martedì 12 febbraio 2013

Melancholia


Con Lars [Von] Trier (il Von l'ho messo fra parentesi perché se l'è autoimposto) ho sempre avuto un rapporto particolare. Come persona lo odio pur non avendolo mai conosciuto, ma ho conosciuto il suo personaggio, che mi sembra appartenere a uno squallore davvero gratuito e inutilmente provocatorio, fermo restante che qualche pro-vocazione sia utile. Odio anche il suo cinema, che trovo di una pretestuosità immensa, pellicola che si possono ri-assumere nel classico detto popolare dei nonni ma infarcite della sua cosiddetta visionarietà e voglia di essere alternativo e manierista a tutti i costi. Eppure nonostante tutto ho visto quasi tutte le sue pellicole, alcune anche al cinema, e ancora adesso cerco di reperire quelle che ancora mi mancano. Il che, nonostante mi abbia portato a scoprire una perla come Dogville e una schifezza assoluta come Antichrist, mi crea davvero un subbuglio inte-riore. Perché il maledetto danese, mi duole ammettere, sa come appropriarsi di un certo pubblico, e lo fa in una maniera più meno condivisibile, ma comunque sua.

La prima parte del film è dedicata alle nozze di Justine, donna molto bella ('sticazzi, è Kirsten Dunst) col neoma-rito, organizzate alla perfezione da sua sorella Claire e dal di lei coniuge. Peccato però che la familgia delle due donne sia particolarmente squilibrata, e con un padre donnaiolo anche in veneranda età, abbiamo una anche una madre isterica. A questo va ad aggiungersi un modo d'essere calcolatore e metodico all'inverosimile di Claire, e una presunta insanità mentale di Justine. Come se non bastasse, il grande pianeta Melancholia sembra essere in rotta di collisione con la Terra...

Che stronzo quel dannato Lars! Fa tutto per farsi odiare, e lo fa con la sua solita maniera, imbastendo delle tema-tiche davvero interessanti e una storia che contiene dei tratti davvero invoglianti. Non posso negare, anche da ferreo detrattore, che la storia del pianeta Melancholia che da titolo alla pellicola [per quanto la sospensione del-l'incredulità sia tirata a livelli assoluti] ha un suo personalissimo fascino. Il film infatti si avvale di un apparato visivo di prim'ordine, e infatti al regista danese ho sempre riconosciuto un occhio davvero mirato e di gran classe, grazie a una fotografia da urlo e delle scene oniriche di grande effetto. Ma bastano questi due particolari a fare un buon film? Nì. Né sì, né no. possono dare delle ottime basi, ma di pende anche dalla strada che si vuole intrapren-dere. Trier decide di fare le cose alla sua classica maniera, usando la pellicola come viatico verso una redenzione che forse esiste solo nella sua testa, e facendo sorbire le sue fisime allo sventurato spettatore di turno. Fisime che stavolta si riscontrano in una devozione assoluta all'arte, come possono fare intuire la bellissima sequenza iniziale (quanti di voi non hanno fatto dei doppisensi nel vedere gli uccelli morti?) e la locandina che si fa all'Ophelia di John Everett Millais. Ciò che però segna un punto di rottura è l'attenzione rivolta alla donna, stavolta non nella solita forma misogina e a tratti davvero bernardamente fastidiosa, ma con un'insolita ed intimista attenzione che delimita due caratteri opposti, che alla fine diverranno due particolarità dello stesso regista. Justine è la parte che con le sue dichiarazioni e le sue stranezze ha esternato al mondo, mentre Claire è quel senso di ordine che si pone di trovare sia registicamente che individualmente. Justine è la parte irrazionale, quella mentalmente disturbata ma che proprio grazie a ciò riesce ad essere in contatto con la natura e a presagire gli avvenimenti che stanno suc-cedendo, mentre Claire è l'antipodo di questo modo d'essere, a tratti davvero fredda e incapace di cogliere le varie sfaccettature in quel suo recinto di assoluti che si è costruita intorno. Due opposti che alla fine finiranno per ribal-tarsi quando la fine sarà vicina, e la pazzia nel caos finale troverà l'equilibrio, mentre colei che si era aggrappata alle strutture reagirà impazzendo quando queste cadranno. Un dipinto molto affascinante ed a tratti coerente, al quale si affianca anche l'immagine di un bambino, simulacro dell'innocenza infantile che formerà l'ideale via di mezzo fra i due estremi rappresentati - e non ci sarà da stupire se nel particolare finale sarà Justine a non lascia-re la mano del piccolo. Due estremi che però possono vantare due ottime [e bellissime, ambedue] attrici, ovvero Charlotte Gainsbourg e Kirsten Dunst. La prima un'interprete fenomenale di una bravura confermata da tempo, una sicurezza nel panorama recitativo francese, oltre che una donna decisamente non bella ma molto affasci-nante, che per questo tendo a preferire a molte delle pupattole senz'anima che troppo spesso affollano gli schermi televisivi e cinematografici - e vi dirò, molto volgarmente, che mi arrapa assai. La seconda invece rispecchia in modo più canonico la maniera odierna d'intendere la bellezza, ed ho avuto modo di conoscerlo da quando a undici anni vidi Spider-man, e da allora è stato amore a prima vista, l'ho seguita in tutto il suo percorso evolutivo fino a che non ho potuto sentire che era stata premiata con la Palma d'Oro a Cannes per questa pellicola. E il fatto che quel demente di Lars abbia rovinato tutto con la sua infelice battuta sul nazismo e sull'essere nazisti... vabbeh, si dice che il silenzio sia il miglior diniego, alle volte. Se non altro, mi ha dato modo di conoscere quel lato della bella Kirsten.

Lungi da me il definire questo film un capolavoro. Troppi difetti, riscontrabili nel modus operandi confermato da Trier nella sua carriera e qui portato a un ideale nuovo estremo, oltre che permeato da quel senso di elitarietà che a lungo andare mi da davvero fastidio. Il discorso però risulta più coerente del solito, ed offre delle interessanti riflessioni senza elargire grandguignlate gratuite e di cattivo gusto. Non può piacere a tutti - manco a me è pia-ciuto fino in fondo - ma può rivelarsi una visione interessante. Perché alla fine, che ci piaccia o no, Lars rimarrà sempre Lars. Questo almeno bisogna riconoscerglielo.


Voto: 

18 commenti:

  1. Ricordo che lo bottigliai abbastanza selvaggiamente, anche se rispetto ad una schifezza come Antichrist è quasi un Capolavoro!

    Comunque, Von Trier non ha fatto più nulla degno di nota dopo il bellissimo Dogville.

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    1. La penso come te, alla fine. Ma alla fine questo ha delle cose interessanti, tre stellette alla fine ,e merita.

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  2. ... ma oggi è IL NO CAPTHCA DAY... unisciti a noi, che aspetti?

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  3. A me è piaciuto, molto suggestivo!

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    1. Ricordo che a te era piaciuto molto "Dogville" :)

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  4. e invece è un capolavoro.
    un capolavoro e basta!

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    1. E le argomentazioni del Cannibale si manifestano così XD

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  5. Come per il Cannibale, per me è un capolavoro che è riuscito a reinventare il genere catastrofico in modo sublime.

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    1. Reinventato sì, ma va detto che la spocchia di Von Trier non la sopporto a prescindere - come avrai notato. Ma il suo modo di dire le cose, seppur opinabile, cattura l'attenzione.

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  6. io sono convinto che tra una cinquantina di anni quando si parlerà di storia del cinema Lars (Von) Trier sarà uno dei pochi di cui si parlerà relativamente a questo periodo...e comunque il suo cinema è molto più grande di lui che credo umanamente valga meno di una cacca sotto una scarpa...ma il suo cinema beh per me è sempre grandissimo!

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    1. Lars è fatto così, o lo ami o lo odi XD a mio parere invece è un film che potrebbe essere immenso ma che alla fine cade sotto la sua stessa ambizione, sotto il suo voler essere criptico a tutti i costi.
      Ma comunque un qualcosa di cui vale sempre la pena parlare.

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  7. Anch'io personalmente non amo molto LVT. Dancer in the dark elogiato come capolavoro non l'ho sopportato, Antichrist concordo che sia una schifezza, mentre per "Idioti" l'ho profondamente odiato. Dico sul serio! Non mi piace il suo stile, così spocchioso, ma questo film per me è Vita! Io personalmente l'ho proprio vissuto in maniera viscerale e secondo me, il messaggio che vuol trasmettere, positivo o negativo che sia (chissenefrega) lo trasmette a pieno. Non mi è mai capitato di veder raccontare la depressione, la profonda malinconia in modo così sincero, suggestivo e con toni ed immagini così poetiche. Sarà che mi sento molto Justine... ma questa pellicola mi ha regalato delle emozioni splendide (la scena finale della grotta magica per me è una delle più belle di sempre)... pochi film mi sono entrati dentro come questo! Ammetto però che se uno non riesce ad entrare in empatia con lo stado d'animo che pervade il film, possa risultare pesantissimo! E questa è una grande pecca: il cinema non dovrebbe essere così "elitario", ma talvolta, se si crea un gioiello di tal fattura, ben venga! In ogni caso bella analisi!

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    1. Grazie mille :D e concordo in pieno con l'ultima analisi

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  8. Beella, l'hai visto! Ne ho parlato anche io.
    Non è un film per tutti, questo è certo. Un'insospettabile Kirsten Dunst, che sebbene abbia sempre la stessa faccia, in questo film la sua mimica spartana ci sta eccome. A prova che esiste un ruolo adatto per ogni attore, è che va trovato.
    Charlotte Gainsbourg la adoro, e capisco che ti attragga, è troppo poco finta, è disarmante.

    Vorremmo essere tutti come Justine ma intimamente siamo come Claire. A parole è facile essere disincantati, guardando un film anche, ma se il mondo finisse domani e lo sapessimo, tutta la filosofia decadentista verrebbe dimenticata, si piangerebbe per la propria vita e per il mondo, bello nonostante le sue mille imperfezioni. L'ipotesi che là fuori non c'è nessuno è molto forte ma è anche da sempre la più temuta, quella che si è sempre nascosta dietro tutta la fantasiosa fantascienza.

    Ho trovato molto bello il tema della fede, in questo film. Il marito di Claire, che con la fede nella scienza nasconde una paura più atterrante di quella di lei, che lo porta alla vigliaccheria più estrema. Un atteggiamento psicologico molto attuale nato dalla crisi delle religioni. Un bel film, ma che necessita di una capacità di analisi. Non è per chi vuole "intrattenimento".

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    1. Indubbiamente.
      Curiosa anche la tua analisi. Dovrò passare a leggere la tua recensione :)

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  9. Esteticamente ti lascia senza parole! Le scene al rallenty e le immagini fisse sono STREPITOSE! Una goduria per gli occhi! Arte pura.

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    1. E le tette della Dunst dove le metti?!?!?! XD
      Scherzi a parte, su quel versante concordo. Ma comunque l'antipatia per il Trier internazionale resta...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U