mercoledì 13 febbraio 2013

2001 - odissea nello spazio


Certi film sono destinati a rimanere nella storia. E' scritto nel loro DNA, è qualcosa di totalmente intrinseco a loro. Ma soprattutto, certi film vanno apprezzati col tempo. Per quanto Kubrick sia stato, ed è attualmente, il mio regista preferito, l'avvicinarmi a quest'opera è stata un'operazione avvenuta con un ritmo lento e graduale. L'avevo comprato ai tempi sulla fiducia, perché volevo avere tutte le opere originali di quel regista [intento che alla fine ho concluso negli anni!], ma la prima visione è stata davvero un qualcosa di ostico. Sarà stato che ero giovane, o sarà anche per il fatto che questo film era così avanti da essere troppo avanzato anche ai nostri tempi, ma mi suscitò lo stesso effetto che fece a Gregory Peck il giorno della prima. Non riuscii a scrollarmi di dosso il senso di confusione e straniamento per giorni, e per settimane mi interrogai su quale senso avessero avuto quelle strane sequenze che avevo visto. Nel bene e nel male, solo poche cose al mondo erano riuscite, e riescono tutt'ora, a crearmi un tale stato di incertezza. Ma alla fine rinsavii e scoprii la verità: questo è il film più bello che sia mai stato fatto!

Dopo un prologo preistorico, dove vediamo degli ominidi venerare un monolite nero comparso dal nulla, ci catapultiamo in un ipotetico 2001, dove il monolito viene ritrovato sulla Luna, presso il cratere Tyco, il medesimo monolito visto a inizio film, il quale improvvisamente lancia un segnale verso Giove. Toccherà ai due astronauti Frank e David andare verso il pianeta per scoprire il senso di tutto ciò. Sull'astronave Discovery però hanno la compagnia del computer di bordo Hal 9000, il quale...

Il tutto è tratto dal romanzo La sentinella di Arthur C. Clarke, anche se si discosta fin da subito dalla matrice letteraria. Già questo basterebbe a dimostrare la grandezza di Kuibrick come regista, perché non si limitava a fare delle trasposizioni delle opere letteraria che sceglieva, ma ne faceva una sua visione assoluta e assolutistica. Ed è questo che ci vuole per essere dei grandi autori e non dei meri 'trasportatori' da un media all'altro, anche se già il libro di partenza può contenere qualche ambizione. Quella è l'ambizione dell'autore, tu devi scegliere la tua. Il film si dimostra fin da subito come la pellicola più ambiziosa di sempre, e anche la più riuscita della storia. Se in passato potevo avere dei dubbi, adesso sono totalmente sicuro delle mie parole, perché col tempo [ci ho messo tanto, scusate, è che sono un po' tonto] mi sono reso conto di come questo film abbia dentro di sé il discorso più complesso e meglio descritto di sempre, con un'ottica che trascende le comuni menti e logiche fino a fare proprio un discorso che per altri sarebbe stato impossibile. Tutto parte non dall'origine del mondo, ma da quella dell'universo, che viene rappresentata con tre minuti di schermo nero accompagnati da degli inquietanti cori di sottofondo, fino a che il titolone non ha modo di esplodere. Segue poi la lunga sequenza dedicata agli ominidi, attori umani perfettamente truccati, e della loro evoluzione mentale che fa comprendere loro l'esistenza della morte e l'uso della tecnologia, alla quale va a collegarsi la famosa immagine che vede la scimmia spaccare con un osso i resti di una carcassa. Una scena imponente e perfetta che apre quindi le porte a un lungo periodo di evoluzione ed ingegno, che fa arrivare direttamente all'oramai anacronistico 2001 dove l'uomo ha oramai fatta propria anche la dimensione spaziale. Le navi danzano sui valzer viennesi, e viaggiare su quei bolidi sembra oramai ordinaria routine, perché l'uomo ha raggiunto un livello tale di conoscenza da aver fatto proprio lo spazio senza problemi. Un futuro perfetto e idilliaco dove l'uomo è padrone assoluto di quasi ogni dimensione, fino a che non arriva il monolite che sconquassa l'ordine prestabilito delle cose. Lì parte il viaggio, dove il computer di bordo Hal 9000 si ribellerà ai loro padroni, realizzando così quella che è la paura più ancestrale della storia. Il figlio si ribella al proprio padre, e qui la tecnologia si ribella verso l'uomo che l'ha creata, interrompendo la sua linea di dominio mentale e prendendo il timone della spedizione. Qui il film subisce uno stallo, ed entrerà nella sequenza avveniristiche che molti, pure io ai tempi, non sono riusciti a digerire. Lunghe sequenze visivamente molto complesse ma di immane bellezza accostate a delle immagini finali di dubbio senso, che però servono a circoscrivere un loop tematico circa l'uomo e la propria autodistruzione perenne e attiva, a discapito della propria immensa intelligenza. L'astronauta viaggerà, arriverà a invecchiare, a morire innanzi al monolito nero ed a rinascere come feto delle stelle, guardando verso la Terra (lo spettatore, noi) e a invitarci a proseguire il viaggio che lui aveva iniziato. Non è possibile dare un senso alla vita, i suoi segreti sono inarrivabili. E infatti quanti mono-liti neri, quante domande senza risposta troviamo ogni giorno davanti a noi? Infinite, come infinite sono le spirali di questo film perfetto sotto ogni punto di vista. Ottime le musiche e le immagini, queste ultime coadiuvate da una fotografia eccelsa che tramite un saggio utilizzo delle luci fa evincere il passato di Kubrick come fotografo. Senza pari anche gli effetti speciali, che senza l'ausilio della CGI riproducono il futuro con l'utilizzo di alcuni realistici modellini che ancor'oggi fanno impallidire le vagonate di pixel senz'anima che Hollywood continua a propinarci. Ma d'altronde di Kubrick ce n'è uno, e come lui non c'è nessuno... come purtroppo esistono poche altre parole per proseguire nel descrivere un simile capolavoro. O forse ne esistono, ma allora sono troppe e troppo complesse per una mente limitata come la mia. Motivo per cui forse questo è un film per pochi, decisamente non per me, che sono ancora fermo allo stadio delle scimmie del prologo. Fatto sta che ho i miei motivi per amarlo, anche se forse sono quelli sbagliati. Ma comunque lo amo. Ogni fotogramma è un calcio nel basso ventre ed ogni nota è un orgasmo. Penso che non vedrò mai un altro film simile e la carica di emozioni che ancora riesce a darmi è tale che il replicarne la visione è una cosa che faccio a distanza di molto tempo.

Perché forse la vera bellezza non va abusata, ma goduta nei giusti momenti, quelli in cui ci si sente più pronti a intraprendere un cero percorso.


Voto: ★★★★★ 

8 commenti:

  1. Il Capolavoro dei Capolavori.
    Impossibile dire altro.

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  2. Bravo, hai tolto il captcha! Ieri era pure il NO CAPTHCA DAY ;)

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    1. Un passo innovativo che accompagna IL film innovativo per eccellenza

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  3. Un capolavoro visionario. Quando ce l'ha fatto vedere il mio prof di scienze sociali alle superiori suonò la campanella e tutti si precipitarono come una mandria a fare l'intervallo: io e la mia amica, rimanemmo lì, imbambolati. Bella classe del cavolo, vero?

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    1. E' un film che può cogliere solo una certa 'fascia' di pubblico, si sa già che non tutti possono coglierne il senso, come che non tutti sono interessati a guardare un film per pensare ma solo per sfogarsi [cosa opinabile ma perfettamente comprensibile, a mio parere].
      La domanda comunque non è il perché i compagni si sono fiondati fuori, ma... la tua amica è gnocca? Te la sei fatta? XD

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    2. -.- sì è bella. E no: è fidanzata ufficialmente. Quindi è una intoccabile.

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    3. Vedila così, se manco il matrimonio è per sempre, figurati il fidanzamento XD peccato però, noto che le cinefile se ne vanno in fretta

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U