martedì 1 gennaio 2013

To Rome with love


Ci sono poche cose che ti appagano più del sapere che uno dei tuoi registi preferiti sta facendo un nuovo film, ed è il sapere che lo farà nel tuo paese, prendendone ad esempio la lingua e la cultura. Se a farlo poi è uno come Woody Allen, un tizio che non è mai caduto nel giochetto della lacrimuccia facile [seppur con innegabili alti e bassi] le speranze di vedere qualcosa che ti faccia rendere fiero di essere nato in Italia allora si triplicano. Poi vabbeh, Roma è Roma... anche se quei pochi giorni che ci ho passato mi hanno fatto incappare in una rissa a Cinecittà perché un tamarro pensava che volessi superarlo nella file per i provini di Uomini e donne, oltre che in un hotel dove gli occupanti solevano farsi in vena per le scale, mi lascio abbindolare sui racconti di quella città magica. Anche se l'unico ricordo persistente che ho è quello dell'odore di smog, che aveva infettato pure le pareti.

Il film ci fa seguire le storie di vari personaggi. Possiamo vedere quindi un direttore teatrale in pensione che, andando in Italia per conoscere il fidanzato della filgia, scopre che il padre di quest'ultimo (un impresario di pompe funebri) ha una voce meravigliosa, peccato che riesca a cantare solo sotto la doccia. Poi c'è un uomo italiano di mezza età che dal nulla si vede diventare famoso e desiderato da tutti, e un suo coetaneo americano che riepiloga una sua passata storia d'amore con occhi nuovi. Senza contare due novelli sposi, dove lui si trova al centro di un imbarazzante equivoco con una escort ispanica, e lei si perde per le vie di Roma facendo insolite conoscenze.

Una cosa posso dirla senza timore: questo non è un brutto film. Però poi devo aggiungere un'altra, per puntualizzare: può diventarlo se comparato alla precedente e immensa cinematografia del cineasta newyorkese. Perché è vero, è impossibile valutare un film nella sua singolarità quando è partorito da una personalità come quella di Allen, che ci ha abituati a tantissime cose di qualità elevata e dal quale quindi è lecito - se non legittimo - pretendere sempre qualcosa in più da ciò che la pellicola medià è in grado di offrirci. Senza contare che una persona, specie se intelligente come questo poliedrico autore, dovrebbe capire quando non ha nulla da dire e ritirarsi da progetti che potrebbero deludere, fatti solo per mantenersi in forma e mantenere una routine. Anche perché Allen ha ammesso più di una volta che lui fa film anche quando non è sicuro del risultato finali perché è proprio il realizzarli che lo tiene lontano dalla sedia dello studio psichiatrico. Possiamo dire quindi che qui ha realizzato il suo classico film minore ma che, se tenuto conto che non l'ha diretto lui e visionato con la sola pretesa di farsi un paio di sorrisi, può anche allietare. I tempi comici infatti ci sono tutti e le battute pungenti si sprecano, però tutto purtroppo finisce per sapere di già sentito. Con la sua smania di fare anche più di un film all'anno il buon Allan Stewart finisce per ripetersi e, stavolta, in maniera piuttosto fiacca - perché, diciamolo, lui ha quasi sempre fatto lo stesso film, ma il suo genio è stato il cambiare la stessa storia infinite volte. Deficitario è stato decisamente il raggruppare insieme più storie, che presentano tutte dei temi molto interessanti che però a causa di una durata troppo breve finiscono per non colpire come dovrebbero. Certo, forse erano plot troppo deboli per fare film di durata media, ma non ditemi che il nostro ebreo antisemita preferito ha mai fatto film lunghissimi - alcuni sono lunghi poco più di un'ora. Queste due, il ripetersi delle tematiche e l'ammucchiarsi di troppe storie, sono le pecche maggiori di questo film, che però nonostante tutto non crolla su se stesso in maniera particolarmente grave. Certo, i seguaci di lunga data potranno rimanere vagamente delusi, ma chi ancora non conosce questo particolare autore potrà vedere un film gradevole e simpatico, forse non illuminante, ma comunque contenente al suo interno delle piccole perle. Io personalmente sono rimasto abbastanza affascinato dal deja-vù dell'architetto e quel suo affermare che «il tempo logora soltanto» mi ha fatto ricordare come mai amo tanto questo cineasta e la sua malinconica poetica. Ho trovato abbastanza anonimo invece il pirandelliano episodio che vede la fama improvvisa del ragioniere e di come alla fine molta gente sia famosa unicamente perché è famosa, cosa purtroppo vera ma già espressa più volte, anche con soggetti pericolosamente analoghi. Molto divertente invece il siparietto dei due neo sposini alla (ri)scoperta di sé stessi, che ci fanno godere delle procaci forme di una Penelope Cruz irresistibile ed eccitante come poche. Vera cosa che non trova scusanti in questo film è la fotografia di Darius Khondji, davvero malfatta nonostante i passati lustri di questo artigiano, che arriva addirittura a diventare fastidiosa per via dell'eccessiva tonalità arancione che investe le pellicola. Solo lodi per gli attori, tutti quanti, fra i quali possiamo vantare i nostrani Roberto Benigni, Riccardo Scamarcio, Alessandro Tiberi, Alessandra Mastronardi e Antonio Albanese, insieme a molti altri. Tengono loro testa i colleghi d'oltreoceano, tutti attori eccezionali, come Alec Baldwin, Ellen Page, Jesse Einsenberg e la già citata Penolope Cruz, davvero a loro agio in questi episodi. Si poteva pretendere di più da uno con le capacità di Allen, ma va tenuto conto che a momenti rischia di raggiungere la quota cinematografica di Takashi Miike, e data anche l'età oramai abbastanza veneranda quella del ripetersi è una colpa che possiamo condonargli. 

Consigliato a chi vuole iniziare a conoscere questo autore con qualcosa di leggero, in attesa delle vere e proprie bombe da reperire dal suo repertorio. E vi assicuro che ce ne sono tante!


Voto: ★★ ½

6 commenti:

  1. il tuo non è un giudizio da fan, ma da groupie! :D

    questo non è un brutto film, questo è un film orribile! manco il cinepanettone è a 'sti livelli, li mortacci de woody

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    1. Eh, ma sai com'è... quegli occhiali dalla montatura così spessa, il naso adunco, la camminata traballante, e il portafogli gonfio... come si fa a non essere sue groupie? XD

      Per me stai esagerando. L'unico film di Allen che riterrei orribile, fra quelli che ho visto, è "Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni". Qui ci sono delle belle idee e fa ridere, ma il fatto è che è gestito maluccio per certi versi. E paragonarlo a un cinepanettone mi sa avvero esagerato.

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  2. Che l'Italia sia caduta così in basso a livello culturale da non riuscire ad offrire i giusti spunti nemmeno ad una autorità come Allen? Un concetto e un film sul quale riflettere, a mio parere...

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    1. Fino a un certo punto, a mio parere. Anche perché come cantava Faber: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". L'ambiente a mio parere non deve bloccare l'artista.

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    2. Ahah, la mia era più una battuta provocatoria che una vera e propria teoria.

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    3. e io sono davvero un bel figaccione, vero? <3

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U