domenica 17 febbraio 2013

The last stand - l'ultima sfida


Certe volte la storia si ripete, è un qualcosa di naturale e ciclico. E infatti, come successe ai tempi per John Woo, ecco che anche Kim Jee-woon sembra vendere il culo agli americani per un film che sembra travasare tutto il contrario di quella che era stata la sua precedente poetica. Non è il primo a farlo, anzi, quest’anno è il secondo coreano che fa una trasferta stellestrisce, ma se non altro Park Chan-wook con Stoker ha fatto un qualcosa di coerente con la sua passata produzione, nonostante lo ritenga un film del menga. Jee-woon invece si da all’action becero e tamarro, riesumando l'attore simbolo di tutta l'ignoranza coatta e yankee dell'occidente americanizzato: Arnold Schwarzenegger! Normalmente qualcuno potrebbe aspettarsi che nell'apprendere questa notizia avrei iniziato a bestemmiare ed a gridare al cielo che oramai gli artisti non possono fare più nulla e via dicendo, ma sta di fatto che a me l'azione tamarra e ignorante quando nelle giuste dosi diverte molto, senza contare che il concetto di artista per me è un qualcosa di totalmente deviante e sopravvalutato. Alla fine anche nella regia c'è una parte meramente mestierante, e se un autore dopo anni passati a fare buoni film decide di darsi ai soldi per potersi comprare la piscina, ben venga. Quindi bravo a Jee-woon per la sua scelta, e atteniamoci a recensire unicamente il film.

Gabriel Cortez, narcotrafficante della terza generazione, riesce a evadere, cercando di raggiungere il Messico su un auto velocissima. Per arribare lì però deve passare per forza dalla cittadina di Sommerton, dove vive lo sceriffo Ray Owens. Egli è un vecchio eroe della narcotici di Los Angeles, trasferitosi lì dopo aver ricevuto una medaglia al valore per cercare un po' di tranquillità... tranquillità che farà di tutto per mantenere.

Era da un poco che Schwarzy mancava dalle scene cinematografiche, troppo impegnato a fare il governatore nazistoide che se la prendeva coi matrimoni gay e rifocillava le truppe di soldati da mandare in Iraq, quindi un suo ritorno fa necessariamente il giusto rumore. Se poi a dirigerlo c'è un regista così osannato e artisticamente valido la curiosità aumenta sempre di più, perché forse sarà la volta che un qualcosa di tamarro oltre ogni limite sia anche tecnicamente ben fatto - cosa rara, purtroppo, perché il pubblico dell’action medio, oltre a non sapere chi è Kom Jee-woon, non ha la minima conoscenza op pretesa cinematografica. Il film comunque si dimostra godibile e mantiene alte certe aspettative, forte anche di una sceneggiatura solida e lineare, in grado di sfruttare bene gli stereotipi del genere e che non si prende mai troppo sul serio, con delle gag molto divertenti e un'ignoranza mai troppo ostentata. Certo, in alcuni momenti le battute yankee prendono il dominio in maniera forse troppo fastidiosa da farti colare McDonald e Coca Cola dalle orecchie e il dispensare armi a manetta in un periodo che vede la recente riforma di Obama forse è una leggerezza eccessiva, ma sono tutte cose sulle quali si riesce a sorvolare senza particolari problemi. Arnold ritorna ai fasti di un tempo, e non c'è manco la terza età in grado di fermarlo, anzi, si scherza molto pure su quel fattore inscenando un personaggio meno freddo e più umano del solito, attaccato agli stereotipi della giustizia americana a tutti i costi e che finisce per empatizzare col pubblico in maniera subitanea. Certo, l'American way of life non è la mia preferita, ma non me la sento di polemizzare troppo su quella che alla fine è una modesta tamarrata, e di recensirla per quello che è. The last stand riprende le formule che hanno decretato il successo di un genere nei lontani anni ottanta, piegandole a quelle del nuovo cinema più modaiolo e fighetto. Pur non avvicinandosi (per fortuna!) al modus operandi nolaniano la cosa può dirsi in parte riuscita, confezionando qualcosa che potrà attirare sia i truzzi di periferia che gli pseudo intellettualoidi. La regia del tanto criticato Kim Jee-woon fa unicamente quello che deve, né più né meno, il che viste quali sono le normali capacità del regista quando è alle prese su dei soggetti propri è già tanto. Le scene d'azione sono ben orchestrate, e si passa da un cambio scena all'altro senza particolari intoppi e con un ritmo perennemente costante, pure nel prologo iniziale che spiega le dinamiche della cittadina e da le basi per la battaglia finale che si andrà a completare verso la fine. Poco da dire sui personaggi, poiché di Arnold e della sua teutonicità tutto il mondo è a conoscenza, ma il resto dei caratteristi ha ben pochi motivi per essere ricordato. C'è Johnny Knoxville, quello di Jackass [programma che mi ha sempre detto poco o nulla - ma soprattutto nulla] che fa un personaggio stramboide e qualche gigionata, ed altri attori che non conosco che nel fare da spalla allo sceriffo per eccellenza rischano di essere eclissati dalla sua stessa ombra. Bravi come sempre il premio Oscar Forest Whitaker e Harry Dean Stanton, ma in parti così brevi e insulse che non rendono giustizia al loro originario talento. Ma qui degli attori importa ben poco, perché questo film altro non è che il delirio autoreferenziale di un regista che ha tutti i mezzi per far parlare di sé anche con film meno pretenziosi del solito.

Se siete dei nostalgici dei vecchi action troverete tutto quello che vi affascinava in quelle vecchie pellicole, mentre se siete degli estimatori delle opere del Kim Jee-woon incapperete solo in una grandissima delusione. Ma alla fine alle volte il segreto sta nell'accontentarsi!


Voto: ★★ ½

7 commenti:

  1. Bella recensione, ben scritta. Hai reso ottimamente il film. Anche se non lo ho visto, so cosa aspettarmi! :)

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    1. E se mai lo vedrai fammi sapere cosa ne pensi ;)

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  2. Sono abbastanza sicuro che, da residuato nostalgico degli anni ottanta, mi piacerà, anche se effettivamente comprendo il tuo disappunto rispetto alla "svendita" di alcuni registi.

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    1. Se ti sono piaciuti i mercenari stalloniani, credo che pire questo finirà per garbarti. Per quanto concerne la svendita... beh, mi sono già espresso in merito e quando è fatta con coscienza non la condanno. Qui Jee-woon ha fatto solo il mestierante, l'avesse scritto questo film sarebbe stato decisamente più infamante.

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  3. Ti dico la verità: non m'è dispiaciuto, complici i due miei miti personali, Arnold e Johnny Knoxville, ma capisco perfettamente e condivido il fatto che la corruzione filmografica sta dirompendo in U.S. e sputtana sempre più persone di un certo calibro...

    anche te un blog di cinema? figo! ti addo tra i mie followers, passa a fare un salto dalle mie parti, ti aspetto! ;)

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    1. Ma manco a me è dispiaciuto, e manco la 'corruzione' di Kim mi ha infastidito, alla fine quello del regista è anche un lavoro, come ho ben scritto.
      Passerò di sicuro :)

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  4. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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