mercoledì 16 gennaio 2013

Frankenweenie


Devo ammetterlo, nella mia vita passata di adolescente ho avuto quello che potrei definire un 'periodo dark'. Fermo ammesso che le cose a sfondo gotico mi sono sempre piaciute, l'avvicinarmi all'ambiente del metal e dei vari sottogeneri annessi mi ha fatto incontrare la cultura gotica e i vari prodotti sottoculturali correlati. In quel periodo Tim Burton, coi suoi personaggi emarginati che sentivo tanto vicini [ammettiamolo, quale adolescente non si è mai sentito così?] e le tinte fosche delle sue pellicole, ebbe modo di diventare uno dei miei registi preferiti. Poi sapete com'è... sono cresciuto, ho appeso il chiodo alla parete ed ho persino tagliato i capelli, standardizzandomi. Burton per certi versi è sempre rimasto lo stesso, smenandola quasi sempre coi soliti concetti e i soliti rimandi darkettosi, finendo per far perdere interesse al semi-adulto con un orizzonte culturale vagamente più ampio che credo di essere diventato - o no? Ma il ricordo delle gioie passate che ha saputo darmi rimane sempre indelebile, e quindi ogni sua nuova fatica non posso perdermela. Se poi in gioco c'è di nuovo la stop motion, poi...

Victor è un ragazzo senza amici, tranne che per il suo cane Sparky. Un giorno però la bestiola viene investita da una macchina, così Victor, dopo una lezione di scienze dove ha visto attaccare degli elettrodi a una rana morta, decide di far resuscitare l'amato cane col medesimo tentativo, utilizzando l'energia elettrica di un fulmine. L'esperimento riesce, ma non tutti sono pronti per questa novità, e quello di riesumare i morti è un segreto che va ben custodito.

La prova che la vita ha un senso dell'umorismo tutto suo. Prima di cominciare con la recensione vera e propria, devo aggiungere che Burton ebbe modo di lavorare alla Disney come animatore nei primi anni della sua carriera, realizzando i cortometraggi Vincent e Frankenweenie. Quest'ultimo non ottenne molto successo [ottenne anche un'inspiegabile norma restrittiva] e la Disney lo licenziò con l'accusa di aver sperperato i fondi della compagnia. Ecco però che trent'anni dopo questo fatto, è proprio il colosso produttivo che l'aveva licenziato a produrre e distribuire il remake animato dell'infamante cortometraggio, ovvero il Frankenweenie che vedete qui recensito. Il tutto in stop motion, tecnica con la quale Burton ci ha regalato dei capolavori come Nightmare before Christmas e La sposa cadavere, il che dovrebbe essere una sorta di garanzia. E il risultato può dirsi decisamente accettabile, non senza qualche piccola caduta, ma il gioco vale la candela [o il fulmine] e lo spettacolo finisce per soddisfare quasi tutti. La rielaborazione del logo della Disney visibile all'inizio del film ci fa capire che Burton è ritornato in pompa magna con le caratteristiche che lo hanno fatto amare da milioni di fan nel mondo, con quelle atmosfere tetre e i pupazzetti che oramai si plagia da solo, ma che nel bene e nel male sono il suo inossidabile marchio di fabbrica. Il film infatti non dimostrerà d'essere altro che l'ennesima prova dell'ego depressoide del regista, oltre che un prevedibile allungo del cortometraggio d'origine. A questo punto va dato un leggero merito a John August, già collaboratore di Burton in più di un'occasione, che riesce a fare sua la storia immettendoci delle belle e ingegnose trovare finali [seriamente, non me le aspettavo e mi hanno colpito in positivo] ma peccando di una prima parte forse eccessivamente lenta, dove non tutti i dialoghi attecchiscono come dovrebbero e certe parti sembrano messe lì un po' per nulla - una su tutte, le previsioni fatte dalla ragazza stramba con le cacche del proprio gatto. Se nel corto d'origine quindi il cane moriva proprio all'inizio, qui la macchina lo investe dopo il quindicesimo minuto, tracciando così per tutta la prima parte un'eccessiva descrizione dell'ambiente che a tratti mi è sembrato stonare con l'atmosfera favolistica venutasi a creare. Ben congegnato invece l'umorismo globale, che offre dei divertenti sketch funzionali alla trama e che mi hanno fatto ridere assai, fino all'imprevedibile sequela di eventi finale che offre parecchie scene di sano citazionismo del cinema horror che tutti prima o poi, in special modo quelli nati nelle decadi passate, si sono trovati ad amare. Nonostante però mi abbia stupito il fatto che la Disney abbia permesso al regista di Burbank di calcare così marcatamente il piede sugli elementi macabri che fanno da contorno alla vicenda principale, duole ammettere che a dispetto di certi discorsi molto interessanti fatti sulla scienza e sull'ignoranza della gente comune il film va annoverato unicamente come un mero divertimento per bambini amanti del macabro, pur rimanendo un qualcosa fatto col dovuto garbo estetico e narrativo. I tempi d'oro che mi hanno fatto amare questo regista credo che siano lontani, o forse sono semplicemente io ad essere cambiato (se in meglio o in peggio ditelo voi), ma una cosa mi sembra certa: nella contentezza mi aspettavo qualcosina di più. Dubito che questo regista riuscirà ancora a stupirmi, ma la speranza alle volte è l'ultima a morire... al massimo posso sempre farla resuscitare con degli elettrodi come in questo caso.

Film consigliato per vedere qualcosa di leggero e distensivo, senza però farsi negare l'intelligenza e la classe necessarie per un buon risultato. Il bianco e nero si conferma come una scelta azzeccata, non solo come mero rimando verso l'originale in live action, ma anche per l'atmosfera così retrò che esercita. Da prendere coi giusti paletti... ops, elettrodi... ma da godere col cuore aperto.

Voto: ★★★


10 commenti:

  1. alice in wonderland mi aveva fatto pena e dark shadows lasciato indifferente, ma questo invece è un ritorno alla grande del tim burton migliore.
    ancora una volta 3 stelline sono troppo poche. anche perché se quella porcheria senza fine di cloud atlas è da 2 e 1/2, questo è almeno da 1000 stelline :D

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    1. Eh, sull'Atlante sei ben ostico ho notato XD quello non ha convinto manco me, ma comunque non mi ha fatto COSI' schifo. Tim Burton migliore forse, ma sempre Tim Burton... non so se mi spiego. Solite tematiche e solito modo di raccontarlo, forse da neofita mi sarebbe piaciuto di più, ma seguendo il regista da molto mi ha soddisfatto, ma solo in parte.

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  2. Capisco quello che dici, ma andrò a vederlo, non mi perdo mai un film di Tim Burton.

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    1. Pure io followo i registi che mi piacciono anche nei periodi di vuoto ispiratore. Questo però merita anche una seconda visione

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    2. secondo me è meglio il corto....in questo il brodo è allungato troppo...

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    3. Allungato sì, troppo a mio parere no. Ma aggiungo, i suoi ultimi lavori mi hanno fatto così pena che questo è stato un mezzo miracolo.

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    4. sarà che ho visto prima il corto, e quindi mi sembra meglio...comunque concordo sull'analisi veloce delle sue ultime opere: questa è decisametne la migliore pellicola burtoniana degli ultimi anni

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  3. Continuò a leggere cose positive e non può che farmi piacere, perché gli ultimi lavori di Burton erano davvero poca roba... E non andava bene! :)

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    1. Si infatti, non sarà il capolavoro che tutti aspettavano ma intrattiene in maniera decisamente migliore.

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    2. Anche perché fare peggio sarebbe stato davvero impegnativo. Non impossibile, ma quasi! ;)

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