lunedì 14 gennaio 2013

La migliore offerta


Sui registi italiani ho un po’ la mia idea. Si fa esordire gente troppo vecchia (la media è fra i quaranta e i cinquant’anni) che, purtroppo, sembra ignorare l’idea di cinema che si sta facendo nel mondo. Si realizzano quindi dei film fatti da tali individui per il pubblico dei loro tempi, contribuendo a una de-evoluzione e a un impoverimento della narrativa di genere che ha del deprimente - anche perché, fateci caso, facciamo o commedie o film drammatici lasciando da parte tutti gli altri generi, anche quelli più ‘realistici’ come il thriller. Fra i pochi nomi che seguo con un certo interesse, almeno nel panorama più mainstream, ci sono il tanto osannato Paolo Sorrentino [che dopo La grande bellezza lo mettono pure a fare la pubblicità dei Kellogs, a momenti], Gabriele Salvatores e, per l'appunto, Giuseppe Tornatore, quest’ultimo forse il più americano dei registi italiani. Attendevo quindi questo La migliore offerta con un certo interesse, quando però avevo avuto modo di leggere una notizia assai triste. E la cosa più triste era che il tutto era stato riportato non solo dai giornali specializzati, ma pure da un settimanale di pettegolezzi che legge mia nonna. Durante la lavorazione infatti Tornatore avrebbe attaccato verbalmente e fisicamente una delle doppiatrici, facendo scattare una denuncia che ha complicato la post produzione della pellicola, accompagnandola con diverse polemiche. O almeno, così ho letto.

Virgil Oldman è un sessantenne antiquario e battitore d'aste. La sua vita è stata tutta spesa nella sua incrollabile passione per l'arte, cosa che ha reso la vita di Oldman profondamente segnata dal lusso e dalla solitudine. Egli non ha mai goduto della compagnia di una donna, e si discosta totalmente dalle relazioni umane (come testimonia anche il fatto che indossa sempre dei guanti, onde aumentare il distacco dal mondo e dalle cose che lo circonda-no). Un giorno però Claire, una giovane ereditiera agorafobica, lo contatta per mettere all'asta gli averi artistici lasciatigli dai genitori morti da poco. Questo incontro segnerà per sempre la vita dell'anziano antiquario, dando vita a un mistero sul quale dovrà indagare...

Si sa bene, si devono giudicare le opere e non l’autore. Eppure quella della violenza sulle donne è un tema verso il quale sono assai sensibile e il sapere che Tornatore, un artista e un mestierante che ammiro molto, si era in parte macchiato di una colpa simile, mi aveva fatto entrare in sala con un vago scetticismo. Ma una volta che hanno iniziato a scorrer ei titoli di coda ho dovuto ammettere che, nonostante il triste aneddoto, Beppe con la macchina da presa ci sa fare come sempre. D'altronde, se si riesce a perdonare Polanski per quel vecchio scandalo di pedofilia, credo proprio che posso chiudere un occhio sul fatto che Tornatore non abbia avuto modo di comportarsi in maniera molto corretta. Alla fine, come già detto, non si deve criticare la persona o l'artista, bensì l'arte che fa, altrimenti dovremmo tutti ignorare Picasso di essere stato uno stronzo di prima riga. Tornando al film comunque, posso dire che ho avuto modo di vedere un'ottima pellicola drammatica, che verso la fine si tinge anche di atmosfere più vicine al thriller e al noir. L'(auto)isolamento è il tema che accomuna i due personaggi principali, ovvero l'antiquario Virgil e l'ereditiera Claire, e l'avvicinamento fra questi due elementi creerà una sintonia molto azzeccata e di grande impatto tematico, che sicuramente saprà catturare un certo tipo di pubblico che ama i personaggi complessati. Complessi resi con la giusta delicatezza e sensibilità, senza approfittare in maniera eccessiva - o eccessivamente irritante - di alcune semplificazioni, poiché la psiche umana è la cosa più difficile da trattare. Qui almeno, anche se non senza qualche piccolo passo falso, si ha il modo di toccare temi così delicati con la giusta dignità che essi meritano, offrendo un protagonista genuino che diventa involontariamente carismatico proprio grazie a queste sue debolezze molto umane e legittime. Tutto ciò è collaudato dalla sapiente regia del cineasta siciliano, che riesce a creare dei passaggi visivi davvero azzeccati, usufruendo anche della saggia immersione in un mondo così particolare e di per sé estremamente poetico come quello dell'arte, con dei quadri che da soli valgono la visione della pellicola. Tutto poteva finire per divenire un capolavoro, fino a quando non interviene un finale che punta direttamente sul thrilling e che mostra un numero minimo di pecche. Tutte cose sulle quali si potrebbe benissimo chiudere più di un occhio, ma che mostrano un intreccio davvero arzigogolato che potrò cogliere in fallo gli spettatori più disattenti, anche per via di alcune scelte registiche molto d'effetto ma che non aiutano a fare un'immediata luce sul colpo di scena finale, che finisce per essere attutito anche da un ritmo progressivamente sempre più lento che non a tutti potrà piacere. A discapito anche dei vari flashback e flashforeward, che offrono un'immagine finale davvero d'effetto anche se non in perfetta linearità temporale come il resto della pellicola è stata, si finisce la visione con un pesante macigno sul cuore, oltre che con una strana con-fusione - dettata anche da di passaggi di sceneggiatura troppo faciloni in un paio di punti - che impediranno di dare una valutazione immediata del prodotto. Compensano tutti questi difetti [che data la comunque elevata qualità della pellicola rimangono marginali, a mio parere] degli attori in splendida forma, a cominciare dal protagonista Geoffrey Rush, che offre una performance davvero intensa e ben strutturata, senza dar sfogo a troppi gigionismi o macchiettismi vari. Lo supportano a che un Donald Sutherland di grande presenza scenica, oltre che le splendide fattezze della bella Sylvia Hoeks, enfatizzata in tutto il suo splendore da una fotografia davvero di gran classe.

Quindi, fattacci riportati a parte, faccio i complimenti a Tornatore che, essendosi autoesiliato dal mondo di mediterraneità che lo caratterizza, ha saputo offrire al pubblico una sana commistione dei generi classici di grande presa.


Voto: ★★★ ½

8 commenti:

  1. vedi che alla fine ne valeva la pena? :)

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    1. tutto sommato alla fine sì XD però l'antipatia per Tornatore resta!

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  2. Ma Tornatore è antipatico, si sa.
    Ottima analisi.
    Sì, è vero, alcuni passaggi sono un pò complicati ma credo che il film regga alla fine.
    Certo sta truffa è davvero poco probabile nel mondo reale, fa troppo affidamento sulle emozioni di lui e su alcune dinamiche che, fossero andate male, avrebbero fatto saltar tutto.
    Ma è cinema no?

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    1. Della sua antipatia ero all'oscuro. A saperlo, ci sarei andato più cauto XP
      Ma alla fine la truffa e l'aspetto da thriller erano un pretesto per raccontare delle emozioni umane, quelle davvero espresse bene.

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  3. Sono contenta che ti sia piaciuto, nonostante qualche (perdonabile a mio avviso, dai) difetto è un filmone che finalmente non ci fa sfigurare come italiani in ambito cinematografico!
    Peccato che come persona Tornatore sia comunque così scortese...

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    1. Perdonabilissimo, infatti il voto mica è basso :P finalmente un film 'di genere' qui nel Bel Paese, era da tempo che non ne vedevo uno!
      Succede dai, ma vediamo di giudicare l'opera e non l'artista.

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  4. Tornatore è il mio regista preferito in assoluto, ma questo non l'ho ancora visto...
    Spero di averne al più presto l'occasione!

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    1. Tra gli italiani sembra uno dei pochi che abbia il coraggio di fare cose diverse, e questi film, pur coi suoi micro-difettucci, ne è la priva. Fammi sapere!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U