giovedì 31 gennaio 2013

The master


Il mondo mi odia, il mondo vuole impedirmi in tutto e per tutto, ma alla fine, nonostante ci si siano messe in mezzo tutte le forze della natura... finalmente sono riuscito a vedere questo cazzo di film! C'è voluto un mese esatto prima che lo trasmettessero da me e, anche se la rete in questi casi può aiutare, certi film amo vederli al cinema. A quel piccolo cineforum del giovedì che mi fa conoscere un sacco di cose che altrimenti mi sarei perso e mi illude di essere un poco intelligente. Non ci posso fare nulla, ma quando il trailer mi ispira, quando mi da certe sensazioni (come aveva fatto quello di questo film, per certi insensati motivi) allora mi convinco che per forza ha un'aurea che posso ricavare solo nel buio di una sala, fra i sussurri delle persone e i droghini che negli ultimi posti approfittano dell'oscurità per bucarsi non visti, specie nei cineforum dove va quasi sempre poca gente. No, i droghini non ci sono, ma penso che se dovessero scegliere un posto mirerebbero all'impensabile sala da pippaioli intellettuali che non vengono riempite manco per la metà dalla pellicola d'autore di turno. Ma penso anche che il caro Paulie debba drogarsi abbastanza per avere il coraggio di proporre un film simile, specie se dopo una così lunga assenza da quel capolavoro che era Il petroliere.

Freddy Quell è un reduce della Seconda Guerra Mondiale, uscito da quell'esperienza col cervello in pappa. A nulla valgono gli aiuti fornitigli dall'esercito, e quando deve integrarsi nel mondo reagisce con una sorta di maniacalità verso il sesso e l'alcolismo, bevendo degli intrugli di dubbia natura che egli stesso prepara. Un giorno però ha il casuale modo di incontrate Lancaster Dodd, strano santone di turno, che ha aperto il movimento della Causa, che ha come obiettivo quello di eliminare l'istinto bestiale nelle persone. Un incontro che diverrà una collaborazione stretta e non sempre lieta, segnando i due individui...

Non credo di essere una persona presuntuosa. O almeno, non sono mai stato accusato di ciò e non mi pare di aver mai dato adito a questo pensiero millantando chissà quali conoscenze. Mi è sempre stato insegnato che l’intelligenza assoluta non esiste e che siamo sempre ignoranti verso gli altri, così come gli altri sono sempre ignoranti verso di noi. Pensate che c'è chi mi accusa di eccessiva modestia, in certi casi. Quindi boccio questo film, senza presunzione o dichiarazioni di maestria, sottolineando che forse gran parte del demerito va a riscontrarsi unicamente nel sottoscritto. Appunto nella mia ignoranza, perché spesso ciò che davanti ai nostri occhi non ha senso magari lo possiede, solo che siamo noi che non riusciamo a coglierlo. Paul Thomas Anderson poi è un regista che, anche se non lo amo, solitamente mi piace molto. Penso poi che a prescindere dai gusti una personalità come la sua andrebbe rispettata anche solo per aver fatto due filmoni come Magnolia e Boogie nights. Qui il regista continua la sua parabola sulla solitudine, narrando le infelici gesta di due uomini a loro modo soli e contro il mondo. Freddy è una persona che è stata deviata dalla Storia, quella con la S maiuscola alla quale nessuno può sottrarsi, mentre Lancaster è uno che nel cercare di sopraelevarsi proponendo un nuovo culto raccoglie molti adepti ma un numero ancora più alto di nemici - inutile dire che Joaquin Phoenix e Philip Seymour-hoffman fanno a gare a chi è più bravo. Uno è la bestia e l'altro il suo pastore, il master del titolo, e questa è la storia che segue il loro cammino. Un master molto particolare, perché alla fine anche lui è solo un uomo e sembra essere sorretto dalla moglie, forse la vera maestra assoluto in tutto questo contesto. Storia tecnicamente davvero ben realizzata come da tradizione da questo Anderson, che offre una regia ben calibrata e un comparto tecnico d'eccezione, a cominciare da una fotografia che mi ha davvero colpito per la sua assoluta nitidezza ed eleganza. Anche le musiche si fanno egregiamente ascoltare e riassumono con poche ed essenziali note il clima di quel 1950. Ciò che proprio non sono riuscito a non farmi andare di traverso è la storia. Esatto, quella con la esse minuscola, quella appartenente unicamente a questo film. Sarà forse che l'aspettativa era eccessiva da parte mia, o forse che il mio cervello non capisce le cose che fanno dei discorsi troppo elevati... fatto sta che il film lascia diverse perplessità durante il proprio svolgimento. Innanzitutto mi ha dato fastidio il tono vago, dove tutto non è mai del tutto specificato (e si ritorna magari al concetto che sono io che non ho capito del tutto gli intenti) a cominciare dai nomi dei due personaggi principali, che ho scoperto solo a pellicola inoltrata [complice anche un po' di disattenta disattenzione?], senza contare che sempre quando il film è iniziato da un bel pezzo si nomina cos'è la benedetta Causa che pubblicizzano così tanto, che puff!, compare magicamente e mi ha lasciato abbastanza destabilizzato. Continuando con la visione, avviene la cosa peggiore... sinceramente, riassumere la trama giustificando una durata tale per me risulterebbe assai difficile, perché mi è sembrato che tutto questo caotico discorso manierista si sarebbe potuto ridurre in una canonica e già più sopportabile ora e mezza. Anche il ruolo delle donne in questa coralità maschile mi è sembrata davvero ambigua, e se Amy Adams (come già detto, forse la vera maestra del gruppo) pur se ridotta a un quantitativo di tempo risicatissimo, dà prova di essere davvero una brava attrice portando in scena un personaggio così forte, lo stesso non si può dire di sua figlia, della quale non ho capito un atteggiamento molto puttaniero che però viene solo accennato in un breve momento di dubbio senso, come di dubbio senso mi sono sembrati i vari bisticci fra Freddy e Lancaster, insieme alle passate beghe amorose del primo. Ci ho trovato invece molte cose gratuite e lasciate a intendere tanto per sbolognare allo spettatore il lavoro concettuale maggiore, e che mi hanno fatto girare non poco le pelotas. Ma forse, ricordo ancora, è che sono semplicemente io a non essere adatto a questo tipo di film...


Forse nessun uomo riesce a vivere senza un maestro, ma se proprio devo essere pecora e badare al mio master, almeno ho l'accortezza di dire che questo film non sarà l'erba che brucherò.


Voto: ★★½

2 commenti:

  1. Continuo a pensare che esteticamente sia una meraviglia e con delle interpretazioni da brividi ma... c'è un ma grosso come una casa sulla trama e sulla composizione del tutto, che non riesce ad arrivare. Non lo boccio ma non mi ha convinta nemmeno dopo una settimana di riflessioni.

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    1. bene dai, mi accorgo che non solo il solo a essere uscito dalla sala perplesso, la cosa mi rassicura alquanto :D

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U