venerdì 25 gennaio 2013

Suicide Club


Per quanto la gente li ritragga come dei maniaci nerd, i giapponesi hanno genio a palate. Si certo, hanno contribuito alla crescita della cultura nerd od otaku da noi, e sono dei maniaci... ma è proprio il loro essere così insani che, in certi casi, li rende davvero geniali. Il binomio pazzia e genialità per molti dovrebbero andare a braccetto, ma non sempre è così, perché anche se molto malate serie come Elfen lied e Boogiepop phantom geniali non lo sono per nulla. E dato che critico dei titoli molto quotati, mi aspetto già che taluni mi lincino per la mia affermazione. Ma ritornando a noi, al cinema serio, malato ma, nonostante tutto, intelligente, non posso non citare questo Suicide club, conosciuto anche col titolo di Suicide circle, e realizzati da quel pazzerellone di Sion Sono che con questa pellicola ha iniziato un'ideale trilogia sull'alienazione sociale giapponese. Da noi ovviamente il film è ancora inedito, quindi se volete visionarlo andate di download e abituatevi a seguire i sottotitoli, perché altrimenti non potrete minimamente godere di questa piccola perla.

Il film inizia con cinquantaquattro ragazze che, sorridenti, si prendono per mano e saltano sulle rotaie della metro-politana proprio quando passa il treno. Da questo antefatto si passa poi a scoprire che nel Giappone della pellicola è in corso una vera e propria epidemia di... suicidi. Molte persone, che non hanno mai mostrato segni di squilibrio, si suicidano in maniera quasi inconscia. Il detective Kuroda inizia le indagini sul caso, scoprendo nell'etere uno strano sito che segue tutti i suicidi, ancora prima che questi siano avvenuti. E intanto il baby gruppo delle Dessert continua a mietere successi...

Non posso dire di essere un grande esperto della cultura giapponese, specie se quella dei giorni nostri. Di loro posso dire di aver letto molti manga, oltre che i libri di Yukio Mishima e del più rodato Haruki Murakami, che però non sono sufficienti per definirsi dei profondi conoscitori di quella civiltà. Dal mio piccolo posso quindi dire che quello nipponico mi pare un popolo che ancora oggi vive un forte contrasto: da un alto sono ancora (eccessivamente, mi azzardo a dire) profondamente ancorati alle loro tradizioni, mentre dall'altro si trovano un un progressivo avanzamento economico e tecnologico che non lascia spazio a quelle che sono le loro nobili usanze dei tempi che furono. Infatti nonostante il 2000 sia passato da tempo il suicidio rituale è un qualcosa di ancora profondamente sentito, e non è un caso che molti dopo aver perso il lavoro, convinti di essere stati disonorati, tentino di uccidersi - tema che si ricollega col film in questione. E' comunque anche una società piuttosto classista, e non è un caso quindi che solo il frequentare un certo asilo (non sto esagerando, avviso) decreti quale università lo studente in questione potrà fare. Suicide club infatti non è altro che il figlio ideale di questo pensiero, che si esprime con tutta la selvaggia anarchia che la narrativa nipponica prevede, quale unico sfogo in questa gabbia di apparenze. Oltre alle scene splatter, piuttosto numerose, a colpirmi maggiormente è stata una scena ambientata su un treno, dove si ha con una rapida panoramica quello che è il ritratto perfetto del giapponese medio: quello di una persona stanca, un pigro lettore di manga che si è illuso a quella che sarà la sua vita, già segnata dai trascorsi giovanili che gli sono stai imposti. In un panorama simile l'unica libertà concessa è la morte, che avverrà rapida e di massa in maniera drammatica. Da questo punto di vista infatti il film funziona in maniera davvero efficace, padroneggiando una regia minimale ma in grado di ricreare la giusta atmosfera di straniamento che il cittadino medio giapponese deve provare, frammentando i momenti che possono risultare pesanti o noiosi con delle sequenze gore davvero stomachevoli, ma che non prendono la totale padronanza della pellicola. La prima parte quindi si rivela un qual-cosa di altamente sublime e disturbante, oltre che perfettamente argomentata, ma la stessa cosa non può dirsi della seconda, che diventa troppo improntata sull'assurdo a tutti i costi, perdendo quindi gran parte del potenziale accumulato in partenza, oltre che a presentare un paio di idee di sceneggiatura che non convinceranno tutti. Con-vince però la geniale idea del gruppo delle Dessert, che nel cantare la canzone Email me (riferimento agli avveni-menti del film, che per correttezza non vi spoilererò), cambieranno nome mano a mano che il film prosegue, in maniera appena percettibile. Questo è possibile grazie alla translitterazione della lingua giapponese che permette in questa maniera molteplici giochi di parole, oltre che un sofisticato modo per denunciare lo strapotere dei mezzi d'informazione, in parte responsabili dello straniamento della vita del comune cittadino, che qui non si accorge di quello che sta succedendo, manco del fatto che un gruppo di ragazzine piuttosto irritanti cambio nome continua-mente, e che sia in parte collegato a tutto quello che sta succedendo nel mondo. Forse certe sequenze risentono di un budget decisamente non elevatissimo, e gli attori non saranno proprio da Oscar... ma la pellicola nonostante gli innegabili difetti colpisce per il coraggio che ha nell'esprimere il proprio discorso, facendolo in maniera non consona e decisamente fuori dagli schemi. 

Non consigliato agli stomaci sensibili (come testimonia la gif presa da una sequenza del film e adottata dal sito Nonciclopedia), ma altamente raccomandato a chi ha fame di novità ed estremismo!


Voto: ★★★ ½

2 commenti:

  1. Adoro Sion Sono di cui ho visto quasi tutto e ogni volta mi sorprende ...se non l'hai visto ti consiglio appassionatamente A cold fish...un qualcosa da far venire letteralmente i brividi...

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    1. Purtroppo di lui finora ho visto solo questo, le sue opere sono un po' ardue da reperire con le mie misere conoscenze.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U