi atemporali [che poi, narrativamente parlando questo è il film più lineare fatto da Quentin!] a una prima occhiata davvero stranianti - come quello della scena dove i KKK discutono dei cappucci, che ha modo di vantare il cammeo del giovane Jonah Hill, attore bravo ma finora destinato unicamente alle commediette. Vanno annoverate anche due piccole facilonerie di sceneggiatura, che anche se potevano essere gestite un po' meglio sono comunque messe a favore di un sano umorismo goliardico, o seguite da un'azione davvero frenetica ed estrema. Qui va detto che le scene di violenza sono davvero poche, e perlopiù si riducono a semplici spari, ma quando la situazione lo permette, tutto ha modo di scatenarsi nella più estrema delle maniere. Aggiungiamo poi una colonna sonora che mischia i classici del genere insieme al rap da ghetto... delirio puro! Il risultato è servito! Da annoverare anche il cammeo di Franco Nero, come primo partecipante insieme al mefistofelico ed eccellente Leonardo DiCaprio nella lotta coi mandingo a metà film. E stranamente, oserei dire, manco la canzone 
Ancora qui, fatta dal leggendario Ennio Morricone insieme alla nostra Elisa, mi ha deluso - non sono proprio un grande fan della cantante nostrana, pur ammettendo che ha una bellissima voce. 

Insomma, un film consigliato e che vi divertirà, anche se non è il capolavoro che tutti dicono. E inoltre, state in sala fino alla fine dei titoli di coda, avrete una piccola sorpresa!



Voto: ★★★ ½

13 commenti:

  1. Questa sera o domani vado a vederlo ... poi ti leggo.

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  2. Gran recensione. Sono uscito prima della fine dei titoli, mannaggia a me!!!

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    1. Alla fine è una scenetta, dai. Però che ridere quando l'ho vista XD

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  3. La mia opinione la conosci già! Quando è finito, ho detto al mio amico: finalmente! E non ho atteso la fine dei titoli.

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  4. Io l'ho trovato epico. Un film così capita raramente. DiCaprio da Oscar. E un Tarantino in splendida forma. La scena dell'esplosione, nel finale, è da Inno alla Gioia: mi sono alzato dalla sedia e ho gridato "Evvai!!". E quando ci sono stati i titoli di coda - cavolo mi sono perso la scenetta - mi è scappato l'applauso.

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    1. Si sa, le opinioni sono come le palle, ognuno ha le proprie XD
      Battute pessime a parte, alla fine è un film che sa davvero gasare, ma finora è uno dei Tarantino che mi ha colpito meno [fra i suoi lavori i migliori, a mio parere, sono i due "Kill Bill"]. Poi ovviamente il tutto è un problema mio, anche perché sono il primo ad ammettere che sono stati otto euro di biglietto spesi benone!

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    2. Bella la battuta XD
      Se mi parli dei due Kill Bill vado in brodo di giuggiole:)

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  5. Ciao Giacomo :)
    Un post entusiasta,non c'è che dire. Concordo con il tuo pensiero. Waltz è un attore talmente carismatico che non poteva che oscurare Foxx u.u Ho notato anche io la presenza di Jonah Hill e ovviamente quella di Franco Nero! E neanche a me la canzone di Elisa ha fatto impazzire...
    Nel mio blog ho dedicato un post al film in questione,troverai alcune curiosità sul film...Se ti va dà un'occhiata ;)

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    1. Ciao Robbin :)
      Grazie mille per essere passata e per il condiviso entusiasmo ^^
      Appena posso faccio un salto ;) buon cinema!|

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  6. Io amo Tarantino alla follia, ma secondo me non è corretto inserire questo film nella categoria Western,dato che di Western questo film ha solo le ambientazioni...

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    1. In merito al genere avevo fatto un discorso più ampliato nella recensione che ho scritto per VGNetwork. In effetti è vero, mantiene la tipica tematica blackexploitation immessa in un contesto western, ma per certi versi "Kill Bill" apparteneva al genere già di più.
      Qui mi soni dimenticato di scriverlo, grazie per essere passato e per avermi ricordato questo passaggio ;) ma credo che, per 'chiarezza comune', sia meglio lasciare la definizione almeno nelle etichette.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U