martedì 29 gennaio 2013

Flight


Anche a Hollywood c'è il classico cambio generazionale che su può vedere anche nella vita quotidiana. Dalla mie parti infatti ci sono un paio di bar comunemente detti 'di ritrovo', perché non si va lì per entrare e bere qualcosa, ma più per vedere la gente che sta fuori a chiacchierare. Si trova solitamente una media di trenta persone, e quasi sempre c'è qualcuno che si conosce. Ultimamente quando vado lì però trovo solo bimbetti, il che mi fa rendere conto di una cosa: cazzo, sono davvero cresciuto! La vita non è un'eterna adolescenza, purtroppo... Come in una carriera di spicco non si può essere un eterno enfant prodige, ed è così che Robert Zemekis dopo aver fatto dei film osannati e universalmente riconosciuti è finito in una sorta di dimenticatoio, un 'esiste ma chi se lo ricorda' che caratterizza molti dinosauri. E non è un caso se nel vedere in tv il trailer di Lincoln mi è venuto da pensare a Spielberg con sorpresa, ricordandomi che effettivamente al mondo esisteva anche lui.

Whio Whitaker è un pilota di linea. Dopo una notte di sesso, droga e rock'n'roll [letteralmente tutti e tre, vedere per credere!] con una hostess che vola con lui, si mette alla guida. Purtroppo l'aereo ha un guasto, e così Whip deve fare un atterraggio di fortuna, cosa che lo mette sotto la stampa e lo rende un eroe nazionale. Col proseguire degli eventi però gli abusi fatti la notte prima verranno a galla, portando con loro un'inevitabile inchiesta giudiziaria.

Il film inizia bene, con un bel primo piano della parte migliore dell'attrice Nadine Velazques, per poi concentrarsi su quello che il buon Robertino sa fare meglio: il tecnico. Tecnici che forse mancavano sullo sventurato aereo che da senso di esistere al film, ma che qui regala una delle migliori sequenze che io abbia mai visto dall'inizio di questo 2013. Perché non possiamo farci nulla, la vecchia generazione di registi ha un gusto visivo davvero eccelso e senza pari, e come le sanno fare loro le cose credo che in molti pochi potranno eguagliare nell'impresa. Infatti anche un film come il deludente La leggenda di Beowulf aveva saputo offrire delle trovate visive davvero eccelse, grazie anche all'uso della motion capture [tecnologia della quale Zemekis ha leggermente abusato negli ultimi anni] che permetteva dei movimenti di MDP altrimenti impossibili. La telecamera anche qui si muove con innata maestria, ma non è per un uso massiccio della computer grafica, bensì grazie alla passione artigianale di fare cinema che da sola vale la visione. Quindi l'inizio è molto coinvolgente e, per quanto possibile da un film drammatico, davvero al cardiopalma, e darà così un incipit davvero degno di nota che farà proseguire la visione senza particolari problemi. La regia del reverendi Zemekis quindi è promossa in pieno, ed è da annoverare fra le cose positive del film. Pecca invece la sceneggiatura di John Gatins, candidata all'Oscar, che però non sa distaccarsi dall'ottima premessa che si poteva già evincere dal trailer. Il personaggio principale ha tutte le caratteristiche per sollazzare la simpatia e l'empatia di un tizio come me: ubriacone, abbandonato da moglie e figlio coi quali non parla da anni, insoddisfatto e più dedito ai ricordi che alla vita vera. Peccato che il processo di maturazione non avviene senza intoppi e molte cose lasciano un vago senso di WTF? che non tutti potranno digerire. Buoni però anche i personaggi di contorno, soprattutto quello interpretato da John Goodman, che garantisce delle risate per tutto il (poco, purtroppo) tempo che compare sullo schermo. Anche gli altri comprimari maschili però sanno fornire dei momenti interessanti, oltre che decisamente ridanciani, e il proseguire nella ricostruzione dell'imminente inchiesta giudiziaria è davvero interessante. Ma non riesce però a colpire a fondo quanto vorrebbe. Flight rimane un film di denuncia che però denuncia solo la metà delle cose che ci sarebbero da nominare in un frangente simile, concentrandosi unicamente sul monolitico Denzel Washington protagonista [mamma mia che attorone!] e su una sua dubbia conversione a quel che è giusto. Pecca infinitamente la controparte femminile, come la drogata Nicole interpretata da una bellissima Kelly Reilly [i cui abusi sono caratterizzati unicamente da dei tatuaggi idioti], della quale però a fine visione non ho capito del tutto la funzione ai fini narrativi della pellicola. Tutte cose però alle quali si poteva anche sopravvivere, perché non raggiungevano mai un livello di zuccherosa edulcorazione troppo elevato. Poi però arriva il finale, e anche quello ci sta a una prima occhiata... ma la scena che precede i titoli di coda fa andare in vacca tutto, e il ritrovare un uomo completamente ripresosi dai suoi passati errori, che ha ritrovato la fede in Dio e che è riuscito addirittura a riappacificarsi col figlio... boh, non so, che sia una ruffianata verso quelli dell'Academy? Mi sa proprio di sì. E dire che sarebbe bastato un finale duro e consapevole come quello di Fish tank per rendere questo film, se non un capolavoro, un qualcosa di decisamente memorabile. Invece il film credo che la settimana prossima me lo sarò già dimenticato. Resterà forse il ricordo di quell'immensa sequenza iniziale, ma in un'epoca dove il progresso tecnologico avanza a così grandi falcate, siamo sicuri che presto non sarà sostituita da altro?

Forse mi rimarrà a mente la cara Velazques con le sue apprezzabilissime nudità, ed è qui che sta la vera tristezza del film, a mio parere...


Voto: ★★

9 commenti:

  1. Un film verso cui sono molto indecisa, e su cui sto leggendo pareri contrastanti. Lo vedrò, ma senza troppa fretta.
    p.s.: anche a casa mia si parla di cinema, io intanto mi appoggio dalle tue parti, se ti va di passare, sei ovviamente il benvenuto.

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    1. alla fine è sempre Zemekis, quindi un'occhiata la merita per gloria passata.
      Oh beh... se me lo dice una che ha il nome della Sposa di "Kill Bill" obbedisco subito ^^

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  2. A me è piaciuto, non americano in senso stretto, ma comunque tendente al moralisteggiante con paternale e scazzola a destra... gli ho dato un 7.5 proprio per quel finale scazzante che mi ha abbassato il livello d empatia verso il protagonista.

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  3. Concordo, ma due stelle mi sembrano comunque poche pochine. Alla fine Zemeckis ha una regia favolosa fino alla fine. E' la tematica filo-cristiana che si fa troppo pesante e retorica. Se fosse rimasta più sottintesa il film ne avrebbe solo giovato. E' come se la prima parte fosse diretta dallo Zemeckis di "Le Verità Nascoste" mentre invece la seconda parte sia stata coordinata dallo Shadyac di "Patch Adams". Due sequenze totalmente scollegate tra loro.

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    1. Già questa poca coerenza narrativa [verso un film che ne richiedeva molta] a mio parere basta ad abbassare a due stelle il voto. Certo, forse mezza in più avrebbe giovato, ma quel finale mi ha davvero irritato pensantemente. Sono uscito dalla sala che avevo voglia di imbattermi in una rissa XP

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  4. Sono d'accordo con te ci son personaggi poco crededibili (la tipa si dimentica di essere eroinomane?) ed argomenti appena accennati che non portano a niente ( la scena del film porno a cosa serve?)
    Tagliando una mezzora ne avrebbe guadagnato in coerenza e avrebbe avuto magari un po' più di brio.

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  5. a me è piaciuto complessivamente...certo che una tossica bella come Kelly Reilly non l'avevo mai vista. Il finale certo ha il suo bravo pistolotto edificante ma per essere Hollywood poteva essere peggio e poi mi piace il fatto che neanche tanto sotterraeamente si affermi che alcol e coca abbiano salvato un centinaio di vite....

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  6. Condivido....ho scritto più o meno le stesse cose....e complimenti per la recensione!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U