mercoledì 2 gennaio 2013

Midnight in Paris


Nel proseguire della propria carriera un artista dovrà sempre fare i conti, a tempo debito, con la mancanza d'ispirazione. Già io vedo un futuro lontano in cui non saprò come iniziare queste recensioni... e forse quello sarà il momento in cui il mondo dell'etere finalmente gioirà perché le mie pessime recensioni non inquineranno più i loro occhi, ma tant'è... Possiamo comunque dire che il buon Woody Allen ha quasi sempre saputo ovviare a questo problema, proponendo forse sempre le stesse tematiche ma espresse ogni volta in maniera diversa, decretando così la sua vera genialità. Con questo, colui che è diventato nel tempo come uno dei miei registi preferiti, continua il suo discorso sulle città europee, confezionando qualcosa che si discosta però da quanto detto nelle precedenti pellicola per iniziare un discorso nuovo detto in maniera nuova, piena di brio e leggerezza.

Gil è uno sceneggiatore americano, insoddisfatto dei soggetti insulsi che i suoi capi gli fanno scrivere, e che vorrebbe finire un libro che ha in cantiere da molto. Si ritrova in vacanza a Parigi, città che molto ama, insieme alla moglie Inez, gli invadenti genitori di lei, e un suo amico saputello. Durante una sera passata in solitudine, però, Gil si ritrova catapultato nella Parigi degli anni Venti, dove troverà tutta la melassa culturale che ha formato la sua cultura. Quindi fra un incontro con Francis Scott Fitzgerald, Picasso, Ernest Hemingway e Luis Bunuel, incontrerà una donna che...

Già il molto criticato inizio, che a molti è sembrato un'esposizione da cartolina, fa intuire quello che sarà il clima di questa pellicola. Rimane un qualcosa di alleniano al cento per cento, ma si respira il brio e la freschezza delle sue annate migliori, quelle dove si pensava e si rideva a crepapelle per tutta la durata, agevolati anche da un ritmo narrativo che non calava mai. Qui forse non ci saranno tutte le fantastiche battute di Basta che funzioni, ma si sorride quanto basta per non distogliere mai lo sguardo dallo schermo, e favoriti da una storia forse non innovativa ma ben collaudata, il risultato positivo è quasi scontato. A mettere la ciliegina sulla torta poi c'è un finale agrodolce, che come nella miglior tradizione di questo cineasta lascia da parte ogni sorta di perbenismo per concentrarsi su una visione molto malinconica della vita, per nulla scontata ma che colpisce dei punti che tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella nostra esistenza. Quello che Allen vuole analizzare è un discorso sull'uomo americano, e sullo stimolo intellettuale che una cultura come la propria gli impedisce, a dispetto di quella europea che ha vissuto sempre un periodo di perenne evoluzione. Ma è soprattutto un film che parla della scontentezza di vivere nella propria epoca, di non essere ben rappresentati dal proprio periodo storico, e di voler poter migrare in un paese o in un'epoca che nel nostro immaginario possa essere proprio quello che fa per noi, magari con una persona nuova che ci aiuti a riscoprire noi stessi. L'autore però cui ricorda che è impossibile sfuggire alla nostra epoca e al nostro tempo, e che questo senso di scontentezza va a ricercarsi in ogni periodo. Gli artisti di ieri erano in contrasto col loro presente, e proprio questa loro lotta interiore ha contribuito a formare quel periodo culturale che può affascinarci, e forse il rimanere ancorati nel proprio secolo è forse la cosa migliore. Bisogna accettare il proprio destino, e imparare a comportarsi di conseguenza per poter migliorare col solo ausilio della forza di volontà la propria esistenza. Un discorso semplice ed eseguito in maniera garbata, con un mucchio di dialoghi interessanti, soprattutto per quanto concerne la caratterizzazione dei vari artisti incontrati nei vari viaggi temporali. Dal canto mio posso dire di aver amato all'inverosimile le parti di Hemingway, dove aggressività e filosofia riuscivano ad avere un perfetto mix che descrivevano alla perfezione il carattere di quello scrittore che tanto amo, e pure quelle inerenti a Scott Fitzgerald (per chi non e ne fosse accorto, è il Loki di The Avengers) mi hanno fatto scoprire delle particolarità su questo autore che non conoscevo - ma ammetto che è un personaggio storico ed artistico che non ho mai approfondito. Molto bravi gli attori, a cominciare dal protagonista Owen Wilson, affiancato da una bellissima e sempre eccelsa Marion Cotillard. Si ha anche il cammeo dell'ex premier dame Carla Bruni, ma nulla di eccessivamente fastidioso o vagamente propagandistico.

Un film gradevole e divertente, che pur non brillando nella sconfinata produzione del regista newyorkese si presenta come una visione piacevole e colma di brio, che non si farà dimenticare facilmente. L'oscar alla miglior sceneggiatura originale si dimostra più che meritato, confermando che nonostante la veneranda età il buon Allen c'è, e ci fa ancora molto!


Voto: ★★★ ½

8 commenti:

  1. Innanzitutto complimenti per il blog, tra quelli cinematografici è uno dei pochi che mi mancava!

    Pur non essendo un'appassionata di Allen, Midnight in Paris è uno dei film più divertenti e gradevoli che mi sia mai capitato di vedere... forse anche perché adoro Parigi e l'atmosfera di sogno bohemièn che si respira in ogni angolo della città!

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    1. Grazie mille per i complimenti!
      Beh, parli con uno che di Allen è una vera e propria groupie XD non lo ritengo uno dei suoi migliori, ma uno di quelli in cui mescola con più sagacia leggerezza, brio e intelligenza.

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  2. Per me brilla eccome, questo film. Tra i miei preferiti senza ombra di dubbio. Oscar alla sceneggiatura originale, ovviamente non ritirato da Allen.

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    1. Allen che ritira un Oscar è l'infrangimento del settimo sigillo, altroché XP

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  3. Film gradevole che si regge su una trama che il caro Woody Ahia Allen - credici pure o no - ha rubato al sottoscritto (non so come abbia fatto, forse usa un radar o è riuscito a mettere delle cimici in casa mia). Bravi gli attori, tranne Carlà, e la Cotillard che non mi ha mai fatto impazzire (poi che razza di doppiatrice le hanno messo? sembra ubriaca). Il caro Allen non poteva impegnarsi così anche con To Rome with Love?

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    1. A me con le idee fregate è successo con un paio di albi di Dylan Dog, mannaggia a Sclavi :-P
      Concordo sulla Bruni, ma la Cotillard... caro mio, sulle attrici non andremo mai d'accordo credo XD poteva, ma tieni conto che è vecchio e che oramai penso manco lui sappia più che fare.

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    2. Hai dei gusti in fatto di attrici, ragazzo mio XD
      Chissà se andremo mai d'accordo... non si può mai sapere.
      Comunque oramai sto sempre sul tuo blog: potresti farmi pagare l'affitto.

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    3. Eh dai, il bloggare non p bello se non è litigarello [???]
      Oppure potresti pagare tu me come si fa col satellitare. Alla fine sono io quello che gestisce la controparte ludica u.u

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U