lunedì 25 febbraio 2013

Beautiful creatures - la sedicesima luna


Vorreste forse negare che un fenomeno di costume decreta delle nuove regole? Se volete fate pure, ma sappiate che avrete il mio disappunto. Di cosa debba fregarvene - del mio disappunto, intendo - proprio non so, ma casomai aveste inutilmente deciso di contrariarmi sappiate che la mia vendetta calerà inesorabile su di voi. Pertanto mi sembra doveroso ribadire che, se da una parte i vampiri sbrilluccicosi della Meyer sono stati un semi-supplizio [tutto sommato ritengo che Breaking dawn parte II non sia venuto poi malissimo], da una parte hanno dato le basi per un nuovo modo di intendere la narrativa fantastica, o un certo urban fantasy più popolare e bimbominkioso. Naturale quindi che dato il vasto successo, sia cartaceo che filmico, della casalinga più milf d'America l'odierna produzione tenda a ripiegare su questo suddetto 'nuovo genere'. Stavolta si decide di saccheggiare la saga de La sedicesima luna (che da bravo bambino non ho mai letto), scritta da Kami Garcia e Margareth Stohl, arrivata da noi della Terra dei Cachi per la prima volta nel 2010, ovveor nel pieno del boom generazionale che vede soggetti gli usufruitori di questo tipo di saghe.

Ethan Wate è un giovane e atletico ragazzo (ma anche ghiotto lettore) che vive nella bigotta cittadina di Gatlin, nella Carolina del Sud, paese tanto monotono che il giovane e aitante protagonista sogna di lasciare il prima possi-bile. Un giorno si presenta nella sua classe Lena Duchaness, ragazza schiva e appartenente a una famiglia parti-colare, che viene osteggiata da tutti. Ethan però è subito affascinato da questa particolare ragazza, e cercherà di instaurare un contatto con lei, venendo però a scoprire che altro non è che una strega, e che la sua famiglia è soggetta a una strana maledizione...

La prima cosa che ho pensato una volta che sono arrivati i titoli di coda è stata... ma c'erano voluti proprio due autori in origine per una trama simile? Non so quanto sia stato rispettato dei libri, non avendoli letti, ma quello che mi restituisce il film non è altro che una storia ai limiti della linearità e con dei colpi di scena particolarmente telefonati. A questo poi aggiungiamo che le storie a sfondo fantasy ambientate nel nostro presente devono scriverle Neil Gaiman o Eoin Colfer, sennò non riescono proprio a piacermi. Confidavo quindi nelle capacità di Richard LaGravenese, che come sceneggiatore ho avuto modo di apprezzare grazie a La leggenda del re pescatore e I ponti di Madison Country [e anche con certi eccessi melensi de L'uomo che sussurrava ai cavalli], e che qui dopo certi passaggi non proprio eccelsi come autore completo, prende le redini del progetto in pompa magna. Pompa magna che proprio io non ho colto, perché mi si dice che tale film sia stato pubblicizzato in maniera piuttosto massiccia, ma il mio interesse è stato talmente nullo che manco sono riuscito ad imbattermi in un trailer televisivo o via dicendo. Quindi senza nessuna aspettativa, positiva o negativa che sia, mi sono cimentato nella visione. E devo dire di esserne riuscito decisamente indenne, come se la cosa manco mi avesse sfiorato, ma almeno sono state quasi due orette abbastanza piacevoli e con qualche chicca, seppur piccola. Il lato di denuncia verso le comunità bigotte e pseudo-cristianeggianti, con queste cittadine che censurano libri su libri e ragazze vamp che pensano che ogni tipo di insolubilità nelle persone sia un sintomo di satanismo [nel 2013? No sul serio, ai giorni nostri? Quante ragazze di fighezza media conoscete che vanno a messa, sul serio...], se a una prima occhiata può essere visto come un piccolo segno di voler provare nel dare un messaggio, a lungo andare diventa ridondante per la sua irrealtà - anche se immesso in un contesto realistico. Sarebbe stato efficace se la storia fosse stata ambientata negli anni '50, dove quel tipo di bigottismo (non dico che oggi sia assente, ma l'ipocrisia perbenista penso traspaia attraverso altri media, fenomeni e forme) era già più all'ordinanza, ma non negli Anni Zero. Il che è un peccato, perché è proprio in quei passaggi che avvengono alcuni dei dialoghi più interessanti, che però vanno a perdersi a causa di un trattamento un pochetto superficiale e qualunquista, a favore di un romanticismo da baraccone che però ha al-meno la decenza di trattenersi nei momenti più ridicoli. I paragoni verso Twilight quindi sono molteplici, come già detto, ma qui siamo più dalle parti di Warm bodies, perché una storia della quale (ammettiamolo, suvvia) non sentivamo totalmente la mancanza viene raccontata con un certo umorismo che giustifica in alcuni punti delle scelte narrative non felicissime, oltre che una regia che da dire sembra avere molto poco e degli effetti speciali funzionali ma decisamente non eccelsi, pur non essendo molto influenti all'economia pratica della pellicola. Poco da dire sugli attori protagonisti, a parte che lui ha davvero una faccia da idiota e che lei ha un pallore che mi farebbe venire voglia di ingropparla invitarla fuori a cena, ma sennò non si fanno notare per molto altro. Ruba la scena a tutti Jeremy Irons, che nel fantasy non ha mai saputo fare una-dico-una parte decente manco a morire, che col suo charme crea un personaggio davvero intrigante e purtroppo non abbastanza presente, ma anche la sempre simpatica e cartoonesca Emma Thompson gli tiene degnamente testa.

Se proprio volete andare a vederlo non vedrete di certo un qualcosa di orrendo, ma resta comunque la classica delusione dettata da una storia semplice che, anziché fare un discorso preciso, finisce per perdersi nel teenismo imperante nel quale un vecchio ventenne come me non sa proprio immergersi.


Voto: ★★ ½

6 commenti:

  1. mi se che dopo tutti sti film impegnati da OScar mi concederò qualcosa di rilassante come questo..

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  2. sinceramente da come ne hai parlato all'inizio credevo molto peggio...

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  3. Il genere non riesce proprio ad appassionarmi, quindi, nonostante Jeremy Irons, passo.

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  4. Non lo scriverò nella mia recensione, ma io ci ho trovato due incongruenze piuttosto pesanti. La prima è che per più di venti minuti del film il tatuaggio è fermo su 75, come se non passasse mai nemmeno un giorno... La seconda incongruenza è proprio nella critica alla società bigotta... Mi vietano libri come "Il buio oltre la siepe" però poi 'sti ragazzi possono andarmi a vedere "Final destination 6"??? E' un po' un controsenso... Avrebbero dovuto andare a vedersi... che so... Biancaneve e i sette nani...

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    1. di FD6 non ci avevo fatto caso... ma sarà che dopo che avevo compreso l'andazzo non prestavo più eccessiva attenzione ai particolari XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U