lunedì 18 febbraio 2013

Profumo - storia di un assassino


Voi ricordate di come siete incappati nelle cose che vi hanno cambiato la vita? Io raramente, ma ricordo eccome di quando venni a conoscenza del libro Profumo di Patrick Süskind, e di quanta meraviglia seppe donarmi la lettura - e dire che molte persone si stupiscono che mi piace leggere, questo ancora devo capirlo. Conobbi quel bellissimo romanzo proprio grazie a questo film, e per non andare in sala disinformato decisi che acquistare la nuova edizione uscita in occasione dell'imminente proiezione sul grande schermo era d'obbligo. Il fatto volle poi che nella mia città la pellicola non venne distribuita e che dovetti vederla quindi con un anno e mezzo di ritardo, ma il ricordo del libro mi accompagna ancor'oggi a quasi una decade di distanza. E tutto questo forse può essere dannoso, perché essere già a conoscenza di un qualcosa di troppo bello può essere un ostacolo quando se ne valuta l'ideale trasposizione crea dei paletti, perché la memoria ritorna quasi sempre all'ideale cartaceo. Il tutto è successo in questo caso, a mio parere, ed è uno dei motivi per i quali questo film è stato così malcagato.

Jean-Baptiste Grenouille nasce nell'angolo più fetido della Parigi del 1738. Abbandonato dalla madre, che verrà poi impiccata per tentato infanticidio, cresce sbattuto da un orfanotrofio all'altro, sviluppando fin dall'età più tenera un olfatto prodigioso. Conosciuto il profumiere Baldini, apprenderà i segreti dei profumi e delle spezie, cercando di ricreare il profumo perfetto che finalmente gli permetterà di essere amato da qualcuno.

Lo ammetto, pensare che 'nel libro non succedeva così' o che 'questa scena era narrata in maniera diversa', è stato un pensiero che ho fatto spesso durante la visione, pur essendo uno che solitamente ama quando le trasposizioni differiscono dalle opere originali. Ma qui è stato più forte di me, e per capire questo mio sentimento contrastato dovete per forza leggere il libro. Non ci sono altri modi per entrare nella mia psiche. Ma ce ne sono molti per entrare in quella del disturbato protagonista, e il regista Tom Tykwer sceglie quella del manierismo e dell'assurdo a tutti i costi. Premettendo che pure il libro di Süskind andava a parare nelle direzioni più assurde come se nulla fosse, qui il regista tedesco intraprende il medesimo percorso a con un altro tipo di metodo. Süskind a suo modo sapeva essere lineare e, udite udite, quasi realistico, Tykwer invece compie dei continui giochi di luce (la fotografia è un qualcosa di eccelso) e di movimenti della macchina da presa coadiuvati da alcune effettistiche di CG per aiutarla nei movimenti più impossibili. Sono dei giochi di stile che affascinano ma che alla lunga pesano, anche perché in alcuni tratti i comprimari godono di una caratterizzazione quasi eccessiva che a volte scade nella pura caricatura. Un eccesso che alla fine riesce a trovare una sua ideale coerenza, ma che finisce per risultare troppo anche per le menti più elastiche in certi casi. Di certo affascina, o irrita, fate voi, ma non lascia assolutamente indifferenti. Non si può dire però che tecnicamente sia mal fatto, e dalla già citata fotografia possiamo vedere anche dei costumi di prim'ordine e delle scenografie mozzafiato, che enfatizzano alla perfezione i paesaggi naturali e alcuni degli angoli più caratteristici della Parigi settecentesca. Un dispendio di forze notevole per un film che tutto sommato mostra del coraggio, anche perché rispettare in maniera così genuina lo spirito del libro (o almeno, il cercare di avvicinarcisi) non era da tutti, ed era lecito l'aspettarsi una certa perbenizzazione di alcuni eventi [io già mi aspettavo Jean-Baptiste che metteva su famiglia e si ritirava in campagna dopo aver compreso la bellezza del-la vita e dell'onestà]. Qui non si rasentano manco col cannocchiale i vertici di perfezione della controparte cartacea, ma almeno il messaggio che ci perviene non è particolarmente inalterato. E' una ricerca dell'amore disperato con una fine disillusa e agrodolce, che fa sentire sporchi e puzzolenti come gli abitanti dell'epoca, e questo è possibile solo grazie all'eccesso di esagerazioni e carature che vediamo all'interno di questa stramba pellicola. Ma d'altronde va detto che ai tempi pure Kubrick (il Divino e Sommo) era interessato ad acquistare i diritti del libro per farne una trasposizione, ma che poi rinunciò circa l'impossibilità di rendere sullo schermo al meglio il mondo degli odori... ai giorni più o meno nostri Tykwer è stato aiutato dalle nuove tecnologie e dai giochi di immagine e sequenzialità che esse comportano, ma rimane il fatto basilare, che se quello che è universalmente considerato come il più grande regista del mondo aveva rinunciato, un crucco qualunque non può sperare di fare di meglio Ci si può accontentare di una trasposizione (in parte) riuscita e che va dritta al nocciolo della questione senza tanti perbenismi, e che da tutta questa assurdità tira fuori più di una buona idea. Poteva andare decisamente peggio e questo di per sé è già molto consolante. Se non altro rimane una pellicola originale. Forse troppo originale per essere apprezzata dal pubblico idiota hollywoodianizzato, e infatti gli incassi non furono particolarmente entusiasmanti.

Da consigliare a chi ama la commistione dei generi e le storie a tinte fosche, che qui avranno sicuramente pane per i loro denti.


Voto: ★★★

11 commenti:

  1. Il libro un capolavoro, il film meno, ma non per questo è un brutto film: "poteva decisamente andare peggio", concordo. Ricordo che la ragazza dai capelli rossi era particolarmente intrigante.

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  2. Avendo visto prima il film e poi letto il libro (a distanza di un paio d'anni se non di più) il mio giudizio è stato molto positivo.
    Film e attori mi erano piaciuti molto e il modo di rappresentare questa intricatissima e peculiare vicenda mi aveva affascinata!

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    1. due esseri grotteschi come noi non possono che essere affascinati da tutto questo putridume XD

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  3. Mi sono ripromessa di leggere il libro questa estate. Ho visto anni fa il film al cinema assieme ad un'amica, scelta appositamente perchè al cinema sta muta DALL'INIZIO ALLA FINE DELLA PELLICOLA (qualità che apprezzo moltissimo u.u ).
    Il film mi piacque, tanto. La fotografia è pazzesca, il cast, la narrazione, le musiche... Insomma, il film mi lasciò entusiasta! Decisi di leggere il libro perchè non volevo fermarmi al film. Purtroppo però ho un problema: non riesco a terminare la lettura di un libro SE PRIMA ho visto la trasposizione cinematografica. Perciò pensai che la soluzione più efficace fosse posticipare di parecchio la lettura. Sono trascorsi parecchi anni da quando è uscito il film e prendetemi per matta ma credo di potermi dedicare alla lettura del libro,finalmente. Certo, non mi sono prefissata l'avrei letto nell'estate del 2013! Il punto infatti è che dovevo sedare il mio entusiasmo per la pellicola e di dimenticare tutti quei dettagli presenti nel film al fine di godermi la lettura senza interruzioni. Non sopporto infatti dover mettere da parte un libro e doverlo riprendere chissà quanto tempo dopo,mi disinnamoro. :( Giacomo, hai mai avuto questo genere di problemi?

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    1. Sì, li ho avuti spesso, mi era successo con "La morte non dimentica" di Dennis Lehane - dal quale Eastwood ha tratto il bellissimo "Mystic river" - libro bellissimo ma avendo già beneficiato del film l'ho terminato a fatica. Credo che l'operazione inversa [leggere il libro e poi vedere il film] sia meno problematica perché comporta un lavoro mentale diverso: se leggendo ti fai una tua idea e poi ne vedi un'altra, leggere un qualcosa dopo aver goduto della stessa trama con degli schemi già preimpostati è assai arduo.
      Spero di essere riuscito a farmi capire XD

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    2. Sisi,ci siamo intesi alla perfezione!

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  4. Boh, intrigante il primo tempo, il secondo non passava mai. Da rivedere? Non saprei.

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    1. Può darsi che forse dovresti rivederlo... ma leggiti prima il libro, scugnizzo! ;)

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  5. Per me è diventato una bidonata nel momento in cui ci si è messo il fantasy, alla fine. Il finale l'ho trovato davvero scemo.

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    1. Ti dirò, il finale [che nel film non è della medesima potenza del libro] è quello che mi è piaciuto, e sono stato contento che l'abbiamo mantenuto

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U