domenica 3 febbraio 2013

Tetsuo: the iron man


Ora che sto scrivendo ho da poco comprato il primo volume della nuova serie di Xenon, seguito del capolavoro manga di Masaomi Kanzaki realizzato dall'autore stesso, che finalmente da una fine decisa e coerente alle avventure del ragazzo robotico e della sua guerra contro la Red Sea dopo l'aberrante riassuntino fatto dall'autore stesso nella riedizione di qualche anno fa della Star Comics - che però ha avuto il merito di restituire un capolavoro simile ai neofiti del tempo come il sottoscritto. Una piccola divagazione che serve a spiegare un mio leggero pensiero filosofico sul Giappone ed i suoi abitanti, e su cosa voglia dire il progresso tecnologico per loro giacché è soggetto a molte delle tematiche sulle quali hanno imbastito i loro lavori [pensate a tutti quegli anime sui robottoni, ad esempio]. Questo Tetsuo: the iron man si amalgama come la summa di quel pensiero narrativo, che sulla celluloide si esprime con la sua massima potenza visiva e malata, portando avanti quel discorso sul body-horror di cronenberghiana memoria, a discapito del budget assai ridotto.

Abbiamo modo di vedere un feticista (interpretato dallo stesso Tsukamoto) ferirsi ed innestarsi delle parti mecca-niche del corpo. Quando però il suo fisico ha una reazione di rigetto, scappa disperato per strada, venendo in-vestito da una macchina. A bordo della vettura c'era una coppia, che senza avvisare le forze dell'ordine, lascia il corpo in mezzo al bosco. La loro vita quindi prosegue normalmente, fino a che lui non inizierà a trasformarsi in un uomo-macchina...

Film seminale e d'alta scuola, che mostra come la voglia di fare alle volte sia superiore a qualsiasi disposizione economica. Tutto il merito va a Tsukamoto che l'ha diretto, scritto, interpretato, montato, fotografato e scenografato, divenendo così autore unico a tutti gli effetti. Ed è proprio la perizia tecnica che colpisce, poiché con estremo ingegno tutti i passaggi che a una prima visione potevano apparire piuttosto complicati. Si adottano tutti i sistemi, dalla tecnica da videoclip che apre l'angosciante inizio fino agli innesti di stop-motion per le sequenze più fantascientifiche. La trama non potrà essere compresa da noi occidentali a una primissima visione, perché si rifà alla tradizione dei ghost movie asiatici, che prevedono quindi anche un pantheon narrativo che non tutti possono conoscere. Va detto quindi che la maledizione si ripercuote sul guidatore e sulla moglie poiché sono stati visti in faccia dalla loro vittima (si mettono ad amoreggiare nel bosco per confondere le attenzioni degli spiriti che possono osservarli), e quindi sono perseguitati dall'anima di quest'ultima che con una maledizione permette l'evoluzione meccanica finale. Da lì se ne vedranno di tutti i colori, fino alla celebre scena del pene-trivella gigante con la quale l'attore Tomorowo Taniguchi penetrerà a morte la moglie. Seguirà anche una battaglia col feticista - che si pensava fosse morto fino a un attimo prima - fino all'incredibile finale che lascia aperta una poetica dell'assurdo del tutto imprevedibile e ben orchestrata, e perfetta incubatrice del discorso sulla meccanica fatto nel primo paragrafo. Chi ama le pellicola che prendono spunto direttamente dagli anime, o coloro che credono che i giapponesi abbiano potuto eccellere solo in quel campo, troverà qui una gradita sorpresa. Certo, si tratta ancora di un qualcosa di estremamente grezzo e fatto con molto materiale di fortuna... ma grazie al cazzo! Tetsuo rimane un film epocale e dissacrante, dove erotico e meccanico convivono in un'unione che vuole essere tutto meno che abbellita o piacente. Anzi, tutto qui è fatto per disgustare o per far rimanere a disagio lo spettatore, perché alla fine sotto quei cumuli di metallo e fili elettrici è questo che rimane, una bestialità che risponde solo agli istinti primordiali e violenti, dove l'amore, l'unione (inteso anche come fusione di corpi) avviene unicamente tramite delle battaglie - anche per il territorio - violente e caotiche, come il caos che precede la creazione. Una visione del progresso tecnologico tipicamente giapponese e intrisa della mentalità che ha caratterizzato quel paese e quella cultura, e che per questo a noi occidentali apparirà così estremo e, a tratti, incomprensibile. Ma nonostante tutto, basta lasciarsi trasportare dall'aurea malata e grottesca di un progetto nato con modestia e destinato a stupire anche ad anni di distanza.

Il film non è destinato a piacere a tutti, anzi, gente il cui giudizio io rispetto immensamente lo ritiene una fantozziana cagata pazzesca, ma alla fine queste sono cose che o si amano o si odiano. Di certo non lascia indifferenti, la qual cosa, in ogni forma artistica, è la caratteristica più importante di tutte.


Voto: 

1 commento:

  1. Come già si è potuto notare, questo film proprio lo detesto! Mi ha sconvolto, traumatizzato, shoccato e perchè poi? No, non riuscirò mai a perdonare il regista e il professore che me lo propinò!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U