lunedì 21 gennaio 2013

Memento


Il tempo è come la moda: ha un umorismo tutto suo. Ma non è detto che sia un umorismo gradevole che ci faccia ridere. E spesso con la moda è stranamente collegato, perché decreta un inizio e una fine di un certo filone. Christopher Nolan è senza dubbio il simulacro di questo concetto, perché pochi registi come lui, specie negli ultimi anni, periodo dove tutti sembrano presi dalla musica ignorando tutto il resto, hanno fatto un così brusco passaggio, segnando per l'ennesima volta come moda e tempo alla fine siano una bomba pronta ad esplodere. Simulacro di questa sua ascesa e declinazione, è stato sicura-mente la trilogia di Batman, che ha contribuito a innalzarlo grazie alla stupefazione iniziale, per poi creare una serie di haters che ha partito preso  hanno deciso di decretare questo regista come un autore superficiale e che in realtà non ha mai avuto molto da dire - e non tutti hanno visto The dark knight rises, che di motivi per cui essere sputtanato ne ha parecchi. Discorso alle volte superfluo, perché chi lo fa raramente ha mai approfondito la visione di questo cineasta, addentrandosi solo nei parametri più mainstream e ignorando che all'appello ci sarebbe un certo Memento, che all'epoca dimostrò tutto il talento del buon Chris.

Leonard Shelby ha uno strano disturbo: una strana forma di amnesia dovuta a un incidente, che lascia intatti i vecchi ricordi ma che introduce la perdite della memoria breve. Risultato: dopo un tot di tempo dimentica quello che stava facendo e quindi annota tutto quello che gli serve grazie a delle polaroid, appunti su fogli di carta o, addirittura, tatuaggi. Tutto questo scrupolo gli è necessario, perché deve cercare chi ha violentato e ucciso sua moglie [l' incidente infatti è avvenuto nel tentativo di salvarla] e portare la giusta vendetta. Dalla sua ha solo un nome, John G, e tanta determinazione.

Film ambizioso e basato su un racconto del fratello Jonathan, a detta di molti il vero genio della famiglia Nolan - e forse è per questo che le sue opere da noi sono perlopiù ancora inedite. Una storia simile ha le caratteristiche perfette per solleticare l'attenzione e la curiosità del sottoscritto, e infatti solo il sapere il particolare dilemma mentale - oltre che morale - che caratterizzava il protagonista mi aveva inscimmiato come poche cose al mondo. Era un periodo in cui ero ancora fresco di visione da Il cavaliere oscuro, ero un adolescente e la mia concezione cinematografica era ancora in totale fase di sviluppo. Il sapere però che ancora prima del sequel dell’uomo pipistrello, all’epoca un film decisamente anomalo nel suo genere, questo regista aveva saputo osare ancora di più, mi aveva mandato in una giovanile estasi. Ma anche a distanza di anni e pur con le dovute cautele, questo film lo amo ancora come la prima volta che ebbi modo di vederlo. Poco budget, ma molta voglia di fare. Spesso la formula vincente di ogni progetto legato alla settima arte. Molta voglia di fare quella che principalmente è una storia linearissima e con dei colpi di scena piazzati però al momento giusto, asserviti poi a quello che è l'interrogativo principale che il regista vuole instillare nello spettatore. E infatti qui si rispetta il dettame voluto dalla migliore tradizione della narrativa tutta, ovvero che il genere e la vicenda narrata il più delle volte sono solo una cornice per quelli che sono i pensieri che attanagliano i personaggi. Decisamente encomiabile quindi la scelta narrativa usata, che premia quella che è una perfetta narrazione a ritroso, frammentata con la sequenza in bianco e nero di una telefonata che si collegherà perfettamente verso la fine, chiudendo un ciclo narrativo di grande effetto. Prima però mi spiego un attimo... con narrazione a ritroso non intendo dire che è come se la pellicola fosse messa in rewind. I personaggi si muovono e parlano in maniera corretta e l'unico esempio di simile effettistica esistente per tutto il film è unicamente durante i titoli di testa, ed ha una funzione più stilistica che metanarrativa. Semplicemente si è fatto iniziare il film con quella che poteva essere l'adeguata conclusione, dividendo così la pellicola in appositi segmenti che verranno riproposti in ordine inverso, e frammentati dalla sequenza in bianco e nero che darà la perfetta conclusione. Perfetta conclusione che si traduce anche come ideale inizio di un film, funzionando però in maniera egregia come discorso conclusivo dell'intera pellicola. Uno sperimentalismo che può sembrare scontato e a tratti monotono nella sua innovazione, ma che riesce a mantenersi lucido grazie all'intelligenza della narrazione che prevede un discorso specifico per ogni momento che si vuole isolare con questo assurdo montaggio, regalando un crescendo di drammaticità e suspance. Perché la rivelazione finale [che però avviene all'inizio] darà tutte le risposte che servono... anche se alle volte sapere le cose porta unicamente delle nuove domande. Ribattezzato da mia madre Demento per via del senso di straniamento che può causare, questo film rivela in pieno tutto quello che era il talento di un Nolan non coinvolto negli ingranaggi delle grandi major, che ha potuto dare libero sfogo a tutta la sua creatività. Ancora oggi al centro di profonde discussioni (a mio avviso più dovute alla figura modaiola del regista che altro), a mio avviso la pellicola si dimostra come un particolare affresco sul potere del ricordo e del senso di colpa, trattato con una raffinatezza senza pari e un controllo degli attori davvero notevole. Mi ha solo vagamente deluso il protagonista Guy Pierce, per via della sua espressione da marmotta smarrita, mentre Joe Pantoliano è uno spasso come sempre.

Film particolare e, detto senza boria o vanità, non per tutti. Ma necessario per riscoprire quello che è uno degli autori moderni più chiacchierati e, chissà, magari utile per rivalutarlo. perché alla fine, si sa, gli haters non piacciono a nessuno. Manco agli altri haters!


Voto: ★★★★

6 commenti:

  1. Un film che all'epoca mi sconvolse non poco! Certo, forse visto con la linea temporale classica non è questo granchè, ma qui è proprio l'idea di farlo così ad essere geniale!
    Amo Nolan, tutti i suoi lavori, a partire da Following, hanno il loro perchè!

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    1. Infatti la storia è in secondo piano, quel che serve qui sono le tematiche! ^^'
      E' un regista molto interessante, anche se preso molto di mira dai fighetti modaioli. Ma se fa parlare un motivo ci sarà!

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  2. Io sono sicuramente di parte e questo lavoro l'ho adorato allora e continuo a ritenerlo un signor film a distanza di dieci anni... Però che Guy Pierce sembri una marmotta smarrita ci sta. :-)

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    1. si ci sta... solo che ha una faccia ai limiti dell'irritante! XD

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  3. Io questo ho dovuto guardarlo per il mio corso di storia del cinema, e concordo che non sia per tutti.

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    1. Poi Nolan è diventato l'elogio del 'tutti' XP

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U